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Il 2023 è stato l’anno nero
delle imprese anconetane
con il record di 489 chiusure

LA CNA ha fornito i dati sulla consistenza delle imprese cittadine. In 10 anni han chiuso il 13,59% delle attività. Numeri passivi anche per ristorazione e turismo. Il segretario Andrea Cantori: «È in corso un mutamento della specie imprenditoriale»

Corso Garibaldi con le sue attività commerciali e la gente a passeggio

di Antonio Bomba

«Il quadro è devastante». Basterebbero queste parole per descrivere l’intera analisi annuale della Cna di Ancona sulla consistenza delle imprese del capoluogo. E invece c’è molto, tanto di più da analizzare e raccontare attraverso numeri e dati che, come è facile intuire, sono tutt’altro che buoni. Basti pensare che negli ultimi 10 anni hanno chiuso 1.139 imprese, pari al 13,59%, con un importante peggioramento nel 2023. Tiene invece l’occupazione il che porta il segretario di Cna Ancona Andrea Cantori a sostenere che è in corso una «mutazione della specie imprenditoriale» con sempre meno imprese, ma più grandi, selezionate e di conseguenza con un maggior numero di dipendenti.

I dati elaborati della Cna e forniti da InfoCamere disegnano come detto un quadro quantomai preoccupante. Si è infatti passati dalle 8.378 attività del 2014 alle 7.239 imprese del 2023. A rendere ancor più brutta la situazione è il trend. Perché il record di cessazioni d’attività realizzato nel 2022 è stato battuto nel 2023, con 489 chiusure. Un autentico anno nero che ha colpito ogni settore, nessuno escluso.

Facendo riferimento ai codici Ateco, i cali più consistenti, pari al 10%, si sono rilevati nell’agricoltura e nel commercio. Quello delle costruzioni ha visto invece una diminuzione del -7,75%, frutto anche della fine delle agevolazioni legate al superbonus 110%, mentre si registra un -7.09% di imprese manifatturiere. Entrando ancora più nello specifico, il settore del commercio registra il record negativo degli ultimi 10 anni con 221 attività che hanno abbassato per sempre la saracinesca. Il dato si fa ancora più preoccupante se si considera che il 51% delle imprese chiuse negli ultimi 10 anni lo ha fatto nel 2022 o nel 2023.

Il Cna ha poi posto particolare attenzione a un settore molto importante per la nostra città. Quello del turismo e della ristorazione. Un comparto che negli anni passati compensava e bilanciava i saldi negativi di tutti gli altri settori. Insomma, come spesso si usa dire nel gioco del calcio ‘faceva reparto da sè’. Adesso però non è più così. E se già nel 2022 la lenta crescita aveva subito un’importante battuta di arresto, a causa anche degli strascichi della crisi pandemica, nel 2023 il trend negativo è proseguito anche se in misura minore rispetto al 2022. Le attività dei servizi di alloggio e ristorazione ad esempio, nell’anno passato, han registrato un calo rispetto all’anno precedente pari a -24 unità che tradotti in percentuale segnano un -4,16%. La buona notizia però è che il trend decennale continua in ogni caso a registrare un +6.85%.

Il segretario di Cna Ancona Andrea Cantori ha così commentato la situazione: «Osservando i soli dati della consistenza delle imprese, potremmo pensare ad un cataclisma economico, teso a cancellare molte delle nostre micro e piccole imprese. I dati recentemente usciti di fatturati aziendali e occupati ci dicono però che siamo di fronte ad un ‘cataclisma evolutivo’».

Il segretario d’area passa così a spiegare questa sua affermazione: «L’occupazione tiene come i fatturati. Dati quindi che indicano una mutazione aziendale che tende alla crescita dimensionale delle imprese e ad una loro selezione. Tale mutazione è determinata dalle condizioni economiche che spingono verso la crescita per le economie di scala, per la necessità di avere strutture commerciali».

L’appena nominata spinta propulsiva è oggetto di analisi: «Il ‘Big Bang’ che ha avviato questa drammatica fase evolutiva sembrerebbe scaturita da una serie di eventi: prima il covid, poi i conflitti in Ucraina e Palestina con le conseguenti crisi energetiche ed inflattive, con il successivo innalzamento dei tassi, hanno portato alla moria di imprese che abbiamo registrato con la nostra indagine. Una moria di imprese silenziosa – prosegue a spiegare – , che non ha fatto rumore ma che i dati mettono in evidenza come la peggiore degli ultimi 10 anni. In tutti i comparti, infatti, le perdite sono notevoli, ma in particolare se sommiamo i risultati negativi del 2022 e del 2023 noteremo che il saldo negativo di questi due anni rappresenta numericamente più della metà di tutte le imprese cessate in 10 anni».

L’angolo tra piazza Cavour e corso Garibaldi dopo la demolizione

L’analisi di Andrea Cantori si avvia alla conclusione: «Questo rende il biennio passato il peggiore di sempre e il 2023 l’anno nero per eccellenza. Questo trend è diffuso in tutta Italia, basti pensare al dato della provincia di Ancona che registra un -6,2%, trend che quindi difficilmente può essere invertito con politiche locali. Il mutamento socio-economico che ho cercato di descrivere non sarà indolore – ammette con estrema sincerità – e lascerà molte ferite in giro. Basti pensare a cosa sta accadendo al mondo agricolo che sta vivendo questa ‘evoluzione’ in maniera drammatica».

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