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Omicidio di Sassoferrato,
chiesti 30 anni per Sebastiano Dimasi

ANCONA - E' la richiesta di pena del Pm Serena Bizzarri per l'imputato, nell'ambito del procedimento con rito abbreviato avviato per l'omicidio del professore Alessandro Vitaletti consumatosi lo scorso 28 gennaio a Sassoferrato. I familiari della vittima hanno chiesto un risarcimento di quasi 900 mila euro. Sentenza l'11 gennaio 2018
giovedì 9 Novembre 2017 - Ore 14:17
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Il presunto omicida Sebastiano Dimasi (a sinistra) e la vittima Alessandro Vitaletti

L’avvocato Enrico Carmenati

 

Chiesti 30 anni di carcere per Sebastiano Dimasi, il muratore calabrese accusato dell’omicidio del professore Alessandro Vitaletti, ucciso lo scorso 28 gennaio con 24 coltellate (leggi l’articolo) sferrate a pochi passi dal bar dello Sport di Sassoferrato. La richiesta è stata inoltrata questa mattina dal pm Serena Bizzarri nell’ambito del procedimento con rito abbreviato chiesto dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Enrico Carmenati. Si sono costituiti parte civile i familiari della vittima, rappresentati dal legale Roberto Marini. La madre, la sorella, l’ex moglie del docente e i suoi due figli (di cui uno ancora minorenne) hanno chiesto in totale un risarcimento danni che sfiora i 900 mila euro. “Ma – ha voluto precisare il legale – non sono i soldi quelli che c interessano”. Il gup Paola Moscaroli esprimerà il verdetto il prossimo 11 gennaio. L’accusa contestata a Dimasi, 55 anni, è omicidio volontario premeditato. Proprio sull’aggravante della premeditazione avrebbe puntato la requisitoria del pm. Secondo la procura, era da tempo che il muratore,  geloso della relazione tra la sua ex moglie e il docente di lettere, covava del rancore nei confronti della vittima. Proprio per questo, il 28 gennaio lo avrebbe assalito colpendolo con 24 fendenti scagliati con un coltello professionale e non con un coltellaccio da cucina preso alla rinfusa. L’arma del delitto non è, però, mai stata ritrovata. Su questo punto ha molto dibattuto la difesa che ha dato la propria versione dei fatti. Non sarebbe stato l’imputato ad aggredire il prof, ma il contrario. Almeno questa è la testimonianza resa da un commerciante che poco prima della colluttazione stava parlando con il 55enne. Lo scambio di battute era avvenuto al distributore di benzina che si trova a poca distanza dalla scena del crimine. Il testimone ha sostenuto che mentre stavano parlando, Vitaletti si sarebbe fermato con l’auto nei pressi della pompa di benzina dopo aver visto Dimasi. Sarebbe stata la vittima ad affrontare il muratore e a generare la zuffa, terminata con la morte del professore. Per la difesa, dunque, sarebbe da ravvisare un eccesso colposo di difesa. Nessun elemento, inoltre, farebbe presupporre a una premeditazione del delitto.

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