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Trenta anni di elisoccorso
“Voleremo 24 ore su 24”

STORIA – Il 23 agosto del 1987 il primo volo di Icaro, l'eliambulanza donata da Francesco Merloni e fortemente voluta dal dottor Giuseppe Romagnuolo della Croce Gialla di Ancona, ispirandosi ai soccorritori Usa. Le prossime sfide del reparto diretto da Germano Rocchi e i ricordi dello storico infermiere volante Sandro Mangiacristiani
mercoledì 23 Agosto 2017 - Ore 11:47
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di Federica Serfilippi

Tutto è nato da un viaggio negli Stati Uniti. Il dottor Giuseppe Romagnuolo, storico presidente della Croce Gialla di Ancona, era rimasto affascinato dalla rapidità con cui l’ospedale di Baltimora accoglieva i suoi feriti. Aveva capito che il soccorso in eliambulanza sarebbe stato il futuro dell’emergenza. Al suo ritorno in Italia, tutto era praticamente già fatto: l’elicottero messo a disposizione dall’industriale e onorevole Francesco Merloni aspettava solo l’equipe medica per essere operativo. Era il 23 agosto del 1987 quando volò per la prima volta nei cieli delle Marche. Esattamente trent’anni fa. Da allora, sono stati eseguiti centinaia di migliaia di interventi. Innumerevoli le vite salvate e le situazioni estreme affrontate. L’ultima, la tragedia del terremoto che lo scorso anno ha squarciato il centro Italia. In tre decenni, ci sono state migliorie tecnologiche, tecniche salvavita importate dagli Usa e la dotazione di una seconda eliambulanza, Icaro 02, introdotta nel 2009 a Fabriano in supporto a Icaro 01 presente all’ospedale di Torrette. Nell’87, quello marchigiano fu uno dei primi elisoccorsi di tutta Italia. Era stato lo stesso Romagnuolo, medico del pronto soccorso, a reperire la prima squadra, composta da una ventina di persone, tra dottori rianimatori e infermieri. Ora, se ne contano quasi il doppio tra le due cittadelle. Persone capaci di volare 1100 volte l’anno. Dal 2011, il reparto è sotto la guida del dottor Germano Rocchi: «Il medico dell’elisoccorso deve avere comprovate doti professionistiche, ma anche la capacità di capire al volo le situazioni, prendendo in pochi secondi decisioni che potrebbero essere vitali per la vita del paziente. L’obiettivo è portarlo in ospedale vivo, nel minor tempo possibile». Tutti gli operatori hanno una preparazione specifica. «Abbiamo adottato tecniche salvavita che utilizzano le forze speciali americane e due volte all’anno ci esercitiamo con l’equipe del soccorso alpino, con cui voliamo per le missioni Sar, condotte in terreni ostili, come quelli montani». Le sfide del futuro sono due: «Poter usare l’elicottero di notte, come stabilito dalla Regione, e utilizzare una tecnologia, permessa dall’Ue, per cui si potrà volare attraverso la nebbia, nuvole basse e in situazioni di scarsa visibilità. Saremo operativi 24 ore al giorno, trasformando la regione in una città».

Sandro Mangiacristiani

Della squadra che si erse in volo nel 1987 è ancora in servizio l’infermiere Sandro Mangiacristiani. Trent’anni dedicati al soccorso, due le vicende che più di tutte hanno lasciato un segno indelebile nella sua vita: il dramma del terremoto di un anno fa e la morte del piccolo Amos Guzzini, il bambino morto a Offagna dopo essere caduto in un dirupo non segnalato. «Siamo arrivati che era ancora vivo – racconta -. Non l’ho mai lasciato: prima l’ho accompagnato in sala operatoria, poi in Rianimazione. All’improvviso, mi sono sciolto in un pianto al pensiero che mio figlio stesse a casa, al sicuro. Dopo quel giorno, ho capito che in me qualcosa si era rotto. Per la prima volta, provai paura nel salire sull’elicottero. Paura di non sopportare la sofferenza. Per tre mesi sono stato lontano dall’elisoccorso. Sono tornato solo dopo aver prestato aiuto ai feriti di un incidente in Salento, dove ero in vacanza con la mia famiglia. La paura era scomparsa». Il 24 agosto 2016, i mezzi del 118 furono i primi ad arrivare sui luoghi del terremoto. «Sorvolammo Pescara del Tronto – ricorda – e vedemmo una tragedia sotto i nostri occhi. Mai avrei creduto di trovarmi in una situazione del genere. Sono sceso col verricello nella zona rossa, cercando di individuare le persone che andavano estratte per prime. Quel giorno, ho contato 39 morti. Abbiamo cercato di salvare più persone possibili. Sono state comunque troppo poche». Per raccontare gli anni passati all’interno dell’elisoccorso, Mangiacristiani ha scritto due libri, entrambi acquistabili tramite la Fondazione Ospedali Riuniti: “Uno sguardo dal cielo. I racconti dell’emergenza” e “Uno sguardo dal cielo. I colori dell’emergenza”. I ricavati delle vendite hanno consentito all’infermiere di fornire attrezzature specifiche all’eliambulanza e di rendere più accessibile il reparto di Rianimazione di Torrette ai parenti dei ricoverati.

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