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Ex Savoia, Sediari:
«La palestra si può demolire
per ampliare via San Martino»

ANCONA – Con la Provincia che ha sciolto le riserve per tornare a Palazzo di Vetro, resta da decidere il futuro dell'ex Liceo, in abbandono dal 2011. L'assessore all'urbanistica apre all'idea di una demolizione parziale per agevolare il traffico
martedì 3 Ottobre 2017 - Ore 20:10
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L’ex Liceo Savoia di via Vecchini, foto d’archivio

Per uno scheletro che sembra dopo oltre un decennio aver ritrovato la sua destinazione d’uso, ne resta un altro tutto da decifrare. E’ la partita degli immobili di proprietà della Provincia di Ancona. La presidente Liana Serrani ha tracciato il rientro dei dipendenti dell’ente (circa 120 amministrativi in sede, 200 in tutto) nello storico edificio di corso Stamira. Scartata dunque l’ipotesi di un riutilizzo dell’ex Liceo Savoia di via Vecchini, lasciato dagli studenti nel 2011 e da allora senza alcuna indicazione per la destinazione futura. Che farne? “La proprietà non è nostra – premette il vicesindaco e assessore all’urbanistica Pierpaolo Sediari -, dipende dalla Provincia quali cambi d’uso chiederanno al Comune. Noi crediamo che sia possibile studiare qualcosa di concreto per migliorare la viabilità”. In sostanza, si pensa ad un ampliamento dell’incrocio tra via Vecchini e via San Martino, con una demolizione parziale della palestra del Liceo che si affaccia sull’ultimo tratto di via San Martino, per allargare la sede stradale e decongestionare il traffico in uno dei punti più critici per la viabilità del centro città. Un’idea già presa in considerazione dalla giunta Gramillano, poi accantonata, in attesa che la Provincia decidesse che fare dei suoi immobili. Ora la partita inizia a mettere qualche punto fermo, a partire da Palazzo di Vetro. Due piani su 7 dell’immobile di corso Stamira (contando anche il piano interrato utilizzato come parcheggio) ospiteranno gli impiegati dell’ente provinciale. “Progetto pressoché fatto, entro l’anno saranno definite le risorse” ha anticipato la presidente Serrani. E il resto dell’immobile? Si delinea un’operazione pubblico-privato, dove gli spazi inutilizzati saranno messi in vendita per ospitare uffici privati, commercio o ristorazione. D’altra parte, di Palazzo di Vetro, dopo la bonifica dall’amianto di 6 milioni di euro durata dal 2009 al 2012, resta ben poco da utilizzare. L’edificio va ricostruito e l’operazione è milionaria. Solo lo scheletro era stato valutato 11 milioni di euro, poi si è svalutato negli anni, dopo diverse aste di vendita andate deserte, fino a scendere a 9 milioni di euro. Un prezzo che aveva scoraggiato anche il Ministero di Giustizia, che aveva considerato fino in fondo l’ipotesi di rilevare l’edificio per realizzarci la cittadella giudiziaria, accorpando Corte di Appello, uffici giudiziari e tribunale di Sorveglianza del viale della Vittoria. Il passo non è comunque semplice, si parla di almeno due o tre anni per concludere la ricostruzione dell’edificio, ma come un effetto domino potrebbe sbloccare l’altra incompiuta, quella del Savoia. Anche qui, prezzo di mercato valutato in 9 milioni di euro, poi servono almeno 700 mila euro per l’adeguamento sismico e le manutenzioni della struttura in calcestruzzo, ormai abbandonata da oltre 6 anni. Da qui l’idea di una diminuzione delle cubature, per piazzare più facilmente sul mercato l’immobile, andando allo stesso tempo ad intervenire in uno dei punti più critici della viabilità cittadina.

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