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Continua l’agonia di Portella Palunci:
nessuna manutenzione all’orizzonte

ANCONA - E’ ormai cronico il distacco di pietrisco e mattoni dalla base della parte angolare sinistra dell'arco medievale che si trova al porto. E' giallo su a chi spetta i lavori per togliere dal degrado uno sei simboli dell'era della Repubblica Marinara
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Portella Palunci

di Giampaolo Milzi

Continua a “piangere” detriti, cioè a perdere pezzi la bellissima, trecentesca Portella Palunci, o Panunzi, uno dei fiori all’occhiello della parte più antica del porto. Vittima due volte, questo monumento medievale che si può ammirare non solo dall’interno dello scalo marittimo, ma anche con un effetto più suggestivo un po’ dall’alto, cioè dal primo tratto di Lungomare Vanvitelli: vittima delle intemperie e dell’inesorabile passaggio del tempo; e vittima di una specie di giallo burocratico, per cui ancora si deve profilare all’orizzonte chi abbia l’obbligo di legge di intervenire al più presto per un restauro conservativo. E’ ormai cronico il distacco di pietrisco e mattoni dalla base della parte angolare sinistra (per chi osserva dal lungomare) del breve tratto della cinta muraria duecentesca-trecentesca in cui si apre l’arco a sesto acuto della porta vera e propria. A lanciare l’sos per prima, nel febbraio 2020, proprio Cronache Ancona. E da allora l’agonia continua. Quindici mesi fa i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale (Ntpc) avevano raccolto l’allarme. Quindi era scesa in campo la Soprintendenza unica delle Marche. Ma tant’è, il funzionario responsabile di zona per i beni architettonici vincolati, perché di gran pregio, come la Palunci, ha chiesto informazioni, ha scritto lettere a destra e a manca. Perdendosi però senza costrutto in quella specie di ginepraio di istituzioni con relative competenze, a volte sovrapposte e/o incrociate, che caratterizza la zona portuale.
L’Autorità portuale (Ap) nel 2010 spese 90mila euro per un cantiere capace di risanare gli acciacchi di questa importante testimonianza del passato di Ancona Repubblica Marinara. Ma smog, piogge, le vibrazioni provocate dai motori delle navi, le auto parcheggiate a contatto così ravvicinato, evidentemente hanno provocato una ricaduta nella degradante malattia sovrastrutturale. Tornando al giallo burocratico, si era pensato in prima battuta che spettasse alla sezione operativa – con sede ad Ancona in via Vecchini – del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche, dipendente dal Ministero delle Infrastrutture, stanziare i fondi per i lavori necessari. In quanto il complesso della Portella Palunci è a pochi metri, in linea, dalla sede della Capitaneria di Porto (sede su concessione di quel Ministero). Anche perché questo edificio ha inglobato parte delle antiche mura cittadine “a mare”, fino, in direzione del Guasco, alla portella Torriglioni (o Toroleoni). Ma l’ufficio relazioni esterne della Capitaneria ha escluso la sua competenza in proposito. A questo punto, il primo “indiziato” è la filiale Marche dell’Agenzia del Demanio, una delle “branchie” settoriali di un altro Ministero, quelle per l’Economia e Finanze (MEF). Anche in questo caso, «non risulta alcuna nostra responsabilità in merito» ha detto ieri pomeriggio il direttore Giuseppe Tancredi. Il quale ha però promesso «di effettuare ulteriori verifiche. Da lunedì – fa sapere – anche se i dati catastali non ci aiutano, approfondiremo ancora di più la questione. Dobbiamo individuare il soggetto proprietario della Portella e quindi deputato alla sua idonea conservazione. Contatteremo l’Agenzia del Demanio»Un po’ di storia. Il complesso della Palunci, quasi tutto in laterizi e con blocchi di pietra bianca nella parte inferiore del fornice, è in realtà ciò che resta di una delle tante case-torri, con arco di passaggio e con molo privato, che si susseguivano in epoca medioevale e tardo medievale lungo la cinta muraria, realizzata a partire dal XIII secolo che andava dal molo nord sotto il colle di San Ciriaco e arrivava ai piedi della piccola altura dell’Astagno. Le porte, definite Portelle (un po’ più piccole di quelle d’accesso alla città) erano lambite dal mare, dotate di una piccola banchina destinata all’approdo delle imbarcazioni dei mercanti, che poi entravano nell’area urbana con le loro mercanzie per vendere e contrattare. Tra i siti-Portelle salvatisi dai bombardamenti aerei (pare che all’inizio fossero almeno una decina), quello della Palunci è il più interessante, in quanto conserva al meglio il suo aspetto originario. Sopra l’arco si stagliano i resti del bastione di guardia e permane uno spezzone del camminamento di ronda. La Portella prese il nome, alcuni secoli dopo la sua costruzione, da quello dalla famiglia Paluncovich, originaria di Ragusa, la odierna Dubrovnik, il cui esponente Giovanni Paolo, ricco commerciante raguseo, si stabilì ad Ancona nel 1600, ponendo la sua residenza in un palazzo nell’area retrostante di via Saffi, anche questa devastata dagli eventi bellici. La speranza è che questo monumento possa tornare alla sua piena, originaria eleganza. Così, magari, da fare scenografia a un grande presepe natalizio, come avvenne nel dicembre 2018-gennaio 2019.

Portella dei Palunci perde pezzi, sos per lo storico monumento

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