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Sciulli: “Uscita Ovest, cronaca di
un fallimento annunciato”

sabato 28 Gennaio 2017 - Ore 20:32
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Dall’ex consigliere comunale di Rifondazione Comunista Nicola Sciulli, in merito al dibattito sul collegamento porto-A14, riceviamo:

“Cronaca di un fallimento annunciato. Questo potrebbe essere il titolo da dare alla vicenda
dell’uscita a ovest su cui il Ministro Delrio, opportunamente sollecitato dalla sindaca Mancinelli,
ha finalmente fatto chiarezza dopo un immobilismo di oltre 10 anni.
E dire che l’insostenibilità (economica-finanziaria-ambientale) dell’opera era subito stata rilevata
dalle forze della sinistra di alternativa della città (PRC e poi SEL), bastava leggere le carte! E che
per questa contrarietà al progetto si consumò la rottura dell’allora compagine governativa di
Ancona, con il ritiro della delega da parte del sindaco Sturani nei confronti dell’Ass.re Pascucci
(maggio 2005).
Preliminarmente dovremmo dunque interrogarci sui motivi di questo abbaglio collettivo che ha
investito non solo il Comune, ma anche la Provincia, la Regione, l’Anas, il Ministero
infrastrutture e trasporti, l’impresa che si è aggiudicata il project financing, i tecnici certificatori del
piano economico finanziario dell’opera. Perché a ben vedere, nel suo piccolo, questa vicenda ci
parla dei motivi per i quali troppe volte il sistema Italia non funziona e si inceppa.
Detto ciò, la proposta che in questi giorni è stata avanzata dal Comune ha un indubbio punto di
forza: quello della sinergia, della messa in rete dei progetti che altri enti, in primis Anas e Rfi,
hanno in pancia.
Purtuttavia permangono forti elementi di problematicità.

Da un punto di vista squisitamente urbanistico appare discutibile appesantire ulteriormente
le infrastrutture presenti lungo la costa, che al contrario andrebbero dirottate verso l’interno.
Tanto più che il Comune ha intenzione di dar vita al lungomare della città proprio nella zona
a nord di Ancona. Per capirci con un esempio che viene facile: se qualcuno proponesse di
realizzare una strada camionabile a fianco (10 metri di distanza?) del lungo mare di
Senigallia, probabilmente non troverebbe nessun interlocutore disposto a parlarne!
Insomma, delle due l’una: o lungomare, o infrastrutture pesanti.

L’attraversamento della strada su un’area interna alla cd. grande in frana resta una questione
dirimente. La scelta operata dalla Regione della convivenza leggera con il problema della
frana, peraltro totalmente condivisibile, si basa sul monitoraggio continuo, in tempo reale,
dei movimenti del terreno. Ciò che in caso di pericolo consentirebbe lo sgombero delle
abitazioni e la chiusura del traffico stradale e ferroviario, evitando danni alle persone, ma
certamente non alle infrastrutture, con tutto ciò che ne conseguirebbe.

LA PROPOSTA

E’ indubbio che la scelta strategica su cui lavorare è quella del trasferimento di parte del traffico
pesante dalla gomma alla ferrovia, che si rivela sicuramente economico per i tragitti di lunga
percorrenza. Comune, Regione, Autorità portuale e Rfi hanno tutte le competenze per impostare un
progetto di questo tipo.
Con riguardo invece alla infrastruttura stradale, pure necessaria, è necessario chiarire fin da subito
la vocazione urbanistica della zona costiera a nord della città, per poi vagliare coerenza ed efficacia
delle varie idee progettuali che in questi anni non sono mancate. Compresa l’idea a suo tempo
avanzata dallo studio Masè/Brunelli, da noi sostenuta e stranamente esclusa dal dibattito di questi
giorni, che prevede di raggiungere la varante alla statale 16 con una bretella che si pone al di fuori
dell’area della grande frana e che consente di alleggerire la Flaminia dal traffico pesante e da buona
parte del traffico leggero di relazione con l’hinterland.
Al Comune il compito di saper ascoltare e valorizzare le proposte, senza pregiudizi e preconcetti,
per presentare al Ministero competente una soluzione credibile ed intelligente”.

Porto-A14, la grande opera è tutta da rifare

 

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