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La villa-museo
sarà vincolata e
resa visibile al pubblico

ANCONA – I carabinieri hanno sequestrato un centinaio di reperti di pregio nell'abitazione che è stata ristrutturata utilizzando parti dell'Ancona antica, recuperati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale
lunedì 20 novembre 2017 - Ore 20:54
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Un portale di un ingresso interno all’ambiente-chiostro

 

di Giampaolo Milzi

(foto Silvia Breschi)

Uno strabiliante viaggio indietro nel tempo, ma coi piedi per terra e gli occhi fissi su una carrellata di reperti plurisecolari, in una vera e propria villa-museo in via delle Palombare. Per decenni una sorta di leggenda metropolitana, che aveva lasciato solo qualche piccola traccia concreta di sé su Internet e una scia di chiacchiere in cerca di fondamento. Una leggenda che – quando il 10 gennaio del 2016 ebbi l’onore e l’onere di visitare quel mondo incantato di storia e antiche bellezze – è diventata una stupefacente realtà, ancora tutta o quasi da studiare, perché capace di raccontare tanto del passato di Ancona. Stamane il salto di qualità “istituzionale”, nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso la sede del Comando provinciale dei carabinieri di Ancona. Protagonisti, il maggiore Carmelo Grasso, comandante del Nucleo tutela patrimonio culturale dell’Arma (Ntpc), e la notizia del sequestro dell’intero complesso, costituito da un edificio a due piani con una specie di chiostro e un grande giardino. Sequestro disposto dal sostituto procuratore della Repubblica Rosario Lioniello, che conduce la relativa inchiesta e coordina le indagini dei militari dell’Ntpc, coadiuvati, per quanto riguarda la Soprintendenza unica delle Marche, dall’archeologa Raffaella Ciuccarelli, e per l’ambito dei beni culturali, dall’ing. Biagio De Martinis e dallo storico dell’arte Pierluigi Moriconi, presenti stamane all’incontro con la stampa assieme al comandante provinciale dei carabinieri Stefano Caporossi.

Stemma araldico con aquila

Un mare di reperti – oltre un centinaio, ma la stima è per difetto – quelli già censiti dai carabinieri, di grande valore storico-architettonico, provenienti dall’oceano di macerie in cui erano stati ridotti dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale tante chiese ed edifici ecclesiastici e laico-nobiliari dei disastratissimi quartieri Guasco, Porto e San Pietro del capoluogo marchigiano.
“Era da molto tempo che si parlava di questa casa-museo – ha detto Grasso – Noi siamo riusciti ad identificarla e perlustrarla, in base a un mandato di perquisizione del magistrato, un mese fa, prendendo spunto da anticipazioni di stampa (il riferimento è ad alcuni accenni resi noti dal mensile free press Urlo da me diretto e dal suo gruppo di ricerca storica Urlo Indiana Jones Team, ndr.). L’attuale proprietario, un medico iraniano, molto collaborativo, nei cui confronti è ipotizzato il reato di ricettazione, ha acquistato il complesso edilizio nel 2004 da una signora (pare di origini siciliane, ndr.), che a sua volta nel 2000 l’aveva comprato dagli eredi del signor Gastone Giorgi, anconetano”. “Un personaggio straordinario – ha aggiunto il capo dell’Ntpc – che negli anni subito dopo la fine della guerra prelevò tra le montagne di calcinacci lungo le strade del centro storico tutto il materiale di cui parliamo. Che poi reimpiegò con perizia sopraffina per costruire, probabilmente ricostruire e ampliare, tra i primi anni ’50 e l’inizio dei ’60, quello che possiamo definire un vero e proprio museo privato”.
Uno strabiliante viaggio indietro nel tempo, dicevamo, il sopralluogo dell’Urlo Indiana Jones Team del 2016 e quello recente dei carabinieri.

Il mosaico romano di epoca imperiale ritrovato nell’abitazione

Tappa iniziale, un mosaico che la archeologa Ciuccarelli fa risalire al II secolo d.C., impiantato su una parete e immediatamente posto sotto sequestro “mirato” (probabilmente sarà asportato in vista di essere esposto stabilmente in una sede istituzionale). E poi la lunga serie di scampoli artistici-architettonici che coprono soprattutto tutto il periodo medievale, parte di quello rinascimentale, fino a una targa con scritte celebrative del ‘700.
Ecco una breve, sintetica descrizione di queste perle di storia dell’arte, iniziando dalla specie di chiostro cui si accede appena entrati nella villa-museo: un lato dell’ambiente è delimitato da due colonne con capitelli che delimitano tre finestroni aperti ad arco; un altro lato da ulteriori due colonne con capitelli a supporto di due arconi realizzati in mattoni moderni, sopra i quali campeggia un bellissimo stemma cinquecentesco del Comune di Ancona; e ancora, un altro stemma di Ancona, mancante di una parte, presumibilmente del XV secolo; un finestra ricavata in un arco in pietra sormontata da quattro stelle con sotto una mensola e, immediatamente sulla parete a sinistra, un intrigante leoncino; il retro del portone principale d’ingresso incorniciato per metà da un grandissimo arco di tipo romanico-gotico fiorito; un altro bel portone delimitato da un arco a sesto acuto; incastonati lungo le pareti una lastra raffigurante una madonna col bambin Gesù, un putto con tralci di foglie, fregi di tipo vegetale, a volte con rametti, ornamenti di vario tipo; molti stemmi araldici – tra cui uno sorretto da un angelo, uno raffigurante la testa di un’aquila con le due ali ai lati separate, un terzo rappresentativo di un volatile palustre sormontato da una mitra; pezzi di capitelli o capitelli interi; un volto stilizzato con sotto ciò che resta di una fontanella; guardando verso il piccolo piano superiore, spiccano le ennesime colonnine con capitelli, a dividere quattro finestre sormontate da altrettanti archetti.
Passando dall’altro lato della parte ad uso abitazione, ecco il vasto giardino, e comincia un altro viaggio parallelo nel passato.

Un angolo esterno della casa-museo con colonnato ad archi

Il lato più lungo è delimitato da un colonnato con quattro finestre ad arco e un portale, tutti aperti; alcuni gradini conducono a un porticato e ad un altro portale d’aspetto rinascimentale ornato nella parte superiore da una cornice in cui risaltano dei cani; nel prato emergono una vera di pozzo, un pezzo di colonna in marmo; e ancora fregi e ornamenti qua e là. Infine, perla tra le perle, in un grande angolo all’inizio del giardino, la ricostruzione favolosa e idealizzata di una città medievale in scala, con palazzi, chiese, torri, realizzata probabilmente dal prof. Giorgi una sessantina di anni fa con l’aiuto di esperti artigiani, che fa davvero sognare.
Il maggiore Grasso che gli esperti della Soprintendenza, hanno sottolineato che il sequestro imposto all’intero complesso tende a “cristallizzarlo” così come è, in modo che il grande valore che rappresenta non possa essere alterato; in modo che resti così mirabile come il primo proprietario, Giorgi, l’ha saputo genialmente realizzare e preservare. L’ing. De Martinis: “Avvieremo una generale procedura di vincolo secondo il decreto legislativo 42 del 2004, emetteremo un provvedimento mirato per la tutela in quanto bene di grande interesse culturale”. “E’ nostro auspicio – ha aggiunto – concordare con l’attuale proprietario iraniano, una convenzione affinché un giorno questa casa museo sia resa visitabile dal pubblico”.

Nella villa-museo spunta un arco di San Francesco alle Scale

Scoperta la villa costruita con i reperti dell’Ancona antica distruttra dai bombardamenti

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