Lanterna Azzurra, arringhe finali.
La difesa dei “colletti bianchi”:
«La colpa è dei gestori del locale»

CORINALDO - L'iter giudiziario si avvia alla conclusione. Il 24 aprile è in programma la prossima udienza che, salvo imprevisti, sarà anche l'ultima. Dopo lo spazio a eventuali repliche, i giudici si ritireranno in camera di consiglio per emettere la sentenza

L’ingresso della Lanterna Azzurra

di Sabrina Marinelli

Ultime arringhe oggi degli avvocati della difesa per il processo d’appello sulla strage della Lanterna Azzurra. Tra gli imputati anche i sei componenti della commissione di vigilanza e di pubblico spettacolo del Comune di Corinaldo.

Sono chiamati a rispondere dei permessi rilasciati alla discoteca prima della tragedia dell’8 dicembre 2018, in cui persero la vita cinque adolescenti e una giovane mamma. Emma Fabini, Mattia Orlandi, Benedetta Vitali. Daniele Pongetti, Asia Nasoni ed Eleonora Girolimini.

Per i loro legali non ci sono dubbi: la responsabilità del disastro non è da ricercare nelle autorizzazioni di un anno prima, ma nella gestione della serata e del panico scatenato dalla banda dello spray.

L’avvocato Giulia Percivalle, dello Studio legale Magistrelli, ha puntato il dito contro la condotta dei gestori: «la commissione di vigilanza ha fatto il sopralluogo al locale 14 mesi prima i fatti e l’ha autorizzato per un numero determinato di persone, 459 per la sala 1 – ha detto -. La sera del 7 dicembre 2018 le condizioni previste dalla commissione non sono state rispettate dai gestori: hanno fatto entrare più del triplo delle persone autorizzate. Quando la banda dello spray ha spruzzato la sostanza i gestori non hanno fatto aprire le altre porte dicendo ai buttafuori di tenerle chiuse. Tutto è successo solo per questo e siamo riusciti a farlo emergere a dibattimento, facendo acquisire 1200 verbali di sommarie informazioni testimoniali, di quanti erano dentro la discoteca. La commissione di vigilanza non ha alcuna responsabilità rispetto a quello che è successo, visto che i componenti ci sono andati più di un anno prima».

L’avvocato Monica Clementi ha dettagliatamente raccontato tutto quello che è stato detto nel corso del dibattimento: «Adesso la procura dice che la Lanterna Azzurra è sempre stata un magazzino agricolo ma non è vero. Sono più di 50 anni che è una discoteca e la disgrazia è avvenuta solo perché i gestori del locale non hanno fatto aprire le uscite di sicurezza».

L’iter giudiziario si avvia ora alla conclusione. Il 24 aprile è in programma la prossima udienza che, salvo imprevisti, sarà anche l’ultima. In quella data, dopo lo spazio a eventuali repliche, i giudici si ritireranno in camera di consiglio per emettere la sentenza.

La condanna in primo grado, per il solo reato di falso, era stata di un anno per Matteo Principi ex sindaco di Corinaldo, Massimo Manna responsabile del Suap, Francesco Gallo dell’Asur, Massimiliano Bruni perito e Stefano Martelli della Polizia locale. Di un anno e due mesi per il vigile del fuoco Rodolfo Milani. Oltre a sei componenti della commissione era stato condannato a quattro mesi Francesco Tarsi, consulente dei gestori del locale. Assolti invece in primo grado quinto Cecchini gestore e Maurizio Magnani, consulente dei proprietari dell’immobile.

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