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L’appello della Cna Marche:
«Salvare le imprese balneari
e i loro investimenti»

ANCONA – Dopo la proroga delle concessioni fino al 2023, gli 868 stabilimenti balneari e i quasi 3 mila addetti marchigiani si mobilitano. Sabina Cardinali, presidente nazionale Cna Balneatori: «Abbiamo programmato investimenti spalmati nell’arco di dieci anni per quasi 150 milioni nelle Marche e saremo costretti a disdire gli acquisti già previsti presso i fornitori»
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(foto d’archivio)

 

 

«Hanno subito un pesante lock down, che ha messo a rischio la stagione dello scorso anno. Hanno affrontato ingenti spese per garantire sanificazione e distanziamento nei loro stabilimenti. Hanno programmato investimenti decennali, sapendo di avere davanti altri dodici anni di lavoro prima. della messa a bando delle concessioni, fissata dal Parlamento al 2033. Ora tutti questi sforzi rischiano di diventare inutili. Secondo la sentenza del Consiglio di Stato, gli stabilimenti balneari dovranno essere messi a bando entro dicembre 2023, dieci anni prima del previsto». La Cna Marche è vicino ai balneatori marchigiani mobilitati per scongiurare questo rischio e che chiedono a Governo e Parlamento una riforma del demanio per garantire il giusto equilibrio tra i principi della concorrenza e la doverosa tutela degli investimenti e degli interessi dei concessionari uscenti. La categoria è mobilitata per decidere le iniziative da mettere in campo

«Noi – afferma Sabina Cardinali, titolare di uno stabilimento balneare a Pesaro, e presidente nazionale Cna Balneatori – abbiamo creduto alla proroga delle concessioni fino al 2033 decisa dal Parlamento e abbiamo programmato investimenti spalmati nell’arco di dieci anni per complessivi cinque miliardi in Italia di cui quasi 150 milioni nelle Marche». Uno studio del Centro Studi Cna in collaborazione con Cna Turismo e Commercio rivela che, dei cinque miliardi di investimenti previsti nel complesso, 3,5 miliardi saranno destinati a ristrutturare e a riqualificare i manufatti, riservati alla ricezione e alla somministrazione di bevande e alimenti e 1,5 miliardi ai beni strumentali.

«Invece ci ritroviamo con le banche che ci chiedono di rientrare dai prestiti, non più garantiti dalle nostre attività per i prossimi dieci anni, mentre noi siamo costretti a disdire gli acquisti già previsti presso i fornitori. Prosegue – Si tratta di una doccia gelata su una economia costiera che in Italia vale 13 miliardi di euro e circa 350 milioni nelle Marche. Occorre scongiurare un pesante impatto sociale ed economico sulle imprese balneari e sul loro indotto, che rischiano di essere messe in liquidazione dopo importanti investimenti ancora da ammortizzare per realizzare un’offerta di servizi turistici balneari di alta qualità, capace di attirare clienti e turisti responsabili e di alta gamma, un’esperienza quasi unica nel contesto europeo». Nelle Marche vi sono 170 chilometri di costa con 868 stabilimenti balneari per un totale di 2.367.000 metri quadri e quasi 3 mila addetti. Una realtà importante dunque per le Marche che vedono il turismo balneare primeggiare nel settore dell’industria vacanziera con il suo considerevole 51 per cento di incidenza sul dato complessivo delle presenze.

 

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