Una campanella annuncia
la fine delle cure oncologiche:
«E’ un simbolo di speranza»

JESI – E’ stata donata al reparto di Oncologia dell'ospedale ‘Carlo Urbani’ dalla Fondazione Iom Jesi e Vallesina ets

È stata inaugurata, presso il reparto di Oncologia dell’Ospedale Carlo Urbani di Jesi, alla presenza del dottor Mobin Safi (Responsabile Uo Medicina Oncologica Jesi) e di Massimo Mazzieri, direttore sociosanitario della Ast Ancona, la Campanella della Speranza, donata dalla Fondazione Iom Jesi e Vallesina ets, un simbolo destinato ad accompagnare uno dei momenti più significativi e carichi di emozione nel percorso di cura di un paziente oncologico.

Il suono della campanella segnerà la conclusione di un percorso di trattamento, rappresentando un traguardo importante, raggiunto spesso dopo mesi di terapie, sacrifici, paure e speranze. «Un gesto semplice, quello di suonare una campanella, che racchiude però un significato profondo: la forza di chi ha affrontato la malattia, il coraggio di chi ha attraversato momenti difficili e la speranza di poter guardare al futuro con rinnovata fiducia. Quel suono non apparterrà soltanto a chi lo farà risuonare ma sarà un messaggio anche per gli altri pazienti che stanno ancora affrontando il proprio percorso terapeutico, un incoraggiamento a non arrendersi, a trovare ogni giorno nuove ragioni per continuare» sottolinea una nota dell’Ast Ancona.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno che la Fondazione Iom Jesi e Vallesina ets porta avanti dal 1996 a fianco delle persone colpite da patologie oncologiche e delle loro famiglie, con la convinzione che la cura non possa esaurirsi nella sola dimensione sanitaria, ma debba comprendere anche l’attenzione alla persona, alle sue fragilità, alle emozioni e alla sua dignità. Umanizzare le cure significa anche questo: rendere gli ambienti ospedalieri luoghi nei quali, accanto alla sofferenza e alla preoccupazione, possano trovare spazio piccoli momenti di gioia, di condivisione e di speranza. La campanella diventerà così un simbolo permanente all’interno del reparto, capace di raccontare tante storie diverse, ognuna con il proprio vissuto, le proprie difficoltà e i propri traguardi.

«Ho sempre pensato che, quando si parla di malattia oncologica, non si debba mai dimenticare che dietro ogni diagnosi c’è una persona, con la propria vita, i propri affetti, le proprie paure e soprattutto i propri sogni – commenta Maria Luisa Quaglieri, presidente della Fondazione Iom Jesi e Vallesina Ets – questa campanella vuole essere molto più di un simbolo. Vorrei che ogni suo rintocco fosse un abbraccio a chi ha raggiunto un traguardo, un incoraggiamento a chi sta ancora affrontando le cure e un messaggio di vicinanza a tutte le famiglie che condividono questo difficile cammino. Perché la malattia può cambiare tante cose nella vita di una persona, ma non deve mai riuscire a spegnere la speranza. E se anche un solo rintocco riuscirà a regalare un sorriso a chi oggi sta soffrendo, allora questa campanella avrà raggiunto il suo significato più grande».

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