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Post su Giuliani, Urbisaglia
rischia l’espulsione dal Pd
e con lui chi lo sostiene

ANCONA - Garanti riuniti oggi e domani sulle frasi scritte dal consigliere comunale. Partito, sindaco e gruppo si dissociano da Urbisaglia, ma in tanti lo sostengono via Facebook e anche per loro si può aprire il provvedimento disciplinare dei democrat
sabato 22 Luglio 2017 - Ore 18:08
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Il consigliere del Pd Urbisaglia

 

Il caso Urbisaglia finisce d’urgenza sul tavolo dei garanti del Pd cittadino di Ancona. Stasera l’insediamento della commissione e l’analisi dei documenti, domani mattina (23 luglio) una nuova riunione per arrivare al giudizio. La richiesta è quella di espulsione del consigliere comunale e provinciale di Ancona, Diego Urbisaglia, per le sue affermazioni affidate a Facebook sulla morte di Carlo Giuliani al G8 di Genova del 2001, che hanno scatenato la polemica. Il pronunciamento dei garanti dem è stato chiesto con urgenza dai vertici nazionali del partito, che hanno già censurato le parole dell’esponente democrat anconetano, in primis il vice segretario Guerini, «ma nessuna decisione sarà affrettata», fanno sapere dalla commissione. Mentre sulle posizioni relative a Giuliani potrebbe scoppiare un caso politico del Pd Ancona. Non sono, infatti, passati inosservati i commenti alle frasi del consigliere Urbisaglia, da parte di militanti e rappresentanti degli organismi di partito che non solo hanno espresso solidarietà, dichiarandosi pronti “a stracciare la tessera di partito e a convincere molti altri a fare ugualmente”, nel caso Urbisaglia dovesse essere messo alla porta, ma che hanno rincarato la dose contro Giuliani ed i suoi genitori. Per il momento all’attenzione dei garanti è arrivato solo il “fascicolo” Urbisaglia, ma anche altri esponenti del partito che hanno preso le difese di Urbisaglia potrebbero essere chiamati a rispondere davanti ai probiviri democrat.

Le frasi pubblicate da Urbisaglia sul suo profilo Facebook la notte del 20 luglio, a cui nella mattina di venerdì sono seguite le scuse perché “troppo forti”, sottolineando però che si sarebbe molta “ipocrisia” sui fatti di Genova del 2001

Intanto il Pd cittadino ed il gruppo consigliare di Ancona, con una nota firmata da tutti, compreso il sindaco Valeria Mancinelli, «si dissociano totalmente dalle dichiarazione fatte su facebook dal consigliere Urbisaglia sui fatti di Genova. Tali dichiarazioni – prosegue la nota – non fanno parte del patrimonio etico e politico di un partito di centrosinistra al quale il consigliere è iscritto, pertanto non solo non condividiamo tale posizione, ma la riteniamo profondamente sbagliata e lesiva all’interno di un dibattito democratico. Riteniamo opportuno e doveroso che la commissione di garanzia del partito si esprima subito nel merito ed assuma i provvedimenti previsti dallo Statuto del nostro partito».

Non si placano le reazioni.  E continuano le reazioni della politica e della società civile. Sinistra Italiana Marche inviterà ad autunno ad Ancona, Giuliano Giuliani «per raccontare ai più giovani la vicenda di Carlo e la storia attuale di quel movimento contro la globalizzazione neoliberista» e chiede le di dimissioni da consigliere provinciale di Diego Urbisaglia. Il coordinatore regionale Giuseppe Buondonno definisce «indegne di un rappresentante delle istituzioni repubblicane le affermazioni del consigliere. Le sue parole – prosegue – esprimono non solo una sconcertante superficialità, ma soprattutto una sottocultura, più o meno consapevolmente, violenta ed antidemocratica. Cosa accade nel Pd non ci interessa, ma ci interessa che le istituzioni, e in questo caso il consiglio provinciale di Ancona, non abbiano più tra i propri rappresentanti personaggi di questa natura, per cui chiediamo le sue dimissioni».

Ad intervenire sulla vicenda anche Paolo Pignocchi, vice presidente di Amnesty International Italia. «Nell’anniversario dei fatti accaduti a Genova nel luglio 2001, trovo assolutamente inopportuno che un esponente delle istituzioni della nostra città si esprima in questo modo – afferma -. Le violazioni dei diritti umani accadute nel contesto di quel summit internazionale sono ancora una ferita aperta e memoria viva. Amnesty International al tempo definì i giorni del G8 di Genova del 2001 come la “più grave sospensione dei diritti umani in Europa dopo la seconda guerra mondiale”. È compito di tutti, ma soprattutto di chi ha incarichi e responsabilità istituzionali evitare dichiarazioni che possano risultare offensive o acuire divisioni, rancori e risentimenti».

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