I locali di Piazza del Papa:
«Siamo imprese non capri espiatori»

Piazza del Papa in una foto d’archivio
«Siamo imprese e non capri espiatori. Siamo cittadini e come tali chiediamo di essere considerati. A noi il ruolo che ci viene riconosciuto dal codice Ateco, la sicurezza e la tutela dei cittadini spetta ad altri organi, in cui riponiamo la nostra più completa fiducia». Così i gestori dei locali di piazza del Plebiscito alla notizia dell’ordinanza anti alcol firmata oggi dal sindaco Valeria Mancinelli e valevole fino al 30 giugno. In pratica, è vietato il consumo di bevande alcoliche nelle aree pubbliche dalle 21 alle 7. Una decisione presa, quella dell’amministrazione, a seguito di episodi di vandalismo, ubriachi e scontri tra baby gang. L’asporto è consentito fino a mezzanotte e il consumo deve essere effettuato nei pressi del locale dove si è acquistato il drink.
«Il problema di carattere sociale che investe la città di Ancona, e molte altre realtà italiane, che si
manifesta in atti di vandalismo e di intemperanza da parte di sparuti gruppi di adolescenti – hanno scritto in una nota gli operatori del salotto anconetano – colpisce in prima battuta il nostro ruolo di esercenti. Siamo noi le prime vittime. E contestualmente siamo noi i primi a promuovere ogni tipo di azione a sostegno della sicurezza della nostra clientela e degli avventori della Piazza. Tanto che la maggioranza degli esercizi si è dotata di sicurezza privata il cui costo incide enormemente nell’economia interna delle nostre imprese. Una spesa non preventivata, che conferma la nostra totale volontà di collaborare con le autorità cittadine: dall’Amministrazione comunale alle
forze dell’ordine».

E ancora: «Adolescenti o studenti che prolungano le loro nottate tra bottiglie acquistate nei supermarket e consumate liberamente lungo le vie della città, non possono avere come capro espiatorio imprese che lavorano nel pieno rispetto della legalità. Il problema va risolto attraverso strumenti che sono in possesso delle autorità competenti. Non possiamo e non vogliamo pagare noi il prezzo di una criticità che ha più una connotazione di tipo sociale e culturale. La repressione che si vuole attuare ai danni delle imprese non risolverà il problema alla radice, ma lo sposterà altrove. Lasciando il centro storico orfano di presidi di sicurezza e legalità. Ma soprattutto accentuerà la crisi che stiamo già vivendo, costringendoci alla resa. Portandoci inevitabilmente alla chiusura».
Sull’asporto fino a mezzanotte: «Questa soluzione, nella fattispecie, provocherebbe per le nostre aziende una riduzione degli incassi di almeno il 30%. Ma gli affitti, gli stipendi, le tasse comunali, e tutti gli altri oneri che siamo chiamati a corrispondere non subiranno la medesima contrazione.
Quindi chiediamo all’Amministrazione: perché dobbiamo pagare noi il prezzo di una problematicità di cui non siamo responsabili?
Perché ritorcere sulle imprese le difficoltà nel gestire una comunità?»
Baby gang e ubriachi, arriva l’ordinanza anti degrado: stop all’alcol nelle ore notturne
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