La cagnolina Lea intrappolata in una tana:
salvata dopo due giorni sottoterra

MONTEMARCIANO - Vanni Cerioni: «Per molti cacciatori il cane non è uno strumento, ma un compagno di vita, un amico, parte della famiglia. Questa storia dimostra quanto possa essere profondo questo legame»

Lea con Armando e Alfiero Cerioni

di Sabrina Marinelli

In ansia per due giorni alla ricerca di Lea, una Springer Spaniel di 2 anni, sparita nel nulla durante una battuta di caccia a Montemarciano.
Tutto è iniziato sabato 17 ottobre: intorno alle 9 la cagnolina di Armando Cerioni si è addentrata nel fittissimo boschetto che circonda un piccolo lago tra Strada di Scaricamantello e via Nocicchia ed è improvvisamente svanita nel nulla.
Consapevoli del forte legame del cane con il padrone, i cacciatori presenti sul posto — Armando, il nipote Vanni e l’amico Ivano — hanno subito intuito un pericolo. Scartata l’ipotesi dell’attacco di un lupo, la presenza di varie buche nel terreno ha fatto emergere il sospetto principale: Lea poteva essersi infilata in una tana, forse d’istrice, inseguendo una preda, rimanendo intrappolata nei cunicoli sotterranei.
È così scattata una complessa macchina dei soccorsi coordinata da Vanni Cerioni. I vigili del fuoco di Senigallia hanno aperto dei corridoi nella vegetazione con una motosega elettrica, individuando numerose tane. Da Ancona è arrivato anche un operatore con un geofono e una videocamera per ispezioni sotterranee. L’azienda Mediterranea Service ha messo a disposizione apparecchiature specializzate e i volontari del Noa – nucleo operativo aereo – hanno perlustrato l’area con droni e termocamere. Anche sui social si è mobilitata una grande catena di solidarietà, con oltre 1.500 visualizzazioni dell’appello di ricerca. Nonostante i tentativi con altri cani da traccia e con un cane molecolare, fatto giungere da fuori zona, di Lea non c’era alcuna traccia.

Il luogo in cui è stata trovata la cagnolina Lea

A fare la differenza è stato il sesto senso di Alfiero Cerioni, padre di Vanni e fratello di Armando. Convinto fin dal primo momento che la cagnolina si trovasse ancora sottoterra, il lunedì mattina ha deciso di tornare da solo nel boschetto per esplorare una scarpata non ancora perlustrata. Tra canne e rovi ha notato nuovi cumuli di terra e si è messo a chiamare e fischiare: nel silenzio, ha distinto due debolissimi lamenti.
Senza perdere tempo, Alfiero si è procurato pala, vanga e piccone e ha iniziato a scavare a mani nude e con gli attrezzi, allargando l’imbocco della galleria. Infilando la testa nel cunicolo e illuminando con una torcia, ha scorto due occhi e un musetto: Lea era viva. Subito sono accorsi Vanni e Armando, quest’ultimo commosso fino alle lacrime. Lavorando in sinergia, i tre hanno liberato il passaggio finché Armando ha chiamato la cagnolina che, sentendo la sua voce, ha trovato la forza per compiere il balzo finale verso la superficie.

Nonostante due giorni trascorsi al buio e senza cibo, Lea è apparsa in buone condizioni: dopo essersi abbeverata, aver fatto un bagno e mangiato due mele, è persino tornata a perlustrare il boschetto per riprendere la caccia. Una storia a lieto fine che testimonia la determinazione di una famiglia, la solidarietà di una comunità e il legame viscerale tra uomo e cane.

«Si può essere contrari alla caccia, ma credo sia importante rispettare anche chi la vive con passione e responsabilità – spiega Vanni Cerioni -. Per molti cacciatori il cane non è uno strumento, ma un compagno di vita, un amico, parte della famiglia. La storia di Lea dimostra quanto possa essere profondo questo legame».

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