Il maxi corteo “blocca” il centro.
Imbrattata la Banca d’Italia:
«Nemici dello Stato se manifestare è reato» (Foto/Video)

ANCONA - Migliaia di partecipanti. Alcune serrande abbassate per precauzione. I manifestanti bloccano simbolicamente la strada con carrelli della spesa per simboleggiare la protesta contro il caro-vita

di Gino Bove

Il lancio di uova e vernice sulla facciata della Banca d’Italia ha segnato il momento di massima tensione della protesta ad Ancona, un gesto dimostrativo inscenato dai manifestanti per scagliarsi contro la finanza e il potere capitalistico.

Il resto è stato un corteo pacifico scandito da cori come «Siamo tutti nemici dello Stato se manifestare è diventato un reato», una risposta di piazza alle politiche dell’esecutivo e all’escalation militare.

Vernice sul marciapiede della Banca d’Italia

La mobilitazione proclamata dall’Unione Sindacale di Base, che con diverse migliaia di persone ha affiancato lo sciopero generale e internazionale, ha visto convergere nel capoluogo dorico delegazioni giunte da ogni angolo delle Marche.
Punto di ritrovo in piazza Ugo Bassi, poi giù per corso Carlo Alberto, piazza Italia, via XXIX Settembre, corso Stamira per poi sciogliere i ranghi nell’omonima piazza dopo più di quattro ore di corteo.

Piazza che è stata fortemente caratterizzata dalla presenza di tanti giovani studenti, con una foltissima rappresentanza di under 18. Durante il tragitto, tra Via De Gasperi e Piazzale Italia, alcuni attivisti hanno inscenato un’azione simbolica contro il caro-vita legando dei carrelli della spesa vuoti con delle catene per bloccare la strada. Nel mirino è finita anche la classe giornalistica, accusata di complicità con il sistema, nonostante la presenza sul campo dei reporter impegnati a documentare l’iniziativa e a dare voce alle istanze della protesta.
Gesti dimostrativi a parte, nessun problema di ordine pubblico. L’impatto sul tessuto commerciale si è comunque avvertito: alcune attività, tra cui il punto vendita Coop del Piano e alcuni bar della zona, sono rimaste temporaneamente chiuse per precauzione.

La Coop chiusa temporaneamente

Con il corteo di stamattina Ancona si è allineata a tante altre città d’Italia e d’Europa, unite in un’unica protesta globale contro l’aumento insostenibile dei prezzi e l’esportazione di armi verso i teatri di guerra. Nel corso del tragitto è stato osservato un minuto di silenzio per abbracciare le famiglie di Kabir Mohidul e Sofiane Boutraa, i due operai deceduti alla Fincantieri lo scorso 29 settembre.

Tra gli interventi, il mondo della scuola ha fatto sentire la propria voce attraverso le parole di un’insegnante che ha duramente criticato le priorità delle istituzioni e le condizioni in cui versa il sistema: «Io sciopero contro gli intellettuali schierati dalla parte dei gas lacrimogeni e degli idranti, contro chi si indigna per un negozio di lusso distrutto e non per le famiglie al collasso, contro chi dice che per il clima tropicale serve solo un po’ di abitudine», ha denunciato dal microfono. L’intervento ha puntato il dito anche contro la repressione del dissenso e le carenze strutturali e sociali: «Sciopero anche perché il tetto della mia classe non sia di amianto e perché a nessuno manchi nella cartella un quaderno o la merenda. Scioperò affinché l’educazione sesso-affettiva non faccia più paura della violenza di genere o di una malattia sessualmente trasmissibile».

Sotto le bandiere della pace, della Palestina e i cartelli con scritto “L’Italia che resiste, in uno stato che non esiste”, i manifestanti hanno attaccato le scelte del Governo. Marco Bini, dell’esecutivo confederale Usb Marche, ha contestato la deriva militarista e l’erosione del potere d’acquisto: «Il riarmo è una cosa che non si accetta da un punto di vista umano. Noi siamo per la pace, non siamo per la guerra. Qui si cerca di far innamorare i ragazzi all’esercito, c’è una specie di militarizzazione. Poi c’è il caro vita che ci sta distruggendo. Questo governo deve andare a casa e oggi le Marche hanno dimostrato ancora una volta, qua ad Ancona, di non stare zitte e di voler lottare».

Al fianco del sindacato si è compattata la rete dei movimenti sociali e ambientali. Viviana Manganaro, referente di Marche per la Palestina, ha evidenziato il contrasto tra i tagli allo stato sociale e le risorse destinate alla guerra: «Abbiamo un Paese che sta colando a picco, non abbiamo le risorse per la scuola, per la sanità, per la casa, per il lavoro, per una giustizia sociale, per la giustizia climatica. Noi in che cosa stiamo investendo? In armamenti, cioè qualcosa che causa ancora più morte e ancora più sofferenza. Vogliamo che il nostro governo smetta di finanziare un genocidio e le guerre, perché sono l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Ormai non riusciamo più a pagare le bollette, non ci riusciamo a pagare da mangiare».

Nelle primissime file del corteo, gli studenti. Gaia Baldassarre, studentessa del liceo artistico Mannucci, che ha voluto rimarcare la complessità e la gravità della situazione economica e sociale: «Ora il problema dei costi riguarda i camion, poi toccherà ai carburanti per le ambulanze e lasciare i malati a piedi non è fattibile».

(In aggiornamento)

Sciopero generale ad Ancona, partito il corteo da piazza Ugo Bassi: “No al carovita” (Foto)

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