Rientri a scuola per i laboratori:
«Va modificata la mozione
per ampliare il servizio mensa»
Sarà modificata prima di essere sottoposta al voto del Consiglio comunale la mozione sull’ampliamento del servizio mensa scolastica, presentata dai consiglieri d’opposizione Susnna Dini (Pd) e Massimo Mandarano (Gruppo Misto-Italia Viva).
Se n’è discusso stamattina nella V Commissione convocata dalla presidente Silvia Fattorini (Ancona Protagonista). L’atto nasce dall’esigenza di rispondere a un problema concreto sollevato dalle famiglie degli studenti delle scuole primarie, sia alle quarte che le quinte classi, che devono affrontare almeno un giorno di rientro in classe per progetti da svolgere nelle ore pomeridiani. Chiedono pertanto di poter usufruire della refezione scolastica. L’impegno che si chiede al Comune è quello di poter estendere il servizio mensa per un solo giorno alle settimana anche a questi alunni che sono costretti ad uscire da scuola all’ora di pranzo, alle 13, per poi rientrare dopo un’ora in classe con tutti i disagi che ne conseguono per le famiglie.
L’assessore Antonella Andreoli ha illustrato tutte le difficoltà che vanno superare per trovare una soluzione al problema. Intanto quella della capienza delle mense scolastiche, dove i posti sono per lo più tutti esauriti. «All’Ic Novelli Natalucci abbiamo disponibili solo 36 posti residui alle Mazzini, la Piaget ha zero posti tenuto presente di un doppio turno come alla De Amicis, dove mangiano 100 bambini ha zero posti residui e cos la De Amicis a tempo prolungato con sempre zero posti a disposizione. Ugualmente allo Scocchera ci sono dei posti residui un po’ superiori: 30 considerato che c’è comunque un doppio turno alle Montessori, 14 alle Conero e 6 a Pietralacroce. All’Aspio ce ne sono 14. -ha ricordato l’assessore – La difficoltà nell’accogliere questa mozione così com’è stata predisposta riguarda intanto la situazione organizzativa perché non abbiamo in tutte le scuole la disponibilità. Vi inviterei eventualmente a fare una piccola modifica per inserire anche non soltanto per chi vuole usufruire o farne richiesta, ma in base proprio alle singole disponibilità delle scuole perché purtroppo se il posto non c’è, il servizio non può essere fornito».
Andreoli ha fatto osservare inoltre che anche il costo del servizio non potrebbe essere uguale a quello corrisposto dagli alunni che si siedono a mensa per 20 giorni al mese. «Il pagamento, qualora fosse possibile, verrà con molta probabilità modulato. La quota fissa non sarà stabilita sulla base mensile, sui 20 giorni, ma sulla giornata in cui si usufruisce del servizio. – ha evidenziato – Altro problema, anche questo non di facile soluzione, è quello se non tutti i bambini aderiscono, l’insegnante dovrebbe sdoppiarsi: se una parte dei ragazzi mangiano nella mensa, gli altri con chi restano? Ci sono da sistemare insomma tutte queste questioni».
E’ stato sollevato anche il dubbio sulla possibilità di far consumare il pasto preparato a casa dalle famiglie a scuola, un pò sul modello adottato nelle classi a tempo prolungato. Il tecnico comunale ha spiegato che l’idea potrebbe trovare una sua attuazione solo nelle scuole dove c’è un refettorio o uno spazio aad hoc. Inoltre il pasto portato da casa rimarrebbe di completa responsabilità a carico dei genitori come anche l’obbligo di trovare qualcuno per la sorveglianza dei bambini. Nelle scuole di Ancona ci sono già dei gruppi di genitori che si sono auto organizzati e auto finanziati investendo della gestione associazioni o cooperative. Ma questa soluzione non può essere applicato in plessi scolastici dove non esiste il refettorio. E anche dove esiste un sala mensa vanno analizzate la capacità di capienza e al momento sono tutti al limite per le richieste, come ha spiegato l’assessore. Di qui la decisione corale di rivedere insieme il testo della mozione prima di portarla in aula.
(Redazione CA)
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