Tambroni che fare? Idee e proposte
dopo la delibera sul suo ripristino
di Antonio Bomba (foto Giusy Marinelli)
Tambroni che fare? È questo il grande interrogativo della giunta Mancinelli dopo che lunedì scorso il consiglio comunale ha deliberato il suo ripristino a stragrande maggioranza. 19 voti favorevoli, 0 contrari e 0 astenuti.
Non ha votato la consigliera Antonella Andreoli e nel corso della seduta sono usciti i suoi colleghi Maria Grazia De Angelis, Angelo Eliantonio e Lorella Schiavoni. L’atto è stato proposto dai consiglieri Silvia Valenza, Mirella Giangiacomi, Lucia Trenta, Michele Fanesi, Susanna Dini, Matteo Vichi, Tommaso Fagioli, Sandra Gambini, Simone Pelosi, Claudio Freddara, Federica Fiordelmondo, Chiara Censi, Massimo Fazzini, Massimo Mandarano e Jessica Amicucci.
Una storia lunga, ormai infinita quella del Tambroni e del suo riutilizzo. Inaugurato nel 2005 e chiuso nei giorni successivi senza aver mai ospitato un solo degente.
Tali erano le infiltrazioni d’acqua che i responsabili della struttura rinunciarono addirittura a chiedere il collaudo, preferendo stoppare tutto lì. Una situazione protrattasi sino ad oggi e che fa di Ancona l’unica città capoluogo nelle Marche senza una struttura specifica che funga da residenza sanitaria e residenza sanitaria per soggetti con problemi di demenza. I 5770 metri quadri siti in via Cupa di Posatora infatti avrebbero dovuto ospitare nei suoi tre piani ottanta anziani, comprensivo di un nucleo specifico per i malati di alzheimer e 60 posti riservati ai non autosufficienti. Potenzialmente la struttura ha attualmente 38 posti letto gestiti da Kos Care attraverso la Residenza Dorica situata all’interno dell’Inrca della Montagnola. Ma su 58 posti complessivi, 20 rischiano di essere assegnati ad altri se il Comune non agirà per tempo. Senza contare che per una città di quasi centomila abitanti quale è Ancona, avere meno di sessanta posti disponibili per anziani è già di per sé insufficiente.
Adesso però che fare? L’obiettivo iniziale del Tambroni, o Ex Tambroni che dir si voglia, sin dal 2005 era quello di ottenere l’accreditamento regionale. E infatti nel corso degli anni più volte il Comune ha chiesto alla Regione di occuparsi della vicenda. Ma, con ogni probabilità, gli eccessivi costi previsti e al momento solo stimati che superano i 6 milioni di euro, hanno fatto desistere il governo regionale dal rispondere alla missiva giunta dalla città dorica. E fatto presente che nella delibera consiliare si chiede esplicitamente al Comune di farsi sentire con il governatore Francesco Acquaroli e l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini per ripresentare il problema e sapere tempi e modalità di intervento sull’edificio, idee alternative non mancano.
Tra queste quella del partnernariato pubblico. Oppure, più concreta ma più invisa a diversi partiti politici nonché ad una parte della cittadinanza, affidare la struttura ai privati per un lungo periodo di tempo visto che di proposte in merito ne sono giunte diverse nel corso degli anni. Quello che appare certo è che nonostante le ottime intenzioni consiliari e le giuste osservazioni e richieste mosse agli enti preposti per un suo rapido ripristino, l’affaire Tambroni dopo 17 anni di nulla assoluto appare ben lontano dall’essere risolto. Purtroppo per tutti noi.
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