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Uova al Fipronil: i casi conducono
allo stabilimento di Ostra Vetere

CONTROLLI - La ricostruzione delle filiere riconduce sempre all'azienda del Senigalliese, i cui prodotti sono risultati positivi alle analisi dell'Istituto zooprofilattico di Umbria e Marche. "Nessun pericolo per l'uomo" ribadisce la Regione. L'Adiconsum: "Consumatori preoccupati. Vogliono certezze su quello che mangiano"
venerdì 25 agosto 2017 - Ore 12:00
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Uova contaminate dal Fipronil, la ricostruzione delle filiere allarga la mappa dei controlli nelle Marche. Mappa che ricondurrebbe, però, allo stabilimento di Ostra Vetere. Dei quattro casi marchigiani finiti sotto il mirino degli inquirenti (due nell’Anconetano e due nel Maceratese) tre sono collegati – secondo quanto ricostruito dalla Regione – all’azienda di Ostra Vetere, il primo allevamento a far scattare l’allarme Fipronil sul territorio, la cui produzione e commercialiazzazione di uova è stata bloccata giorni fa. La positività rilevata su un campionamento uova di un impianto di produzione di pasta fresca di Civitanova Marche sarebbe riconducibile sempre allo stabilimento di Ostra Vetere. «Le attività svolte dai Servizi Veterinari dell’Asur Marche in collaborazione con il Comando Regionale del Nas hanno messo in evidenza che le uova provengono da un centro di imballaggio con annesso allevamento di Castelfidardo − spiega in una nota la Regione −. Questo centro di imballaggio, avendo ricevuto uova dalla azienda di Ostra Vetere, ha già provveduto volontariamente, sia al blocco della commercializzazione delle uova in deposito sia al ritiro di quelle commercializzate. L’Autorità competente locale ha provveduto comunque ad emanare un provvedimento di blocco della commercializzazione». L’istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche, chiarisce una nota della Regione, «ha comunicato che la quantità di Fipronil presente nelle uova campionate a Civitanova è pari a 0,033 mg/kg. Valore ben al di sotto del limite di tossicità acuta (0,72 mg/kg)». Il quarto caso, riscontrato a Cingoli, sarebbe legato ad un lotto di uova proveniente dalla Germania.

Secondo indiscrezioni, le uova prelevate nell’allevamento di Castelfidardo, il 14 agosto, sarebbero risultate negative ai controlli. Il pm di Ancona Mariangela Farneti ha aperto un fascicolo di indagine, ipotizzando reati contravvenzionali relativi alla produzione di alimenti.

I bassi livelli di insetticida rilevati nei campioni non tranquillizza però i cosumatori, come sottolinea Adiconsum Marche. «Anche se nella fattispecie il contenuto rilevato di Fipronil è di molto inferiore rispetto al livello di tossicità acuta per l’uomo, permane la preoccupazione per la presenza di elementi tossici nella produzione alimentare − afferma il segretario regionale, Francesco Varagona −. Casi come questo rendono evidente come non si possa mai abbassare la guardia sulla sicurezza degli alimenti e dei processi produttivi. Fondamentale dunque la tracciabilità delle filiere e delle tecniche di produzione al fine di tutelare la salute del cittadino. Occorre inoltre − aggiunge Varagona − in un processo condiviso con tutti gli attori coinvolti, rivedere seriamente la legislazione europea per arrivare a bandire definitivamente l’utilizzo di sostanze tossiche nei processi produttivi, e non ammetterne comunque l’utilizzo pur se all’interno di limiti di tolleranza. Adiconsum Marche ritiene necessario che siano date maggiori certezze al consumatore: la certezza di acquistare e consumare prodotti alimentari sani, salubri e sicuri, che non siano potenzialmente dannosi per la salute dell’uomo».

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