In 10 punti le associazioni ambientaliste
‘smontano’ il Pums di Ancona
Un documento puntuale sul Pums di Ancona firmato da otto associazioni ambientaliste, che rappresenta quasi una critica frontale in 10 passaggi a quello che viene descritto come «un Piano con gli elementi negativi prevalenti su quelli positivi». Sono le osservazioni al Pums condivise e depositate a Palazzo del Popolo da Italia Nostra, Fiab, Wwf Marche, Fiab Corsero, Casa delle Culture, Club Alpino Italiano, Salviamo il Paesaggio, Comitato Mezzavalle Libera, Portonovo per Tutti e Circolo Naturalistico il Pungitopo di Legambiente. Uno dei punti più aspri riguarda la scarsa considerazione del Piano di Azione per l’Ambiente (Pia). Secondo le associazioni «non basta. citarlo uno o due volte sui documenti del Pums, quasi come un obbligo formale». I dati, a loro giudizio, dell’Arpam sarebbero incompleti e non rappresentativi dell’inquinamento reale. La centralina della Cittadella è definita «non idonea a rappresentare l’inquinamento di fondo». Con i nuovi limiti europei in vigore nel 2030, il superamento sarebbe già certo, considerando anche le misurazioni storiche che parlavano di NOx fumi limite. Mancano poi indicatori socio-sanitari e metriche Oms, secondo chi ha scritto le osservazioni.
Il Pums punta a una riduzione del 15% del traffico in città entro il 2033, ma non chiarisce come raggiungere l’obiettivo, secondo le associazioni. Gli spostamenti inferiori ai cinque chilometri, ben 13.000 movimenti al giorno, spesso verso le scuole, rimangono secondo le associazioni, «trattati solo molto parzialmente». I dati sul traffico sono datati e la strategia tariffaria dei parcheggi è definita insufficiente, con una sola fascia di prezzo (euro 1,20/ora) da anni in centro, che favorisce la sosta lunga anziché la rotazione. Niente analisi sulle fasce orarie delle scuole aperte o chiuse. Le associazioni invece concordano «sul potenziamento del Tpl su ferro e gomma. In particolare, sulla riattivazione prioritaria della Stazione Ferroviaria Marittima come terminal ferroviario, purchè il collegamento nel suo complesso, anche con altre modalità, arrivi sino alla Fincantieri». Sì anche al incardinato nell‘anello filoviario «quale asse portante del Tpl in centro e con le rotture di carico extraurbano /urbano, con le perplessità sul nodo di Piazza Ugo Bassi/Piazza. d’Armi sopra citate. – scrivono – In particolare, l’ipotizzato spostamento dei terminal dei bus urbani (che sono solo alcune linee) da Piazza Ugo Bassi a Piazza d’Anni non incide sulla necessità di spostarsi a piedi verso Piazza Ugo Bassi per raggiungere l’anello filoviario, stante l’attuale proposta progettuale. Riteniamo che, contrariamente a quanto affermato nella relazione generale, debba essere proprio il Pums ad affrontare concretamente la questione».
Un’altra delle battaglie centrali del documento è la preferenza per le cosiddette Zac, le Zone ad accesso controllato, rispetto alle Zone a Traffico Limitato, le Ztl, perché «al di là degli acronimi, le maglie della Zac sembrano talmente larghe, e la tecnologia proposta così blanda, da non risolvere il problema della congestione del traffico e della sosta a Capodimonte e sul Guasco. Una Zt1 è necessaria, valutando di allargare le maglie di accesso in determinati orari» osservano. La Zac a Portonovo viene bollata poi come «inefficace. L’obbiettivo del Piano avrebbe dovuto essere quello di decongestionare la baia dal traffico privato,- scrivono ancora le associazioni – puntando ad un calo dell’offerta di sosta in un’area così delicata, concentrando l’afflusso a monte, che però non può e non deve essere infinito. Su questa base va valutato quanti posti auto, privati e pubblici, sono complessivamente ammissibili, tenuto conto della destinazione dei suoli. Vanno gestiti con sistemi It, e anche su App, le informazioni sulle disponibilità di parcheggi pubblici, sia a monte che nella baia. In ogni caso la Ztl è lo strumento più idoneo alla gestione del traffico, una volta saturati i parcheggi pubblici. L’accessibilità a Portonovo va studiata tenendola presente non solo in termini di mobilità, ma anche di saturazione antropica dei luoghi e gestita evitando che diventi un luogo di elite. Per quanto riguarda i parcheggi a monte, la politica tariffaria deve essere capace di sostenere il trasporto navetta pubblico gratuito».
Anche la rete dei parcheggi scambiatori o ‘cerniere di mobilità‘, viene smontata punto per punto. A nord, il parcheggio dell’ex Fornace Verrocchio è giudicato più adatto a inglobare auto in sosta vietata piuttosto che a drenare il pendolarismo. L’area di via Conca risulta già assorbita dall’ospedale regionale. Lo scambiatore di Tavernelle, a Sud, emerge come «l’unico utilmente utilizzabile», purché venga potenziato un collegamento rapido al centro con corsie riservate. Il nodo tra Piazza d’Armi e Piazza. Ugo Bassi è definito poco appetibile per la distanza pedonale da coprire: i pendolari perdono minuti preziosi senza compensazione in frequenza. Se c’è un tema che le associazioni definiscono «quasi insignificante» nel Piano, è quello della bicicletta e del pedone. Il Biciplan è considerato «inesistente», con indicazioni generiche. La pista ciclabile da via Marconi a Piazza Kennedy, già finanziata, sarebbe stata cancellata. Una decisione definita «forse irrimediabile». I percorsi proposti (Stazione/Mole Vanvitelliana) non sono considerati sufficienti per sostituire la direttrice via Giordano Bruno, Via Marconi e XXIX Settembre. Il termine «pedibus» compare una sola volta nel piano; le Zone 30 sono vaghe; l’urbanistica tattica non è dettagliata.
Le osservazioni firmate dalle associazioni ambientaliste di Ancona chiudono con un giudizio netto sull’approccio dell’Amministrazione comunale. Il Pums verrebbe «subordinato a Piani di livello inferiore», in particolare al Piano del Traffico e al Piano dei Parcheggi, che invece dovrebbero dipendere dal Pums stesso. Viene chiesto pertanto l’avvio immediato del Biciplan si propone la sperimentazione delle strade scolastiche. «Concordiamo con la loro importanza educativa e per la sicurezza, ma anche per tentare di diminuire l’uso dell’auto privata per accompagnare i bambini e i ragazzi a scuola, anche per tratti molto brevi, che sarebbero percorribili a piedi. Per questo proponiamo la previsione di sperimentazioni tra le seguenti scuole: primarie Faiani, De Amicis, Montessori o Istituti comprensivi Grazie-Tavernelle o alcune scuole dell’Istituto Comprensivo Piano-Archi. La sperimentazione dovrebbe essere accompagnata anche dalla proposta di pedibus in sola andata per la scuola primaria. Con la prospettiva di una copertura per tutte le scuole» scrivono le associazioni nelle loro osservazioni. Con un invito finale chiaro, va considerata «la mobilità dolce al centro, non come obbligo residuale».
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