Contrasto alla povertà educativa,
Ancona promossa dal Ministero:
arriva “ComeTE” per i giovani fragili

SOCIALE – La Giunta approva l'adesione al piano triennale Ue. Fondi su misura per scuola, sport e teatro a ragazzi dai 6 ai 17 anni

Un paracadute sociale contro la povertà educativa e l’esclusione che minaccia i minori più vulnerabili. Il Comune di Ancona (Ambito Territoriale Sociale 11) incassa il semaforo verde del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ed entra ufficialmente nel ristretto pool di amministrazioni italiane ammesse al progetto “ComeTE – Sostenere passioni, competenze e desideri”. La Giunta comunale ha approvato la delibera di adesione a questa sperimentazione nazionale di portata triennale, nata sotto l’egida della “Child Guarantee” europea e finanziata attraverso il Programma Nazionale Inclusione e il Fondo Sociale Europeo Plus (Fse+). Su scala nazionale, l’iniziativa mette sul piatto oltre 121 milioni di euro per i 150 Ambiti selezionati.

Il cuore di “ComeTE” – nome scelto direttamente dai bambini durante la fase di co-progettazione con Save the Children – consiste nell’erogazione di una vera e propria “dote socio-educativa” personalizzata, destinata a bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 17 anni in condizioni di fragilità economica e sociale. Nessun sussidio a pioggia, ma percorsi individuali tarati sui bisogni e sulle inclinazioni del singolo minore. Il piano si articola su tre pilastri fondamentali: il diritto allo studio (copertura per libri, rette e trasporti), l’accesso ad attività extra-scolastiche (sport, musica, corsi di lingua e teatro) e l’apertura degli orizzonti culturali attraverso la partecipazione a campi estivi, viaggi d’istruzione e visite didattiche.

Per garantire la piena efficacia della dote, ogni giovane partecipante e la sua famiglia verranno affiancati passo dopo passo da un educatore socio-pedagogico dedicato per una durata variabile da uno a due anni. «Con l’adesione a ComeTE questa Amministrazione rafforza concretamente il proprio impegno verso le famiglie più vulnerabili del territorio – sottolinea l’assessore ai Servizi Sociali, Manuela Caucci –. Non si tratta solo di risorse economiche, ma di un modello innovativo che mette al centro le passioni e il potenziale di ogni bambino, costruendo reti tra servizi sociali, scuola, terzo settore e comunità locale».

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