Ucraino morto dopo l’uso del taser:
applicato lo “scudo” per il carabiniere,
aperta l’inchiesta senza indagati

SENIGALLIA - Con il Decreto sicurezza diventato legge lo scorso mese di aprile non è più automatica l'iscrizione nel registro degli indagati per le forze dell'ordine. Disposta l'autopsia e verifiche sull'apparecchio

Carabinieri davanti al tribunale di Ancona

La Procura della Repubblica di Ancona, guidata dalla procuratrice capo Monica Garulli, ha aperto un’inchiesta sulla morte del 35enne avvenuta al Pronto soccorso di Senigallia dopo un intervento di contenimento dei carabinieri.

La titolare del fascicolo, la Pm Valeria Cigliola, ha avviato gli accertamenti avvalendosi dell’annotazione preliminare, che consente di procedere senza indagati. Si tratta della prima volta che questo istituto viene applicato a Senigallia.

La misura rientra, infatti, nel cosiddetto “scudo”, introdotto con il Decreto sicurezza, approvato lo scorso febbraio e convertito in legge nel mese di aprile.

Non si tratta di un’immunità penale ma di una modifica all’articolo 335 del Codice di procedura penale. In presenza di una causa di giustificazione, come può essere l’adempimento del proprio dovere o l’uso ritenuto legittimo delle armi, non c’è l’iscrizione automatica come avveniva invece prima, come atto dovuto. Non ci sono quindi indagati al momento.

Nei prossimi giorni la procura conferirà l’incarico per l’autopsia, anche se la data non è stata fissata. Forse in attesa dei familiari della vittima, che potranno nominare un proprio consulente di fiducia per assistere all’esame autoptico.

Verifiche verranno svolte inoltre sul taser per vedere anche se effettivamente abbia funzionato. Durante il tragitto i parametri vitali del 35enne ucraino si sono mantenuti stabili, con un trasporto effettuato in codice giallo. Non era quindi in pericolo di vita.

Al Pronto soccorso, invece, è andato in arresto cardiaco poco dopo l’arrivo ed è morto.

sa.mar.

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