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«Costi pro capite per ricoveri fuori regione,
Marche maglia nera in Italia»

SINDACATI - Cgil, Cisl, Uil sui dati relativi alla mobilità sanitaria: «Spendiamo di più e curiamo meno». E sulle liste d'attesa: «Nelle strutture pubbliche il 67,1% dei pazienti effettua l’intervento entro 30 giorni dalla prenotazione, contro il 92,8% di quelli che vengono gestiti dalle strutture private accreditate»
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Trend mobilità attiva e passiva

 

«Marche maglia nera tra le regioni per quanto riguarda i costi pro capite di chi va a curarsi fuori, male anche sui tempi di attesa» così Cgil, Cisl e Uil in base a dati Agenas elaborati da Ires Cgil.

 «Tra il 2020 e 2021 aumentano i volumi e i valori economici della mobilità sanitaria interregionale delle prestazioni di ricovero. In particolare, dopo il crollo del 2020 – dicono i sindacati -, nelle Marche si evidenzia un forte aumento dei costi per la mobilità passiva (+16,3%)». In pratica si tratta di quei pazienti che vanno a farsi curare fuori regione. Meno accentuato invece l’incremento dei valori economici per la mobilità attiva, cioè chi viene nelle Marche a farsi curare (+3,7%)».

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Mobilità

Il saldo complessivo nel 2021 è di meno 21,1 mln di euro» continua la Cgil. C’è stato, lo scorso anno un una spesa di 48,2 milioni di euro (il 48,1 percento della spesa totale) di chi a fronte di prestazioni che poteva avere in regione ha deciso di andare fuori (detta mobilità evitabile). Il costo della mobilità accettabile è di 35,7 milioni di euro (si tratta di ricoveri extra Marche per cure di alta specializzazione).

«Considerando i costi pro capite per la mobilità passiva, le Marche detengono la maglia nera rispetto alle altre regioni: per la mobilità accettabile le Marche registrano un costo di 23,8 euro pro-capite, che sale a 32,2 euro pro-capite per la mobilità evitabile; valori più alti rispetto all’Italia nel complesso (13,7 euro pro-capite per mobilità accettabile – 18,9 euro pro-capite per mobilità evitabile)». Per quanto riguarda la chirurgia oncologica «nel 2021 1.009 pazienti (15,72% del totale dei pazienti marchigiani che ha fatto un intervento di chirurgia oncologica) si sono rivolti in strutture fuori regione. Di fatto, le Marche mostrano un indice di fuga più elevato rispetto all’Italia in generale».

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Tempi d’attesa

Insomma, sintetizzano i sindacati: «Le Marche spendono di più e curano meno. È chiaro che c’è qualcosa che non funziona. I marchigiani hanno il diritto di potersi curare nella propria regione, ma per garantire questo è necessario avere una rete ospedaliera efficiente ed un’adeguata assistenza territoriale, che siano in grado di soddisfare i requisiti di qualità. Anche le liste di attesa per gli interventi non è un dato trascurabile se si vuole evitare la fuga fuori regione. L’altro dato inquietante, che merita attenzione è l’alta percentuale di chi si rivolge al privato convenzionato. Questa è una problematica che si continua a sottovalutare a danno soprattutto delle persone più fragili e svantaggiate. I marchigiani hanno bisogno di avere strutture di qualità in cui curarsi, con la certezza dei tempi, sarebbe utile che l’impegno che la Regione sta mettendo per riorganizzare “le “strutture di comando” del servizio sanitario entro la fine dell’anno, lo mettesse anche per migliorare i servizi e risolvere i problemi che i cittadini vivono sulla loro pelle».

C’è poi il discorso delle liste di attesa di cui avevamo parlato domenica riferendo come molte persone scelgono di rivolgersi alla sanità privata (leggi l’articolo). Su questo le Marche sono al 12esimo posto in Italia tra le regioni (13esimo se si calcola la provincia autonoma di Bolzano che è prima in Italia). Si tratta di interventi di classe A ed «emerge che nelle strutture pubbliche marchigiane il 67,1% dei pazienti effettua l’intervento entro 30 giorni dalla prenotazione, contro il 92,8% di quelli che vengono gestiti dalle strutture private accreditate. Tra i due dati si rileva dunque un differenziale di oltre 25 punti percentuale, tra i più alti a livello regionale».

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