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La “caverna” dei senzatetto
sotto la Chiesa degli Scalzi

ANCONA - Non è la prima volta che gli anfratti della strada che porta al Duomo diventano teatro di degrado e discariche, dove trovano posto disperati in cerca di riparo
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Un anfratto di degrado

 

di Giampaolo Milzi

Clochard acrobati, per forza della disperazione. Ci vogliono infatti davvero un bel coraggio, oltre ad invidiabili doti di destrezza e agilità, per poter trasformare in un luogo dove passare la notte al riparo (parziale) dalle intemperie la specie di antro che si può scorgere affacciandosi dal parapetto che, salendo, sulla destra, delimita il penultimo curvone della strada che porta alla cattedrale di San Ciriaco. Un ambiente piuttosto ampio, che pare quasi scavato nel tratto di terrapieno che sostiene via Papa Giovanni XXIII, proprio all’angolo della breve deviazione che sfocia in piazza del Senato. Per capirci siamo nel fazzoletto di vegetazione sotto la Chiesa dei SS. Pellegrino e Teresa (popolarmente “Degli Scalzi”). E bisogna sporgersi parecchio dal muretto per inquadrare con la vista questo slargo fra tre ondulanti pareti di cemento e mattoni. In fondo alla “caverna” – con ampia vista su una vegetazione ormai talmente rigogliosa e priva di cure da sembrare una giunga – ecco due grandi materassi, coperte, lenzuola sul pavimento, di cemento anche questo. Considerando la situazione, un sito misterioso, abbandonato ma pulito, rispetto alle decine di altri simili che, a mappa di leopardo, caratterizzano tante zone di Ancona. Misterioso perché, guardandolo dall’alto, non si riesce proprio a capire come possa essere frequentato da esseri umani una volta calate totalmente le ombre della sera. A meno che non si usino delle corde, per “evadere” dall’angoscia urbana di chi è senza numero civico e approdare in modo spericolato e rischioso ad un riparo di fortuna. L’altra ipotesi è che i senza fissa dimora siano saliti partendo da una zona perimetrale di via Giovanni XXIII più verso mare, arrampicandosi e facendosi largo tra l’intrico di rovi, fronde e tronchi d’albero.
Non è certo la prima volta che l’ampissima area verde che costeggia tutta la via ospiti zone-giaciglio per senzatetto. Una decina di anni fa, proprio nel boschetto ai piedi della Chiesa degli Scalzi, vigili urbani e poliziotti avevano scoperto due rumeni che bivaccavano vicino ai loro materassi e a un comodino mezzo scassato. Altri interventi di questo tipo, in altri punti dell’itinerario descritto, sono stati effettuati dalle forze dell’ordine almeno una vola l’anno. Spesso accompagnate da personale di Anconambiente. Eh sì, perché appena fuori dell’antro in questione, pullulano rifiuti di ogni tipo. Talvolta, in altre porzioni della giungla di via Giovanni XIII, i rifiuti sono ammassati e presenti in modo tale da configurare delle vere e proprie discariche abusive. Alimentate – viste le grandi proporzioni – certamente e per lo più non dai clochard, ma da cittadini che la casa ce l’hanno, ma comunque protagonisti di “pirateschi” smaltimenti. “Strisce” di robaccia varia (decine di bottiglie di plastica e vetro, stracci, teloni, materiale edile di risulta, stendini, per fare qualche esempio) si insinuano ancora oggi sulla destra del primo tratto in salita di via Giovanni XXIII, come segnalato in un articolo il 14 marzo scorso da Cronache Ancona. A quando una bonifica seria e radicale di questa lunghissima fascia di degrado nel cuore storico della Dorica che sogna di diventare città turistica?

 

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