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Maxi giro di spaccio:
droga venduta anche ai minorenni
In quattro finiscono a Montacuto

L'INDAGINE dei carabinieri è nata nell'ottobre del 2019 dopo l'arresto di un pusher bloccato a Falconara. Lo smercio degli stupefacenti avrebbe riguardato Marche, Emilia Romagna e Abruzzo. Alcuni clienti "in debito" avrebbero subito episodi estorsivi. Sono 15 le misure cautelari disposte dal gip
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Foto d’archivio

 

di Alberto Bignami

L’operazione è scattata all’alba di oggi quando i carabinieri del Comando Provinciale di Ancona, insieme ai colleghi del Nucleo Cinofili  di Pesaro e a un elicottero arrivato da Pescara, hanno concluso l’operazione nominata “Bistrot”, notificando 15 misure cautelari nell’ambito di una maxi indagine aperta per spaccio, estorsione e auto-riciclaggio. Quattro persone sono finite in carcere, nove ai domiciliari, due sono state colpite dall’obbligo di dimora. Nell’operazione, che ha portato anche a 25 perquisizioni domiciliari, sono stati coinvolti 100 militari. In tutto, sono 400 i capi d’imputazione contestati. A dare il via all’indagine, sono stati due anni fa i carabinieri della Tenenza di Falconra, coordinati dal tenente Michele Ognissanti. Tutto ha avuto inizio a seguito di un’estorsione avvenuta a Falconara a luglio 2019: stando a quanto emerso, un 20enne tunisino aveva picchiato un coetaneo italiano dal quale pretendeva la restituzione di un debito di 18mila euro che aveva contratto nei suoi confronti con l’acquisto di una partita di hashish. Il tunisino era stato  arrestato in flagranza di reato (leggi l’articolo), venendo poi condannato a 3 anni e 10 mesi di carcere. Questo episodio, per i carabinieri, ha rappresentato solo la punta dell’iceberg.

Il tenente Michele Ognissanti

Le indagini sono proseguite, mettendo in luce uno scenario decisamente allarmante e consistente nel fatto che due giovani  erano, a quell’età, coinvolti in un maxi giro di droga di decine di migliaia di euro. L’offerta della sostanza stupefacente sarebbe stata rivolta a un target di consumatori giovanissimo: ragazzi nati tra il 1995 e il 2005 ovvero, all’epoca dei fatti, tra i 14 e i 24 anni. L’indagine dell’Arma ha successivamente portato a far emergere l’esistenza di una pluralità di persone nordafricane, capaci di immettere sul mercato locale grossi quantitativi di hashish e coprire l’offerta anche con cocaina e marijuana. Il 20enne tunisino finito in carcere sarebbe riuscito ad arrivare ad acquisti anche di  7 chili di hashish al mese, cedendo a sua volta quantitativi medi di circa 1 chilo ad altri coetanei che si occupavano della successiva vendita al dettaglio piazzando lo stupefacente, fino a quanto allora accertato, tra i ragazzi di Falconara e Castelferretti.
I carabinieri falconaresi hanno dunque indagato riuscendo poi a identificare il “grossista” di hashish del giovane pusher falconarese. Si tratta – stando a quanto emerso – di un marocchino 33enne, residente ad Agugliano, tramite il quale i militari sono pure risaliti a 2 connazionali 35enni, considerati i suoi fornitori, residenti rispettivamente a Cesena e Ancona. Lo spaccio, dunque, era diffuso non solo nella provincia dorica ma anche in quelle di Rimini e Forlì-Cesena.

il comandante provinciale dei carabinieri di Ancona, colonnello Cristian Carrozza

Ma non è finita qui. I carabinieri hanno approfondito ulteriormente il lavoro di indagine scoprendo che alcune persone del giro di stupefacenti avrebbero integrato lo spaccio con reati definiti “satellite” come l’estorsione verso i clienti debitori e il riciclaggio di denaro sporco. Fatti che sono stati accertati durante le indagini dalle quali sono emerse precise responsabilità penali a carico di un quartetto impegnato, oltre che allo spaccio sulla piazza di Ancona, alla riscossione dei crediti vantati dai promotori del sodalizio. Si tratta di un tunisino 28enne residente a Polverigi, di un 30enne anconetano, residente a Sirolo, di un 26enne, anconetano, residente a Camerano e di un 26enne di Camerino residente a Numana. In un’occasione, come risulta ai carabinieri, avrebbero costretto  un giovane italo-marocchino 25enne ad accedere ad una finanziaria per un prestito di 10mila euro e saldare così un debito di droga, minacciando violenze nei confronti suoi e della fidanzata. Inoltre, se la vittima non avesse finanziato il denaro per tempo, avrebbe anche dovuto “regalare” a uno dei quattro estorsori la sua auto personale, del valore di circa 7mila euro. Il 28enne tunisino è volto già noto ai carabinieri per essere stato precedentemente arrestato dai militari falconaresi il 6 ottobre 2018 quando, fuggito a un controllo stradale dopo aver speronato una pattuglia, fu raggiunto e arrestato nella propria abitazione dove, nel corso di una colluttazione, tentò di aggredire i militari con un coltello (leggi l’articolo). Il riciclaggio, invece, si è configurato con l’investimento del denaro ricavato col traffico di droga da parte di una donna, 31enne di Ancona, residente a Polverigi e domiciliata ad Agugliano,  nell’avviamento di un negozio di abbigliamento nel centro di Ancona. Per lei l’accusa è stata reinquadrata nel reato di auto-riciclaggio: per la procura ha partecipato attivamente all’attività che ha originato il guadagno illecito e che aveva successivamente tentato di “ripulire” con l’apertura di un esercizio commerciale. Il lavoro dei carabinieri di Falconara si è concluso con oltre 300 pagine di ordinanza a firma del gip dorico che, accogliendo le richieste validate dalla procura, ha emesso le odierne misure cautelari: 4 in carcere, 9 agli arresti domiciliari, 2 obblighi di dimora, nonché il sequestro dei conti correnti e del negozio di abbigliamento al centro dell’ipotesi di auto-riciclaggio.

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