Il sindaco Grillini: «Non molliamo,
Cerreto ha dato tanto a Electrolux
e deve proseguire il confronto al Mimit»

IL PREZZO da pagare con la chiusura dello stabilimento è troppo alto. Il primo cittadino parla di «responsabilità industriale e sociale» dell’azienda. «Qui si decide il futuro industriale di un territorio»

David Grillini (al centro con la cravatta) insieme ai lavoratori e ai rappresentanti sindacali della stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi

«Electrolux mantiene l’ipotesi di chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e, nonostante alcune modifiche, conferma nella sostanza un piano che prevede ancora migliaia di sacrifici per i lavoratori e per i territori. È una posizione che non possiamo condividere e rispetto alla quale continueremo a esprimere la nostra più ferma contrarietà». E’ ferma la presa di posizione del sindaco di Cerreto d’Esi, David Grillini che fin dall’inizio della vertenza ha sposato la causa dei lavoratori.

«Chiedere ai lavoratori maggiore flessibilità, incrementare le cadenze produttive, intervenire sull’organizzazione del lavoro e chiedere al Governo di mettere in campo ogni strumento possibile per migliorare la competitività dell’azienda può avere senso soltanto se, dall’altra parte, esiste un impegno altrettanto forte a garantire occupazione, investimenti e futuro agli stabilimenti italiani. – prosegue il primo cittadino di Cerreto – Altrimenti si rischia di chiedere sacrifici a tutti senza offrire una prospettiva concreta a nessuno. E soprattutto non possiamo accettare che, in questo scenario, Cerreto d’Esi continui a essere indicata come lo stabilimento da chiudere».

Grillini sottolinea come «il nostro territorio ha dato molto a Electrolux. Ha messo a disposizione professionalità, competenze, lavoratori, infrastrutture e una comunità che per decenni ha contribuito alla storia produttiva dell’azienda. Per questo riteniamo che oggi Electrolux abbia anche una responsabilità nei confronti di Cerreto d’Esi e dell’intero territorio.

Non parlo di una responsabilità assistenziale, né di privilegi. Parlo di responsabilità industriale e sociale. Un’azienda che ha costruito una parte della propria storia anche grazie al lavoro di una comunità non può guardare esclusivamente ai bilanci e ai numeri della produttività quando decide dove investire e dove dismettere. Deve guardare anche alle persone, alle famiglie e al territorio che per tanti anni hanno rappresentato una parte importante del suo patrimonio. Per questo credo sia necessario cambiare prospettiva».

Secondo il sindaco non ci si deve limitare «a discutere di quanti esuberi ci saranno o di come distribuire i sacrifici. Dobbiamo discutere di come evitare che gli esuberi ci siano e, soprattutto, di come mantenere aperto e rilanciare lo stabilimento di Cerreto d’Esi. Questo deve essere l’obiettivo. Come Amministrazione comunale continueremo a fare la nostra parte, insieme ai lavoratori, alle organizzazioni sindacali, alla Regione e al Governo. Il confronto al Mimit deve proseguire e deve essere riconvocato con urgenza a un livello politico, perché ormai è evidente che non siamo davanti a una semplice questione tecnica o organizzativa. Qui si decide il futuro industriale di un territorio. E proprio per questo non possiamo rassegnarci all’idea che la soluzione sia semplicemente chiudere Cerreto d’Esi».

La contrarietà al piano industriale di Electrolux resta quindi netta. «Ma alla contrarietà dobbiamo affiancare la determinazione a trovare una soluzione. Perché il compito delle istituzioni, in momenti come questo, non è limitarsi a prendere atto delle decisioni. È provare, fino all’ultimo, a cambiarle. E noi continueremo a farlo. Forza ragazzi, non molliamo. So che sono mesi difficili, che l’incertezza pesa e che è comprensibile, a volte, avere la sensazione che la battaglia sia troppo grande per essere vinta, ma arrendersi oggi significherebbe lasciare che a decidere il futuro di Cerreto siano soltanto i numeri di un piano industriale. E noi invece crediamo che una comunità valga molto più di un numero».

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