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Dalle ceneri Bm, ecco Banca Adriatica
Il presidente Ranica: «Mezzo milione di clienti
da accompagnare nel cambiamento»

CREDITO - A febbraio si concluderà l'acquisizione di Nuova Banca Marche da parte di Ubi. Tre mila esuberi e filliali ridotte del 40%, ma il presidente della nuova Banca Adriatica sottolinea: "Otto mila correntisti in meno di sei mesi ci hanno già dato fiducia". E su Carilo "non abbiamo ricevuto nessuna offerta"
venerdì 13 Ottobre 2017 - Ore 20:25
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I vertici Ubi schierati per la presentazione di Banca Adriatica, da destra Nunzio Tartaglia, Ovaldo Ranica e Alberto Pedroli

Osvaldo Ranica, presidente di Banca Adriatica e consigliere di gestione Ubi Banca

di Sara Bonfili 

Filiali razionalizzate, esuberi nei limiti degli accordi sindacali, stesso sostegno a cultura e sport. E su Carilo “non abbiamo ricevuto nessuna offerta. Pensiamo solo a lavorare per il territorio, come prima”. Dalle ceneri della vecchia Banca Marche, ecco Banca Adriatica. Il percorso, che si concluderà a febbraio, vede l’acquisizione delle good bank del centro Italia e di Nuova Banca Marche da parte di Ubi, che diventa così il quarto gruppo bancario nazionale.

A spiegare i dettagli dell’operazione sono stati nel quartiere generale di Fontedamo a Jesi gli stessi i vertici di Ubi – Banca Adriatica: il presidente di Banca Adriatica e consigliere di gestione UBI Banca, Osvaldo Ranica, l’a.d. di Banca Adriatica, Alberto Pedroli, il responsabile dell’area Centro Sud UBI Banca Nunzio Tartaglia.

Il 23 ottobre, infatti, è la data che segna l’acquisizione da parte di Ubi di Banca Adriatica Spa (ex Nuova Banca Marche). Una grande banca sul territorio che ha nella sua pancia molte banche, sia la vecchia Banca Popolare di Ancona, parte di Bpu nel 2003, poi divenuta UBI nel 2007, sia la Nuova Banca delle Marche, già Banca Marche e temporaneamente denominata Banca Adriatica Spa. In aggiunta, la prossima settimana sarà inglobata Nuova Banca Etruria (Banca Tirrenica Spa) ed entro febbraio Nuova Cassa di risparmio di Chieti (Banca Teatina Spa).

Le storiche insegne di Banca Marche a Fontedamo di Jesi sostituite dal logo Ubi

Circa 3.000 sono gli esuberi previsti: 1.300 sono unità Ubi in esodo volontario, 530 quelli delle tre bridge bank. «Il piano industriale si chiude nel 2020 e saremo 19 mila e 500 unità», afferma Ranica. Quindi, dai circa 22 mila e cinquecento attuali, il 13% in meno, in un’ottica di razionalizzazione secondo i vertici. Il presidente Ubi-Banca Adriatica butta acqua sul fuoco anche riguardo le presunte tensioni nelle trattative sindacali. I vertici di Ubi, dice, stanno trattando con i sindacati per definire gli esuberi e limitare le esternalizzazioni, «solo come parte del discorso ammesso dalla trattativa sindacale». «Gli accordi sindacali si chiuderanno nel migliore dei modi, stanno trovando la quadra», conclude Ranica.

Verranno chiuse le filiali che eccedono, per un totale circa del 40%. Ubi mantiene due filiali, Fontedamo ed Esagono. La storica Banca Marche di Jesi ha già “sollevato le nuove insegne” Ubi. La sede dell’ex centro direzionale sarà presto adibita in parte a sede di Team System, in parte alle attività bancarie. «Jesi resterà certamente un punto di riferimento per quanto riguarda il credito», afferma Nunzio Tartaglia. Gli altri sportelli saranno limitati ma in «un’ottica di razionalizzazione, com’è naturale: siamo di fronte a un cammino irreversibile nei processi di fusione, per cui è più importante fornire le giuste professionalità piuttosto che un moltiplicarsi di sportelli per fare operazioni che si possono ormai fare facilmente online. Saranno chiuse le filiali vicine e lasciate in piedi quelle più efficienti. Parliamo di quasi mezzo milione di clienti, che vanno accompagnati nel cambiamento», è il punto di Tartaglia. «A livello formale per i vecchi correntisti cambierà l’Iban, cambierà l’aspetto delle comunicazioni, ma niente nella sostanza. Il cliente, se vuole, potrà ritrovare lo stesso operatore, “la Maria Luisa” del caso», fa eco Pedroli citando una correntista anziana preoccupata soprattutto di perdere la sua operatrice di fiducia.

Il presidente UBI Ranica taglia corto sull’offerta della BCC di Civitanova per la Carilo e sulle preoccupazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Loreto riguardo i propri crediti con la vecchia Banca Marche: «Io non ho ricevuto nessun’offerta. Se l’hanno fatto non hanno parlato con me. Il nostro team punta a lavorare sul territorio e per il territorio come prima. Questi temi non ci riguardano».

Nunzio Tartaglia reponsabile Ubi Banca Centro Sud

Non ombre quindi, ma solo luci, nella descrizione dei vertici Ubi di una «semplice operazione di mercato di fusione di sette banche, per la tutela del credito, che ci ha permesso di acquisire 900 mila nuovi clienti, e 12,4 miliardi di crediti. Il nostro titolo è stato il migliore del 2017 a Piazza Affari». Una banca che punta alla formazione di professionalità nuove dove non manca la sperimentazione dell’uso dell’intelligenza artificiale, che propone l’educazione finanziaria al risparmio nelle scuole, che ha raggiunto 8.000 nuovi correntisti in meno di sei mesi e dialoga con gli attori imprenditoriali del territorio. Le sette banche si trasformeranno in sette macro-aree, con ancora più servizi (retail, small business, settore corporate, UBI comunità, dedicata al terzo settore e agli enti pubblici, UBI welfare, in accordo con Confindustria Marche Nord, tra gli altri). Un recente accordo con la sede romana di Confindustria è stato stretto per sostenere le imprese 4.0. E ancora, non ultimo, il versante delle sponsorizzazioni: per scelta del gruppo il 3% degli utili sono dedicati alle sponsorizzazioni sul territorio e, nella fattispecie, alla stagione teatrale e operistica di Jesi e Macerata, all’Università, alle realtà sportive.

 

 

 

 

 

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