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Sgalla, Arcigay: “Ancona mi ha stupito
per la risposta alla Cirinnà
Presto saremo di più”

L'INTERVISTA - L'ex presidente dell'associazione che difende i diritti degli omossessuali e oggi alla guida di Equity, è stata pioniera nella ricerca di una formula per rendere legale il legame con la sua compagna. Mentre sta pensando al prossimo passo, la costituzione della sua unione civile, valuta positivamente i dati della città
giovedì 16 febbraio 2017 - Ore 18:21
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di Agnese Carnevali

Sono undici le coppie omosessuali di Ancona che hanno formalizzato il loro legame o che stanno per farlo, dopo l’entrata in vigore della legge Cirinnà (leggi l’articolo). «Pensavo peggio per una città come Ancona». È stupita positivamente Germana Sgalla, da sempre a tutela dei diritti civili, non solo del movimento Lgbt, oggi presidente dell’associazione Equity e già dell’Arcigay, pioniera, con la sua compagna, nella ricerca di una forma di unione civile, raggiunta prima dell’approvazione della legge.

Dunque, saluta con favore i dati diffusi dal Comune?

«I numeri mi sembrano positivi. Non era per nulla scontata una reazione del genere in una città come Ancona e credo che se questo è l’inizio, ci saranno molte altre coppie che presto chiederanno di costituire l’unione civile. Del resto non mi aspettavo la fila. E non solo per un fatto culturale. Come per ogni coppia arrivare al matrimonio o all’unione civile rappresenta un passo importante, da valutare con attenzione. Non è che perché ora c’è la legge si scatena la corsa all’unione civile».

C’è resistanza ad una legge contestata da molti?

«No, non credo che questo c’entri. È vero, la legge ha delle lacune, che io spero che col tempo si riescano a colmare, magari con le prossime elezioni, ma il fatto che ci sia è positivo. Le relazioni, omo o etero che siano, hanno bisogno di maturare affinché due persone decidano di prendersi l’una con l’altra un impegno tanto importante come il matrimonio. E poi c’è anche la voglia, ora che c’è la possibilità, di organizzare le cose per bene, magari di scegliere di scambiarsi le promesse in estate o in inverno. Insomma di curare il minimo dettaglio. Piano piano ci saranno sempre più coppie che chiederanno di formalizzare il loro legame».

Lei e la sua compagna siete state pioniere nella ricerca di una formula che mettesse nero su bianco il vostro rapporto, quando ancora la legge sulle unioni civili era lontana. È stato un percorso difficile?

«È stato complesso individuare la strada da percorrere, scelta poi nel 2009, quando già convivevamo da una decina di anni. Non essendoci ancora una legge ci siamo dovute affidare al diritto privato e partendo da lì vedere cosa poter mettere nero su bianco. Risolti questi punti poi abbiamo sottoscritto un atto notarile che altro non ha fatto che descrivere quello che eravamo, una coppia, che conviveva stabilmente da anni, e che l’una si impegnava a prendersi cura dell’altra sia a livello affettivo e assistenziale sia economico».

Cosa vi ha spinto ad intraprendere questo percorso?

«Quello che potrebbe spingere qualsiasi altra coppia a, come dire, concretizzare e rendere più forte un rapporto, assumendosi degli impegni reciproci precisi. Poi il desiderio di sicurezza e stabilità, e soprattutto il sapere di poter contare sull’altra in caso di bisogno, soprattutto sanitario. Ci preoccupava l’idea che in caso di malattia di una di noi due, l’altra, con la quale pure condividevamo una vita, non avesse diritto all’assistenza. In quell’atto, che pure poteva essere contestato da qualsiasi medico, c’è la chiara indicazione di chi vogliamo ci stia accanto in caso di necessità».

Ed ora state pensando all’unione civile?

«Non siamo tra le quattro coppie che hanno fatto già richiesta, ma sì, sarà il prossimo passo. Per ora siamo conviventi di fatto. Abbiamo aspettato la legge, poi i decreti attuativi, ora vogliamo scegliere il periodo più adatto per scambiarci i nostri sì e organizzare tutto come si deve».

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