Rette, il conto pesa sulle famiglie:
gli anziani pagano il 51,5%,
l’allarme di Cisl Marche

Marco Ferracuti, segretario generale della Cisl Marche
Nelle Marche il welfare pubblico pesa meno sulla spesa complessiva dei Comuni rispetto a diverse regioni italiane, ma quando si guarda alla quota direttamente sostenuta dagli utenti e dalle loro famiglie il dato cambia. È quanto emerge dalla rielaborazione degli ultimi dati disponibili dell’Istat, riferiti al 2022 ed effettuata dall’Ufficio studi della Cisl Marche, confrontando la situazione regionale con la media italiana, quella del Centro e i valori registrati in Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Abruzzo.
La spesa dei Comuni e degli Ambiti territoriali sociali marchigiani per servizi e interventi sociali, compresi quelli educativi per la prima infanzia, ammonta complessivamente a 195,5 milioni di euro, con una spesa pro capite di 132 euro. Un valore inferiore alla media nazionale e a quello delle regioni prese come riferimento, con le sole eccezioni di Umbria e Abruzzo. Il dato che la Cisl considera più significativo riguarda però la compartecipazione degli utenti: nelle Marche raggiunge complessivamente il 13,3% della spesa, una quota superiore alla media italiana, a quella del Centro e a tutte le regioni prese come riferimento. Secondo l’elaborazione sindacale, questo valore colloca le Marche al quinto posto tra le 22 Regioni e Province autonome italiane. «Questi numeri evidenziano uno squilibrio strutturale che non può essere ignorato: a una spesa sociale pubblica ancora troppo contenuta corrisponde un peso particolarmente elevato sulle persone e sulle famiglie», sottolinea Marco Ferracuti, segretario generale della Cisl Marche.
La differenza tra i due indicatori è evidenziata dallo stesso sindacato: «La nostra regione è appena 13esima per livello complessivo della spesa, ma sale al quinto posto quando si misura la compartecipazione richiesta agli utenti». Da qui la richiesta di «rafforzare il finanziamento pubblico e garantire maggiore equità nell’accesso ai servizi». Il dato più pesante riguarda le strutture residenziali per anziani, dove la compartecipazione degli utenti arriva al 51,5%. In altre parole, secondo i dati elaborati dalla Cisl, anziani e famiglie sostengono direttamente più della metà della spesa.
Anche in questo caso la percentuale marchigiana risulta superiore alle medie nazionali e territoriali e ai valori registrati nelle quattro regioni utilizzate per il confronto. «Dietro quel 51,5% non ci sono soltanto percentuali, ma pensionati, persone non autosufficienti e famiglie che spesso devono affrontare rette difficilmente sostenibili – afferma Silvano Giangiacomi, segretario generale della Fnp Cisl Marche – non possiamo permettere che l’accesso a un’assistenza adeguata dipenda dalle condizioni economiche della famiglia o che i risparmi accumulati in una vita vengano assorbiti dalle rette. Serve una risposta pubblica più forte di fronte all’invecchiamento della popolazione e alle necessità di chi assiste familiari non autosufficienti».
Anche per le strutture residenziali destinate alle persone con disabilità la compartecipazione marchigiana raggiunge l’11,9%, una percentuale che, nel confronto indicato dalla Cisl, risulta inferiore soltanto a quella dell’Umbria. Il quadro riguarda anche i servizi per l’infanzia. Secondo i dati riferiti al 2023, la compartecipazione degli utenti negli asili nido arriva nelle Marche al 30,3%, il valore più alto tra le realtà considerate nel confronto.
Nel comunicato la Cisl evidenzia quindi una situazione che considera il risultato della combinazione di due fattori: una spesa sociale complessivamente contenuta e una quota di compartecipazione degli utenti particolarmente elevata.
Nel frattempo, il confronto avviato con la Regione Marche ha portato all’intervento denominato “Multileva”. Da novembre, secondo quanto riferito dalla Cisl, dovrebbe diventare operativo anche il “voucher famiglie”, del valore di 250 euro al mese, destinato agli utenti delle strutture residenziali per anziani, persone con disabilità e persone con disturbi mentali.
Per Cisl e Fnp Marche si tratta di «un primo passo positivo», ma non ancora sufficiente. Il sindacato chiede anche alle amministrazioni comunali di aumentare la spesa sociale e di definire con maggiore chiarezza le modalità di integrazione delle rette per gli utenti che non sono in grado di sostenerle.
Secondo la Cisl, diversi Comuni non hanno ancora adottato gli appositi regolamenti, previsti dalla normativa nazionale. Da qui la richiesta a Regione Marche e Anci di aprire un tavolo insieme alle organizzazioni sindacali e ai gestori dei servizi, con l’obiettivo indicato dalla Cisl di rendere più omogeneo il sistema regionale di welfare e ridurre il peso economico oggi sostenuto dagli utenti e dalle loro famiglie.
Torna alla home page


