Caso Liliana Resinovich,
i nuovi accertamenti partono da Torrette

Liliana Resinovich e il compagno Sebastiano Visintin, unico indagato
di Nicoletta Paciarotti
È dal cuore del polo di Torrette che passa uno dei gialli più discussi degli ultimi anni. Lunedì mattina, alle 11, all’Istituto di Medicina legale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche, sono cominciati i nuovi accertamenti sul caso di Liliana Resinovich, la 63enne trovata senza vita nel gennaio 2022 a Trieste.
Il corpo, ritrovato 20 giorni dopo la scomparsa, chiuso dentro due sacchi neri e con un sacchetto di plastica stretto sul capo in un boschetto. Dopo i primi esami svolti nel capoluogo giuliano, la giudice per le indagini preliminari Flavia Mangiante ha indirizzato i nuovi accertamenti verso Ancona, dove i laboratori dell’Istituto di medicina legale garantiscono certificazioni e tecnologie di massimo livello. Parla di vertici assoluti a livello nazionale il direttore di Medicina legale di Torrette Raffaele Giorgetti. «Il nostro – dice – è uno dei pochissimi laboratori accreditati ISO 17025, una certificazione che garantisce l’affidabilità dei risultati, al pari della Polizia scientifica e dei RIS: i tre centri che alimentano la banca dati nazionale del DNA». Un riconoscimento che spiega bene perché i reperti del caso Resinovich abbiano lasciato Trieste per arrivare nelle Marche.
I nuovi accertamenti verranno svolti nel laboratorio di genetica, diretto della professoressa Chiara Turchi. Lunedì i periti hanno iniziato dall’analisi della giacca che Liliana indossava quando fu ritrovata. Ci sono da analizzare anche le scarpe, i pantaloni e la canotta, il cordino che stringeva il sacchetto sul capo della donna, i peli e i capelli rinvenuti sul corpo, fino alle lame sequestrate al marito Sebastiano Visintin, oggi unico indagato per omicidio nell’inchiesta. Ai tre esperti nominati dal gip – oltre a Turchi, i professori Paolo Fattorini ed Eva Sacchi – sono stati concessi 120 giorni per completare l’incidente probatorio.
Torna alla home page


