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Tiziano in trasferta a Milano,
Polverari: «Non si dovrebbe spostare,
è questione di dignità civica»

ANCONA – Per il Comune il prestito della Pala Gozzi sarà una grande operazione di marketing territoriale, l'ex direttore della Pinacoteca invece critica la scelta che mette a rischio il capolavoro e propone di ottenere almeno un “corrispettivo” da Brera, come la pala del Siciolante contesa da anni
giovedì 2 Novembre 2017 - Ore 12:55
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La Pala Gozzi del Tiziano

L’ex direttore della Pinacoteca civica di Ancona, Michele Polverari davanti al Giovane cavaliere di Carpaccio

 

Per il Comune di Ancona, il prestito a Milano della Pala Gozzi del Tiziano, l’opera più prestigiosa custodita dalla Pinacoteca Podesti, sarà una incredibile operazione di marketing territoriale per far conoscere i tesori di Ancona. “No, un’opera così non si dovrebbe muovere, e nel prestito c’è una mancanza di dignità civica”. E’ il duro commento dell’ex direttore della Pinacoteca Michele Polverari. Fa discutere la scelta del Comune di prestare all’esposizione di Palazzo Marino a Milano dal 5 dicembre al 14 gennaio la Pala Gozzi del Tiziano, una delle opere più preziose della Pinacoteca. Per l’assessore alla Cultura Paolo Marasca, “a Milano, con Tiziano, ci sarà tutta Ancona. Si parlerà del nostro territorio, della nostra cultura, della nostra bellezza, che amiamo decantare, ma che alla fine, troppo spesso, ci piace tenere solo per noi stessi, come accade a quei genitori che rinchiudono le figlie e i figli nelle loro stanze per paura che vadano troppo per la propria strada” scrive Marasca, ricordando che alla mostra di Milano si presenteranno 100mila persone, anche per scoprire questo capolavoro “nascosto” di Ancona. Nettamente contrario invece il parere di Polverari, raccolto dall’associazione Italia Nostra. “Ricordo in primo luogo che si tratta della principale opera pittorica conservata ad Ancona. E poi le opere su tavola sono particolarmente delicate ed in teoria non dovrebbero spostarsi (i musei tedeschi non le prestano mai e nemmeno quelli inglesi) – scrive Polverari nella sua nota -. Se proprio si vuol concedere il prestito (per il quale è necessario il parere favorevole dello Stato-tramite Soprintendenza), sarebbe preliminarmente necessaria una verifica tecnica molto scrupolosa sulle condizioni dell’opera (sulla perfetta tenuta delle tavole di pioppo, dei cunei di giunzione, ecc.). Inoltre, per una questione di dignità civica, al prestito del Comune di Ancona dovrebbe corrispondere un adeguato atto da parte di Milano, che potrebbe essere, anche tramite l’interessamento del Comune presso la Sovrintendenza statale: il ritorno concomitante (non come promessa) ad Ancona della Pala di San Bartolomeo di Girolamo Siciolante da Sermoneta, requisita alla nostra città nel 1811 dai funzionari del Regno Italico napoleonico, e poi smistata da Brera alla chiesa parrocchiale di Calcinate, dove tuttora si trova; il prestito da Brera (tramite interessamento del Comune di Milano), per lo stesso periodo, della tavola di Liberale da Verona raffigurante San Sebastiano, anch’essa requisita alla nostra città (S. Domenico) nel 1811.

Il rendering dell’allestimento dell’opera a Palazzo Marino a Milano

Qualora il Comune di Milano non volesse o non potesse ottenere dallo Stato quanto sopra si potrebbe chiedere il prestito, ad esempio dei due Tintoretto conservati al Castello Sforzesco, dalle collezioni dello stesso Comune di Milano. Non è affatto provinciale – conclude Polverari -, quando si presta un dipinto, chiedere un prestito corrispettivo. Anzi, è il contrario. Ti rispettano di più. Nel 2003, quando la National Gallery di Londra chiese il prestito della Crocifissione di Tiziano a San Domenico, ancorché l’amministrazione di Ancona non intendesse domandare nulla in cambio (more solito), riuscii ad ottenere quel capolavoro di Lorenzo Lotto, “Ritratto di gentildonna nelle vesti di Lucrezia”, che esponemmo in Pinacoteca per lo stesso periodo della mostra di Tiziano a Londra”. Polverari infine conclude con un appunto sull’allestimento dell’opera di Tiziano a Palazzo Marino. “Leggo nel comunicato del Comune di Milano che “grazie all’allestimento curato dall’architetto Corrado Anselmi, i visitatori potranno osservare non solo il capolavoro di Tiziano ma anche il retro della tavola”; faccio presente che non è una gran novità: ad Ancona è sempre stato così poiché l’arch. Di Matteo realizzò nel 1987 una piccola ma comoda gradinata che ha sempre permesso di vedere i disegni retrostanti a dieci centimetri di distanza” spiega Polverari.

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