Elena Grassi premiata all’Università,
studenti contro sistema e caro alloggi

ANCONA – Cerimonia intensa con riconoscimento alla giovane protagonista di un episodio salvavita a Milano. Interventi istituzionali e critica forte sulla condizione universitaria, tra carenze abitative e difficoltà per chi studia

Elena Grassi riceve il Sigillo di Ateneo UNIVPM

di Gino Bove

«Sono rimasta lucida e ho fatto quello che dovevo»: il coraggio di Elena Grassi protagonista all’inaugurazione dell’Anno accademico. La giovane, che a Milano ha salvato la vita a una donna su un mezzo pubblico grazie alle manovre apprese durante il suo percorso di studi, ha ricevuto ad Ancona il sigillo di ateneo, uno dei riconoscimenti più significativi dell’università, tra gli applausi di una platea che le ha tributato una standing ovation. Una storia concreta che dimostra quanto la formazione possa fare la differenza nella vita reale.

«Non penso di aver fatto nulla di straordinario – ha raccontato Elena Grassi – ma solo il mio dovere. Sono stata lucida, tranquilla, e sicuramente mi ha aiutato la chiamata ai soccorsi che mi ha seguita fino all’arrivo». Fondamentale il ruolo degli studi: «Grazie al corso che ho seguito sapevo cosa fare e sono riuscita ad agire nel modo giusto». Un gesto che ha avuto eco nazionale e che, come ha spiegato, ha assunto pieno significato anche grazie ai messaggi ricevuti dal personale sanitario: «In particolare dal San Raffaele, lì ho capito davvero l’importanza di ciò che era successo».

Daniele Silvetti

«Ancona sta costruendo giorno dopo giorno un percorso di autentica città universitaria – ha sottolineato il sindaco Daniele Silvetti – anche grazie alla qualità dell’offerta formativa e alla capacità di dialogo con il territorio», ricordando anche il ruolo del rettore come coprotagonista del dossier che ha portato Ancona a essere Capitale italiana della cultura 2028. Sulla stessa linea il presidente della Regione Francesco Acquaroli: «In questo scenario geopolitico l’Italia può avere nuovi spazi e le Marche devono essere attente al sistema produttivo, partendo proprio dalla formazione. Stiamo lavorando per rafforzare il dialogo con i giovani e con le università, per dare risposte concrete anche sul fronte del lavoro e contrastare la fuga verso altre regioni».

Enrico Quagliarini

«Oltre 5.700 nuovi iscritti», «più di 18.700 studenti complessivi, di cui quasi il 12% internazionali», «il 94% dei laureati magistrali trova lavoro entro cinque anni»: il rettore Enrico Quagliarini, alla sua prima inaugurazione, ha tracciato così il quadro dell’ateneo, accompagnando l’intervento anche con un pensiero personale rivolto alla famiglia. Poi lo sguardo alle criticità e alle prospettive: «Le residenze universitarie rappresentano oggi una criticità, con una disponibilità pari a circa un terzo del fabbisogno. In questo quadro è doveroso richiamare il ruolo centrale dell’Erdis, al quale chiediamo uno sforzo concreto: le residenze non sono solo un servizio agli studenti, ma un fattore decisivo per l’attrattività delle Marche. È necessario rivedere anche le politiche per gli studenti internazionali, superando procedure amministrative datate e introducendo requisiti più flessibili». E ancora: «È fondamentale fare sistema per far fronte al calo demografico previsto nei prossimi anni, favorendo l’attrazione e la permanenza dei giovani». A chiudere, il passaggio più ampio: «L’università non ferma le guerre ma ha il dovere di formare le coscienze che un giorno dovranno evitarle».  

Sabrina  Brizzola

Non è però tutto oro quel che luccica: «Il prezzo di una stanza singola arriva a 400 euro e i posti sono esigui, le corse dei bus sono assenti e nei quartieri periferici questo significa alienazione dal tessuto cittadino. Come si può chiamare Ancona città universitaria se il sistema tratta gli studenti come salvadanaio? È questa la vostra capitale della cultura?». L’intervento della rappresentante del consiglio studentesco Sabrina Brizzola accende la sala e si chiude quasi con una standing ovation. Poi l’affondo politico: «La scelta di avallare l’ingresso della Link Campus è stato uno schiaffo al sistema universitario della nostra regione». E infine il messaggio più netto: «Vogliamo soldi per studiare, non per le armi».

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