Il Consiglio delle Donne fermo dal 2020.
«Dobbiamo capire se è ancora attuale»

SENIGALLIA - L'assessore alle Pari opportunità Lara Landi è disposta a riprenderlo in considerazione e aggiornarlo. Sul Welfare, altra sua delega, annuncia: «Stiamo lavorando a un progetto per sostenere concretamente il potere d’acquisto delle famiglie residenti. È un’iniziativa in fase di definizione»

Lara Landi

di Sabrina Marinelli

Lara Landi, il sindaco di Senigallia le ha assegnato la delega alle Pari Opportunità. Partiamo subito dalla forma. Come la dobbiamo chiamare? Assessore o assessora, considerando che nel suo partito (Fratelli d’Italia) la declinazione al maschile va per la maggiore?
«Non è un tema che mi appassiona. Sono una persona concreta e mi interessa che le donne abbiano le stesse opportunità degli uomini, a partire dal lavoro».

In consiglio comunale, però, i numeri dicono che le file della maggioranza sono decisamente meno “rosa” rispetto a quelle della minoranza. Come mai?
«Posso parlare per Fratelli d’Italia: abbiamo quattro consiglieri, di cui due donne, due assessori, di cui una donna, e nella lista elettorale la presenza femminile era superiore alle quote previste. Per quanto ci riguarda non vedo un problema di rappresentanza».

Stupisce che nella storia politica della città nessuna coalizione, sia di destra che di sinistra, sia mai riuscita a esprimere una donna a presidente del Consiglio. Perché secondo lei?
«Non credo ci sia un tabù. Senigallia ha avuto un sindaco donna come Luana Angeloni per dieci anni e molte donne hanno ricoperto incarichi importanti in Giunta e in Consiglio».

E’ sua intenzione, invece, far ripartire il Consiglio delle Donne, fermo ormai da sei anni?
«Il tema è tra quelli che valuterò. Dovremo capire se sia ancora uno strumento attuale o se vada aggiornato. In ogni caso lavorerò in stretta collaborazione con le associazioni femminili per individuare soluzioni concrete».

Passiamo al Welfare, altra sua delega, e alla nota dolente degli affitti. Tra appartamenti turistici e costi alle stelle, trovare casa a Senigallia è un’impresa. Come interverrà il Comune per difendere il diritto all’abitare?
«La scelta di destinare gli immobili al turismo è legittima e il Comune non può imporre ai proprietari utilizzi diversi. Dobbiamo però prestare attenzione a chi ha bisogno di un alloggio e lavorare per trovare risposte adeguate, soprattutto per le persone più fragili. Il Comune però deve considerare tutta quella parte della popolazione che necessita di un alloggio. La mia attenzione si concentrerà su quest’ultimo tema nell’ottica di trovare soluzioni che non lascino indietro nessuno, soprattutto coloro che si trovano in condizione economica svantaggiata».

Nel vostro programma si parla molto di welfare familiare, tra sgravi Imu per chi assiste i parenti e tutele per le madri. C’è anche altro su cui state lavorando?
«Stiamo lavorando a un progetto per sostenere concretamente il potere d’acquisto delle famiglie residenti. È un’iniziativa in fase di definizione e sarà presentata appena conclusi gli ultimi approfondimenti».

La vicina Serra de’ Conti sta facendo scuola perché sabato aprirà la prima casa per persone con disabilità delle Marche. Le piacerebbe replicare questo tipo di esperienza anche a Senigallia?
«Quella realtà rappresenta un punto di riferimento regionale. Per la mia esperienza professionale conosco bene l’importanza del tema e intendo confrontarmi con le famiglie per costruire un percorso che favorisca inclusione e autonomia, valutando anche un progetto dedicato alla nostra città».

Nel frattempo, per la terza età state lanciando la formula del “co-housing” nell’ex collegio Pio IX. In cosa consisterà concretamente questo condominio solidale?
«Accoglierà anziani autosufficienti disponibili a condividere spazi e momenti di socialità. Sono state realizzate sette stanze più spazi comuni per le attività. Predisporremo con gli uffici tutti gli atti necessari per avviare il servizio e pubblicare il bando».

Tutti questi progetti non si fanno da soli. Qual è il valore aggiunto che il terzo settore e l’associazionismo locale portano a sociale?
«Proprio lunedì, presso la Rotonda, la Cooperativa H Muta ha raccontato il valore e la concretezza dell’inclusione lavorativa delle persone con fragilità. Per questo è necessario continuare a investire in una rete territoriale capace di mettere in relazione servizi sociali, sanità, cooperazione, imprese ed enti ospitanti, affinché nessuno venga lasciato indietro».

A fare da cabina di regia c’è l’Ambito territoriale 8, che unisce Senigallia ai comuni della vallata. E’ soddisfatta di questa gestione?
«Il nostro Ambito territoriale rappresenta un modello di integrazione sociosanitaria che dimostra come, quando le istituzioni e la comunità lavorano insieme, sia possibile costruire opportunità concrete per le persone più fragili. L’inclusione non è uno slogan ma una scelta politica che si traduce in azioni, investimenti e opportunità per costruire una comunità più giusta, coesa e capace di valorizzare ogni persona».

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