La sua scomparsa ha lasciato un vuoto enorme nella scuola dove ricordano quanto tenesse ai suoi alunni. «Parlava al loro cuore con i testi della letteratura; era interessata al loro mondo, al loro pensiero, ai loro sentimenti confusi e contrastanti, alle loro passioni. Loro erano il centro dei suoi pensieri, loro i protagonisti delle sue lezioni; li ascoltava, li guidava, senza mai cadere nel protagonismo, che poco amava. Maurizia aveva una visione sociale e orizzontale della scuola come luogo in cui condividere il sapere senza barriere tra cattedra e banchi, senza gerarchie, senza discriminazioni. Maurizia era (e per noi continuerà sempre ad esserlo) una straordinaria innovatrice. E’ stata in grado di far dialogare tra loro la didattica e l’apertura al mondo attraverso il CVM, di cui è stata formatrice, l’educazione civica e la Marcia della Pace. Il sorriso era la sua cifra. Disarmante e accogliente. Le interessavano i confini, i margini, e chi ne era escluso: i ragazzi in difficoltà, le voci delle scrittrici e degli scrittori del mondo non occidentalizzato, quelle che possono aprire lo sguardo sull’altro e abbattere i pregiudizi. Ecco, questa è stata la sua tenace battaglia. Portare a scuola voci divergenti e inascoltate, aprire le menti, uscire dal comodo individualismo e dalla ripetitività».
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