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«In viaggio per 4.500 chilometri
per portare aiuti agli ucraini»

LA 'MISSIONE' di solidarietà dell'anconetana Angelica Lupacchini, partita con un pulmino diretto al confine tra la Romania e la Moldavia per portare beni di prima necessità ai profughi in fuga dalle bombe
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Angelica Lupacchini

 

«Ci sono vari modi di aiutare e cercare di dare il proprio contributo in momenti di estrema difficoltà. Il nostro è stato quello di partire in un viaggio di 4500 km per portare beni di prima necessità in Romania, precisamente a Jasi, a due passi dal confine moldavo, e a Sighetu, proprio sul confine ucraino»Il racconto della ‘missione’ di solidarietà compiuta dall’anconetana Angelica Lupacchini, membro dell’esecutivo nazionale del movimento giovanile di Fratelli d’Italia.
«Il pulmino organizzato dal vicepresidente di Gioventù Nazionale partito da Roseto degli Abruzzi, carico di 5 tonnellate di beni di prima necessità, è venuto e prendermi ad Ancona e ci siamo poi ricongiunti con altri 4 pulmini organizzati dal presidente nazionale di Gioventù Nazionale, Fabio Roscani e dal Presidente dell’Onlus Modavi, Mario Pozzi.
Un viaggio infinito, che ci ha portato ad attraversare 4 Stati in 4 giorni, a dormire solo poche ore a notte per poter subito ripartire e portare a termine la nostra missione.
Le emozioni sono state tante e difficili da descrivere: ricordo in particolare il momento in cui stavamo attraversando le montagne della Romania, aldilà delle quali si trovava l’Ucraina. Era il tramonto e c’era una strana calma nell’aria. Il sole tenue e aranciato veniva riflesso dalla neve. Un’unica persona stava sciando nel versante rumeno e ricordo di aver pensato “ma questo è pazzo, se scende dal versante sbagliato si ritrova in Ucraina”. Un momento di un romanticismo drammatico.
Con le stesse parole descriverei l’aver visto e attraversato il “ponte dei giocattoli”.
E’ stato distrutto durante la seconda guerra mondiale e poi ricostruito nei primi anni Duemila, nell’illusione che le guerre fossero finite. Collega la città rumena di Sighetu Marmatiei, alla città ucraina di Solotvino. Ora è un luogo attraversato giornalmente dai profughi che fuggono dalla guerra, principalmente donne e bambini, ma anche da bimbi non accompagnati, che vengono lasciati alla frontiera dai genitori combattenti consci che, una volta attraversato il ponte, i loro figli potranno trovare sostegno dai tanti volontari e associazioni posti sul fronte rumeno. Ed è in questa occasione che, gli stessi volontari e i poliziotti di frontiera, hanno deciso di mettere palloncini, peluches e giochi sui lati del ponte con la speranza che questo possa alleviare gli animi di quelle creature che fuggono, nel XXI secolo, dalla guerra.
Ogni parola aggiunta sento che non sarebbe la parola giusta per poter descrivere quello che ho provato. Voglio solo ringraziare ancora una volta i miei compagni di viaggio con la speranza che non si dimentichino di me, perché io, non mi dimenticherò di loro».

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