Addio a Giancarlo Pieroni,
pilastro del Bar Veneto
e memoria storica della città
Ci sono volti che diventano, quasi senza volerlo, parte integrante dell’identità di una città. Volti che incrociano lo sguardo di migliaia di persone, lasciando un segno fatto di cortesia, precisione e passione. Ancona perde uno di questi pilastri.
E’ venuto a mancare ieri Giancarlo Pieroni, per quarantacinque anni colonna portante dell’altrettanto storico e frequentatissimo Bar Veneto.
La sua è una storia profondamente radicata nei quartieri dorici. Nato ad Ancona proprio il giorno di Natale del 1943, terzo di quattro figli di Alfredo, operaio della Fincantieri, e di Maria, casalinga, Giancarlo cresce tra Piazza Diaz e la chiesa del Sacro Cuore. Vive in via Trieste fino al 1972, anno del matrimonio con Marisa Mezzelani, quando si trasferisce a Pietralacroce.
Il legame con il suo mestiere inizia prestissimo, tra il 1958 e il 1959, dietro al bancone dello Stadio Bar. E’ lì che impara i segreti di una professione che lo trasformerà in uno dei baristi più noti e stimati della città.
Nel 1960 il passaggio definitivo al Bar Veneto, dove resterà fino al 2005. Quello non sarà solo il luogo del lavoro della vita, ma anche lo sfondo del suo amore più grande. Nel 1964, infatti, conosce dietro a quel bancone la giovane Marisa, fresca del secondo posto al concorso cittadino di “Commessa ideale”. Quella sintonia professionale si trasforma presto in un fidanzamento e poi in un lungo matrimonio, diventando una delle coppie più affiatate del commercio anconetano.
Passeggiatore incallito che non perdeva mai l’occasione di regalare un aneddoto curioso sulla città ai crocieristi sbarcati al porto, Giancarlo aveva la passione per il tennis e, negli anni, ha coltivato un amore viscerale per la storia e la memoria della sua città.
Frequentatore assiduo del circolo numismatico e filatelico, era diventato uno dei collezionisti più forniti di Ancona.
Con pazienza e competenza da archivista, ha catalogato nel tempo cartoline storiche, stampe originali e documenti antichi, sia politici che commerciali.
Tra i pezzi forti della sua collezione, spicca una raccolta di fatture di negozi storici dell’Ottocento e del primo Novecento, oltre a monete e medaglie anconetane, libri moderni e antichi. Una ricerca che si estendeva anche alla fotografia, con cui amava immortalare gli angoli più nascosti e suggestivi di Ancona Vecchia.
Uomo generoso e infaticabile, era pronto a trasformarsi in una guida d’eccezione e a regalare, con un sorriso, un curioso aneddoto sulla sua amata città. Con la sua scomparsa, Ancona perde un pezzo di quella memoria storica che si alimenta ogni giorno di passioni, incontri e piccoli gesti quotidiani.
al. big.
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