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Dimissioni Solari, Severini:
“Imbarazzati per Pugnaloni”

OSIMO - Per la coordinatrice di Art.1-Mdp "il nobilissimo Campana si trova a vivere una vicenda surreale, che blocca completamente l’attività culturale dell’ente e della città e nel vano tentativo di rimpiazzare quel nome, il sindaco pare abbia già ricevuto vari niet da figure di un certo peso"
giovedì 28 Settembre 2017 - Ore 10:47
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Osimo, Palazzo Campana

Continuano a far discutere le dimissioni ‘a metà’ rassegnate di Giampiero Solari da presidente del Consiglio di Amministrazione del Campana di Osimo (leggi l’articolo). Argentina Severini. Parziali perché il regista ha deciso di continuare a sedere nel cda a 5 dell’istituzione culturale come consigliere, nonostante o suoi numerosi impegni professionali (leggi l’articolo). E questo è uno soltanto dei dubbi che solleva Argentina Severini, coordinatrice osimana di Art 1. Mdp, nella sua lettera che pubblichiamo di seguito.

“Nebbia in Val Padana… no scusate, nebbia su al Campana. La vicenda, che sta assumendo i contorni foschi del chiacchiericcio di borgata, rischia di gettare sindaco e colleghi di maggioranza in uno dei peggiori imbarazzi e pastrocchi degli ultimi anni. Di certo il nobilissimo Campana si trova a vivere una vicenda surreale, che blocca completamente l’attività culturale dell’ente e della città. Ma andiamo per gradi: dopo due bandi cuciti ad hoc per nominare alcuni personaggi, tra cui Orsetti (regista instancabile della politica pugnaloniana), il buon Solari avrebbe dovuto prendere in mano le redini della situazione, in forza del suo prestigio a livello nazionale e non solo.Résosi tuttavia conto di non riuscire ad espletare il mandato in maniera utile alla comunità, ha rassegnato le sue dimissioni in una lettera in cui dichiarava di dimettersi da presidente dell’istituzione.

Secondo voi, se una persona si dimette da presidente, a maggior ragione, non intende dimettersi anche dalla carica di consigliere? La logica dice questo, ma, visto l’imbarazzo che ciò andava a creare nell’amministrazione Pugnaloni, costretta a far surrogare per l’ennesima volta il presidentissimo, dal comune sarebbe partita una interpretazione autentica della rinuncia alla carica, secondo cui le dimissioni da presidente non corrispondevano a quelle da consigliere. E che pertanto il cda poteva tranquillamente proseguire la sua attività a quattro, magari eleggendo un presidente tra i componenti rimasti. Cosa mai vista da nessuna parte: lo statuto prevede cinque componenti, e comunque ogni istituzione vive della gestione di un numero di componenti dispari, per garantire la maggioranza dei voti e per non bloccare l’attività amministrativa.

Argentina Severini

Di fronte ad una simile situazione, l’unica cosa da fare, sarebbe stata quella di mettere all’odg del prossimo consiglio comunale, la surroga di Solari, che ha chiaramente manifestato la sua volontà di abbandonare quel ruolo, suo malgrado. La presidente del consiglio, esemplare portatrice di trasparenza e correttezza, avrebbe dovuto assumersi l’onore e l’onere di inserire tra i vari punti all’odg, proprio questo, e comunque, potrebbe ancora trovare le modalità per farlo inserire come punto aggiuntivo, facendolo votare dai consiglieri presenti.

Il problema è che Pugnaloni, nel vano tentativo di rimpiazzare quel nome, pare abbia già ricevuto vari niet da figure di un certo peso nella città, perché ormai in pochi sono disposti ad accettare gli incarichi da siffatto sindaco, che proprio secondo uno stile democristiano vecchia maniera, offre posti con le pacche sulle spalle, facendo capire che, chi dà le carte è lui, e che comunque quel posto fa parte di un do ut des di tipo elettorale. Tutto nella norma, tutto secondo i soliti rituali, ma in questo caso sembra che il meccanismo si sia inceppato con un po’ di anticipo rispetto ai normali tempi di consunzione della fiducia e della stima pubblica verso il governante di turno. Attendiamo ulteriori sviluppi, attentissimi a che la res publica non venga oltremodo offesa. Saremmo un po’ stanchini di questo stile vecchio, che sa di muffa grigia e maleodorante. Ci serve aria nuova, che sia colorata di lavanda e che profumi di sole giallo e di cielo azzurro. Anche sul Campana”.

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