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Caldo record,
pronto soccorso dell’Inrca al collasso

ANCONA - Afflusso numeroso ed in costante incremento nella giornata. Struttura satura, barelle finite, i pazienti trasportati in ambulanza rimasti in attesa nei mezzi di soccorso. Genga: "Situazione impegnativa, il personale lavora al massimo"
venerdì 4 agosto 2017 - Ore 17:31
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Le ambulanze in coda all’Inrca

Temperature record, pronto soccorso Inrca al collasso per i malori dovuti al caldo intenso. Nel primo pomeriggio il picco di accessi che hanno saturato la struttura di via della Montagnola, costringendo le ambulanze a rimanere in coda all’ingresso del presidio ospedaliero con i pazienti a bordo. Un problema ricorrente, soprattutto nei mesi estivi, quello del sovraffollamento del pronto soccorso del Geriatrico, dove oggi pomeriggio sono finite anche le barelle. È stato necessario recuperarle da altri reparti per poter trasportare i pazienti, alcuni in arrivo anche dalle case di riposo private. Tanti i malori delle persone anziane imputabili alle temperature torride da bollino nero, nel primo pomeriggio la colonnina di mercurio è arrivata a quota 40 gradi, anche se gli operatori sanitari non sono ancora riusciti ad elaborare i dati. «I posti di osservazione breve sono sei, oggi pomeriggio le persone che avevano bisogno di questo tipo di assistenza erano il doppio – illustra Raffaele Miscio, Fp-Cisl Ancona -. Le barelle sono state prese dagli altri reparti per dare assistenza, ma anche così non è bastato ed alcuni pazienti trasportati in ambulanza all’Inrca sono dovuti rimanere a bordo dei mezzi di soccorso per l’intasamento del punto di primo intervento. In questo momento – prosegue – non c’è personale a sufficienza per far fronte all’emergenza. Un operatore socio sanitario è stato spostato da Geriatria al pronto soccorso, ma è chiaro che così si creano problemi anche in altri reparti. È la storia della coperta corta. Non credo nemmeno – conclude – che si possa continuare a parlare di emergenza e di situazioni non prevedibili, questo caldo era annunciato da tempo e sappiamo come a soffrire di più le alte temperature siano proprio gli anziani. Queste situazioni riescono ad essere superate solo grazie alla professionalità del personale che va quindi implementato».

Il segreterio provinciale Fials Claudio Acacia sottolinea come siano anche gli operatori socio sanitari e non solo gli infermieri figure profesionali importanti e fondamentali. “Chiediamo una implementazione di questa risorsa al fine di garantire una adeguata assistenza ai pazienti” spiega Acacia.

Aggiunge Luca Talevi, Cisl-Fp Marche: «Il problema del pronto soccorso dell’Inrca, ma anche di quello dell’ospedale regionale di Torrette, è annoso, non lo scopriamo oggi. Si è accentuato in queste giornate di caldo intenso e senza tregua di questi giorni, con l’apice di oggi. Purtroppo la riforma ha fatto sì che chiudessero molti punti di primo intervento insieme ai piccoli 13 ospedali ed in particolare per Ancona, non essendoci ancora un ospedale di rete, che vedremo solo da qui a diversi anni, tutte le emergenze si riversano su Inrca e Umberto I».

«La situazione è impegnativa – conferma il direttore generale dell’Inrca, Gianni Genga -. Abbiamo avuto un afflusso importante che è incrementato nel corso della giornata. La struttura è al massimo del regime e può capitare che l’ambulanza che arriva all’ospedale con la persona soccorsa debba prestare un minimo di supporto alla struttura in termini di logistica e barelle. Il personale sta lavorando senza sosta. Il clima è una delle maggiori cause di malore, ma non abbiamo ancora i dati elaborati essendo impegnati nell’attività di cura».

Non sono mancate lamentele per l’impossibilità di far trasportare i propri cari al pronto soccorso di Torrette visto il congestionamento della struttura della Montagnola. «La rete dell’emergenza territoriale è studiata in modo da presidiare i percorsi in modo che tutte le strutture diano il massimo del loro contributo a maggiore garanzia della salute di tutti i pazienti – afferma Genga -. Bisogna rispettare i procolli altrimenti salta tutto e i primi a poterne fare le spese sono propri i pazienti».

(A. C.)

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