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Urbisaglia: «Chiedo scusa,
ma non mi dimetto per uno scivolone»

ANCONA - Al centro della seduta del Consiglio comunale arriva il caso del consigliere espulso dal Pd per il suo post su Facebook sulla morte di Carlo Giuliani. In aula irrompe la protesta del centro sociale Asilo Politico che ne chiede le dimissioni. Urbisaglia: "Dispiace, ma non vedo nessi con la mia attività di consigliere comunale, resto in maggioranza"
lunedì 24 Luglio 2017 - Ore 11:09
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Post sulla morte di Giuliani, in apertura dei lavori dell’aula, il consigliere comunale Diego Urbisaglia chiede scusa per il caso scatenato dalle sue frasi scritte su facebook, ma non si dimette (leggi l’articolo). Stmattina, in avvio dei lavori dle Consiglio comunale, il consigliere ha comunicato l’adesione al gruppo misto e la sua autosospensione dal partito democratico in seguito alla decisione della commissione di garanzia del partito che ieri (23 luglio) lo ha cancellato dall’anagrafe degli iscritti e dall’elenco degli elettori democrat. «Chiedo scusa del disagio creato alla mia famiglia, dell’imbarazzo creato al partito – afferma Urbisaglia – e a tutti coloro che si sono sentiti toccati dalle mie dichiarazioni, ai familiari diretti interessati (di Giuliani, ndr) che di tutto hanno bisogno tranne che di querelle con uno dei tanti consiglieri comunali. Chiedo scusa, ma non mi dimetto per uno scivolone, anche perché non trovo alcun nesso tra questo e la mia attività di consigliere. Non ritengo giusto e rispettoso – continua – per i miei elettori rassegnare le mie dimissioni, continuerò ad esercitare il ruolo e a sostenere la maggioranza di governo con tutta la passione che la città merita, nelle battaglie che ho portato avanti negli ultimi anni, per la mobilità sostenibile, il sociale, le manutenzioni». Urbisaglia, nel corso del suo intervento, ha sottolineato di aver più volte chiesto scusa per i toni forti utilizzati nel suo post nel giro di poche ore, prima che si scatenasse la polemica che ha visto intervenire anche i vertici nazionali del partito.

Parole pronunciate con evidente emozione, che non sono servite come giustificazione per il centro sociale “Asilo politico”, che ha fatto esplodere la protesta al grido di “dimissioni” e “vergogna”, dispiegando lo striscione in aula “Carlo Vive, Urbisaglia vattene”. A nome del centro sociale, Sergio Sinigallia: «Urbisaglia ha oltraggiato la memoria di un ragazzo morto e dopo aver chiesto scusa ha rinvendicato il senso delle sue parole». Silvana Pazzagli ha sottolineato come «un consigliere di un partito a vocazione democratica ed antifascista non può riportare il dibattito a posizioni di estrema destra di 16 anni fa dopo le sentenze della Corte Europea, pensando che quello che è stato prodotto a Genova è stato frutto di una rappresaglia delle forze dell’ordine, un colpo di Stato, in cui quelle giornate hanno comandato le forze dell’ordine». La seduta è stata sospesa 10 minuti, interrotta dalla protesta del Csa, per poi riprendere con gli interventi dei capigruppo. Gli attivisti sono rimasti tra il pubblico durante il dibattito, ma sono usciti quando è stato il sindaco Valeria Mancinelli a chiedere la parola.

(foto Giusy Marinelli)

 

 

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