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Erap, è guerra sui vertici

NOMINE - La bagarre interna è al centro di un intervento della consigliera regionale del Pd Manuela Bora che rileva come ci sia il rischio fondato che l'ente possa perdere mesi preziosi mentre ci sono le scadenze del Pnrr
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di Luca Patrassi

Zero, non c’è bisogno di scomodare il proverbiale «zero tituli» di mister Mourinho per definirne il significato. In questi giorni all’Erap, l’Ente regionale che si occupa di edilizia popolare, è in corso una disfida epica tra gli amministratori dell’Ente e la Regione che nei giorni scorsi, su proposta dell’assessore regionale Guido Castelli, ha inviato la delibera contenente le indicazioni per le nomine dei nuovi vertici. Nuovo direttore regionale, nuovi direttori delle sedi territoriali. Castelli dixit, Di Ruscio non riceve, anzi, rilancia ed accusa la Regione. Un ammutinamento, anche se le parti divergono nel sostenere le proprie ragioni. Secondo la Regione è la giunta che indica i vertici e l’Erap esegue, secondo l’Erap la Regione indica ma non c’è nessun obbligo di adempiere se l’indicazione non è condivisa. Sembrano tornati i tempi delle barricate tra Ascoli e Fermo che sembravano concluse con l’ascesa di Fermo a Provincia, con l’allora ed indimenticato vescovo di Fermo Gennaro Franceschetti che fece suonare a festa tutte le campane delle chiese della diocesi di Fermo a sottolineare l’evento della restituita autonomia. Può anche essere che nella faida Castelli-Di Ruscio non ci siano secolari motivi di campanile, ma semplici questioni interne di partito.

Chiunque la spunti, un passaggio è ben chiaro quanto ai risvolti maceratesi. Il passaggio dalla «vecchia» Erap a quella attuale non è indolore per i colori provinciali maceratesi che passa da due/tre figure apicali a zero. In sostanza l’Erap, versione Ceriscioli, per intendersi quella legata all’amministrazione di centrosinistra, esprimeva Massimiliano Bianchini come presidente regionale e il maceratese Daniele Staffolani come direttore sia regionale che della sede provinciale di Macerata. Ora la delibera Castelli cancella tutti i maceratesi e fa arrivare alla guida della sede maceratese un fanese. Per carità, quelle di Castelli e dell’esecutivo regionale saranno state sicuramente scelte ragionate, ponderate, frutto di strategie a lunga scadenza e non per pochi mesi. Però, appunto i numeri sono numeri e Macerata resta a zero. Anche nella guida di una sede che negli ultimi decenni ha espresso professionalità di assoluto livello.

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Emanuela Bora

Sulla questione delle nomine si registra l’intervento della consigliera regionale Dem Manuela Bora: «Si consuma sulle nomine dei direttori Erap l’ennesimo scontro di potere interno a Fratelli d’Italia nelle Marche. Il presidente del cda Saturnino Di Ruscio ha contestato la nomina della segretaria generale dell’ente Sabrina Tosti, calata dall’alto dalla Giunta Regionale e fortemente voluta dall’assessore Castelli senza alcun coinvolgimento del presidente Erap e del cda. Siamo al paradosso: il Consiglio regionale nomina i componenti del consiglio di amministrazione di Erap, che si vedono poi imposte le importanti scelte sugli assetti dalla Giunta regionale, senza concertazione, senza confronto, senza dialogo. Non si tratta della prima occasione di guerra fratricida interna a Fratelli d’Italia e al centrodestra marchigiano: Di Ruscio aveva già giustamente criticato i vertici del proprio partito per gli atteggiamenti maschilisti di alcuni dirigenti. Il problema vero è che a fare le spese di queste guerre interne sono i cittadini marchigiani: a causa dello stallo sulle nomine, non stanno procedendo i 26 bandi per l’ecobonus 110%, nonostante sia prossima la scadenza di questo importante incentivo statale. Di fatto, i lavori dovrebbero essere eseguiti entro e non oltre il 2023 pena la scadenza di ogni beneficio. Parliamo di 349 milioni di euro di investimenti relativi a 624 di fabbricati dell’edilizia residenziale pubblica, ovvero circa 5mila appartamenti dove abitano i marchigiani più fragili, poveri, bisognosi. Prima dei loro interessi, però, vengono le diatribe della destra e l’arroganza di Castelli, il quale, pur di imporre le proprie pedine, è disposto a ritardare e in definitiva a far perdere centinaia di milioni di euro all’Erap».

 

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