Ancona tra migrazioni e integrazione:
i dati della crescita
Fenomeno migratorio, secondo l’ultimo rapporto del Sole 24Ore Ancona si colloca nella ‘top five’ delle realtà nazionali per l’attrazione di residenti stranieri e detiene il primato nel Centro Italia per saldo migratorio con l’estero. Un dinamismo demografico che è stato determinante per riportare la popolazione residente sopra la soglia dei 100.000 abitanti. Questi numeri sono stati portati stamattina all’attenzione del Consiglio comunale da Giacomo Petrelli (Pd) che ha interrogato l’assessore Manuela Caucci su quali servizi il Comune mette in campo per accompagnare l’integrazione.
L’assessore ha intanto precisato che «per saldo migratorio si intende la differenza fra i soggetti che sono iscritti all’Anagrafe residenti e quelli che vengono cancellati. «Abbiamo un salto migratorio interno e un saldo migratorio esterno. Quello interno è quello che riguarda le persone che migrano all’interno da un Comune all’altro. Qui registrimo un saldo negativo di 100 unità, nel senso che sono immigrati da altri Comuni 2080 persone e sono emigrati in altri Comuni in 2180».
Per quanto riguarda il salto migratorio con l’estero invece Ancona registra un saldo positivo di 1165 gli immigrati. «Gli immigrati sono 1526.- ha spiegato l’assessore – gli emigrati sono 361. Questi dati fanno sì che gli stranieri rappresentano il 16,34% della popolazione totale, dato in corso di validazione dall’istat entro la fine dell’anno».
Per gestire questo flusso, il comune di Ancona punta intanto sui progetti di Servizi di Accoglienza e Integrazione (Sai). Si tratta di percorsi distinti che si rivolgono rispettivamente a nuclei familiari e adulti, e ai minori stranieri non accompagnati.
Per i minori, il progetto prevede l’accoglienza in comunità o appartamenti per neo-maggiorenni, con una capacità di circa 50 posti. Oltre all’alloggio, vengono garantiti servizi essenziali come il sostegno psico-socio-sanitario, l’inserimento scolastico per i più piccoli e l’orientamento verso l’attività lavorativa per i ragazzi ultra-sedicenni.
Per gli adulti, le misure includono l’insegnamento della lingua italiana, garantito con 15 ore settimanali, e il supporto nella ricerca di alloggio e lavoro. Prevista anche l’erogazione di piccoli sostegni economici per i non lavoratori, come il cosiddetto ‘pocket money’ giornaliero o buoni per l’acquisto di beni di prima necessità, finanziati tramite fondi ministeriali.
Il consigliere Petrelli ha sollevato dubbi sul fatto che le misure attuali «siano progetti ministeriali e solo una mera prosecuzione di quanto già esistente, già attuato in passato senza un vero ampliamento. La sfida di un’Amministrazione è quella di cercare di rendere queste misure strutturali e sistemiche», ha sottolineato.
Ha poi spostato il focus sulla necessità di avere una visione d’insieme che coinvolga diversi assessorati per evitare rischi sociali concreti. Sarebbe opportuno, a suo giudizio, intervenire con politiche integrate per «evitare la ghettizzazione di alcuni quartieri» e facilitare l’inclusione delle famiglie, e su questo punto ha lamentato l’assenza di una regia politica capace di andare oltre la gestione dell’emergenza o gli annunci mediatici.
(Redazione CA)
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