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Condanne per Banca Marche,
«Ora verifiche su gestione commissariale,
c’è un buco di altri 1,9 miliardi»

APPROFONDIMENTO - I guai iniziano ad emergere nel 2012, con la decisione consensuale di separarsi dal dg Bianconi. Poi il commissariamento nel 2013 e le indagini della procura. Ieri la sentenza ad Ancona con sei condanne e altrettante assoluzioni. L’avvocato Corrado Canafoglia, legale di 3.200 parti civili: «Al processo sono emerse molte cose sui cui ritengono dovrà essere fatta luce». Paola Formica, legale di Adusbef: «Ora c’è da capire come riparare il danno dei risparmiatori»
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Massimo Bianconi allo Sferisterio

di Gianluca Ginella

La cassaforte dei marchigiani si iniziò a sgretolare dal 2012 quando su pressione della Banca d’Italia il direttore generale Massimo Bianconi risolse consensualmente il suo rapporto con l’istituto. Era il 26 luglio 2012 e solo pochi giorni prima Bianconi, che all’epoca girava con una costosa Audi A5 con pedaggi, noleggio da 1.500 euro mensili, e carburante pagato da Bm, era stato uno degli spettatori vip alla prima della Traviata allo Sferisterio.

Come la sfera che messa su di un piano inclinato incomincia a rotolare e prende sempre maggiore velocità, così da quel luglio ormai antico iniziò a sgretolarsi un istituto nato nel 1994 con la fusione tra le Casse di risparmio di Macerata (Carima), Pesaro e Jesi. A poco a poco il caso esplose e le parole default, buco, crac iniziarono ad accompagnare gli articoli riferiti a Banca Marche, o più familiarmente Bm.

Cos’era successo? Dal gran groviglio di carte (spesso rivelate in esclusiva da Cronache Maceratesi nel corso di quegli anni) in sostanza questo: venne fatto credito a chi non ne avrebbe avuto i requisiti (non aveva il merito creditizio, almeno sulla carta, perché si parlava di aziende create ex novo o società completamente nuove) o vennero fatti finanziamenti con contratto di leasing (qui entra in gioco Medioleasing) con finanziamenti per opere che non sono state realizzate, o non sono state completate o erogati per opere che non erano al livello di avanzamento dei lavori per cui erano stati erogati, ma erano ancora indietro.

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Il maceratese Stefano Vallesi, ex vice direttore generale di Banca Marche

Alla fine tra licenziamenti (tra cui quello di Stefano Vallesi, ieri condannato a 9 anni dal tribunale di Ancona), dimissioni, e la nomina di un nuovo direttore generale, Luciano Goffi, e di un nuovo presidente del Cda (l’economista Rainer Masera) si era arrivati a fine agosto del 2013 al commissariamento deciso da Banca D’Italia. Sempre nel 2013 la procura di Ancona aveva aperto un’indagine su Banca Marche e affidato gli accertamenti alla Guardia di finanza.

Le indagini hanno portato 13 persone sotto accusa al tribunale di Ancona. Settanta le udienze che si sono tenute, spesso affollatissime viste anche le 3.500 parti civili (azionisti e obbligazionisti che hanno visto persi i loro risparmi, anche se ma tanti hanno rinunciato a costituirsi, visto che erano 44mila gli azionisti di Bm). A vario titolo il processo ha preso in esame accuse che andavano dalla bancarotta fraudolenta, al falso in bilancio (tutte assoluzioni), falso in prospetto (tutti assolti) e ostacolo alla vigilanza (tutti assolti). Alla fine al processo hanno pagato in sei, per bancarotta, si tratta dei dipendenti (con posizioni di vertice) dell’istituto. Tutti assolti invece i consiglieri.

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L’avvocato Paola Formica con Corrado Canafoglia durante l’udienza di ieri al tribunale di Ancona

«C’è da capire cosa dirà la sentenza, una volta che uscirà. Perché questa distinzione» dice l’avvocato Paola Formica, che assiste l’associazione dei consumatori Adusbef. Ed è lei che pone un interrogativo sui risarcimenti: «Adesso per gli azionisti e obbligazionisti, non soddisfatti dal Fir (Fondo indennizzo risparmiatori), sarà interessante verificare la possibilità di rivolgersi a responsabili civili, quindi a eventuali assicurazioni della Banca, a società di revisione. Ora c’è da capire come riparare il danno dei risparmiatori». Sulla sentenza, l’avvocato Formica dice «Sono soddisfatta, giustizia è stata fatta. Il ragionamento è il riconoscimento della responsabilità penale, che dà ragione al fatto che hanno inciso su risparmi di famiglie e imprenditori. Non si tratta solo di inadempimento di natura contrattuale o effetto di crisi economica, ma c’erano abbinate condotte penalmente rilevanti. Sicuramente col processo è stato messo un punto in questa storia crollata addosso ai marchigiani come una doccia fredda nel 2015. Il default sebbene dichiarato dal 2015 nasceva da una gestione del credito che probabilmente è collegato al modus operandi dei dipendenti ora imputati». L’associazione Abusfef «si è battuta per una verità processuale, la condanna evidenzia che oltre a problemi di natura economica e di crisi c’erano condotte penalmente rilevanti che hanno inciso sui risparmi mi obbligazionisti e azionisti. I fondi del Fir, ancora a disposizione, sarebbe auspicabile che venissero messi a disposizione per l’indennizzo dell’intero pacchetto azionario e non solo per la quota versata per l’aumento di capitale del 2012 (e rimborsata al 30%)».

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L’avvocato Corrado Canafoglia

Chi difendeva 3.200 azionisti e obbligazionisti è l’avvocato Corrado Canafoglia, che guarda oltre la sentenza di ieri. Intanto sulla sentenza, il legale spiega: «Colpisce soltanto i dipendenti, questo il primo dato, il secondo dato è che questo processo ci ha consentito di appurare tanti elementi, di venire a conoscenza di tanti documenti, di tante prove, e di elementi che riguardavano la condotta della gestione commissariale. I finanziamenti di cui si è parlava al processo ammontano a circa 400 milioni, ma il buco di Banca Marche ammonta a 2,4 miliardi di euro. La domanda è: chi è stato a portare il buco a 2,4 miliardi? Nel corso del processo sono emersi tanti elementi che lasciano interdetti. Ad esempio il fatto che gli stessi commissari negano che la banca a settembre 2013 e fino a marzo, aprile 2014, quando è entrato in campo il terzo commissario, fosse insolvente. Al processo sono emersi tutta una serie di elementi che hanno aperto uno squarcio e su cui prima c’era il segreto d’ufficio e dunque non avevamo potuto vederli. Sulla base di questi elementi siamo in grado di cominciare a puntare a controllare certe situazioni che per noi fino ad oggi erano oscure. Chiederemo alla magistratura che venga verificata la parte della gestione commissariale. Secondo noi quello di Banca Italia non è un secondo filone, è il primo filone. Mancano 1,9 miliardi, i numeri non tornano. E’ corretto chiedere chi abbia causato quel dissesto che è la causa preponderante del buco. Bianconi e Ambrosini non c’erano più, sono usciti nel 2012, a chi è addebitabile il buco di ulteriori 1,9 miliardi?». E sui risarcimenti, il legale spiega: «Con questa sentenza si apre un ulteriore spiraglio del filone Banca Marche. Gli imputati condannati erano tutti dipendenti di Banca Marche, dunque ci sarà una assicurazione che dovrà pagare. Il datore di lavoro paga con le coperture assicurative. Questo processo e questa sentenza hanno aperto tante strade che adesso vanno coltivate».

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L’avvocato Gianfranco Borgani

«Riconosciute le ragioni degli obbligazionisti e del Movimento di difesa del cittadino (Mdc) e delle associazioni dei consumatori. Dopo un dibattimento lungo oltre 2 anni e molto complesso (13 imputati, decine di avvocati e migliaia di parti civili) è finalmente arrivata la sentenza di primo grado con la condanna per bancarotta fraudolenta di 6 dei principali accusati – dice l’avvocato Gianfranco Borgani, legale di Mdc -. Sarà quasi impossibile ottenere i risarcimenti dovuti sia per l’entità dei danni materiali e morali cagionati, sia per l’elevato numero di parti civili. Nondimeno è importante che la giustizia abbia fatto il suo corso almeno fino al primo grado di giudizio, dopo la non condivisibile assoluzione dei sindaci revisori dei conti di Bm. E’ stata messa ieri una prima parola ferma su di una vicenda che tanta sofferenza e danni ha causato a cittadini, imprenditori e a tutto territorio della nostra regione facendo venire a mancare una storica istituzione nonchè un autorevole attore della nostra economia. Ciò che costituisce il maggior danno alla nostra economia (oltre alle perdite notevoli per i singoli) è che prima del fallimento gli utili di Banca delle Marche ricadevano nel territorio sia indirettamente con il sostegno a investimenti locali sia direttamente attraverso i dividendi delle Fondazioni (soci maggioritari). Ciò ha contribuito ad impoverire la nostra realtà, già duramente provata dal terremoto, dalla crisi economica e dagli effetti del covid. Ma ciononostante possiamo dire che oggi una pagina importante per la giustizia è stata scritta».

banca-marche-3-650x366-325x183LE SENTENZE – Per Massimo Bianconi (dg di Banca Marche) il tribunale ha deciso la condanna a 10 anni e 6 mesi, per il maceratese Stefano Vallesi (vice direttore generale Area Mercato di Bm) a 9 anni, per Massimo Battistelli (capo area crediti di Bm) 4 anni e 10 mesi, Giuseppe Paci (capo concessione crediti di Banca Marche) 5 anni e 8 mesi, Giuseppe Barchiesi (dg di Medioleasing) 7 anni e 6 mesi, Daniele Cuicchi (capo servizio commerciale di Medioleasing) 4 anni e 6 mesi. Secondo i giudici Massimo Bianconi e Stefano Vallesi sono colpevoli di bancarotta sia relativamente a Banca Marche che a Medioleasing, Battistelli e Paci per la bancarotta di Banca Marche, Barchiesi e Cuicchi per la bancarotta di Medioleasing.

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Tra gli assolti Giuliano Bianchi, ex presidente della Camera di Commercio di Macerata

Assolti Giuseppe Michele Ambrosini, l’ex presidente di Banca Marche, Giuliano Bianchi, Bruno Brusciotti, (entrambi nel cda di Banca Marche), Paolo Arcangeletti (dirigente di Bm), Tonino Perini (vice presidente di Banca Marche), Claudio Dell’Aquila (vice direttore generale di Bm). I giudici hanno disposto il non doversi procedere per Lauro Costa, ex presidente di Banca Marche, scomparso lo scorso 12 dicembre.

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Cronache Maceratesi dal 2012 ha portato alla luce la vicenda del crac di Banca Marche con una lunga serie di articoli quotidiani di approfondimento a cura di Marco Ricci. Articoli che trovate nei correlati qui sotto. 

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