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Banca Marche, parla Bianconi:
«I finanziamenti li proponeva Vallesi,
io mi limitavo a firmare»

PROCESSO - L'ex numero uno dell'istituto ha respinto tutte le accuse formulate dalla procura nell'ambito del procedimento che lo vede imputato con gli imprenditori Degennaro e Casale, per corruzione tra privati. «Le richieste di finanziamento erano proposte dal vicedirettore generale. Il mio stipendio? Prendevo un milione di euro l'anno più bonus fino a 400mila euro»
venerdì 1 Dicembre 2017 - Ore 18:02
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Al centro, l’avvocato Renato Borzone e Massimo Bianconi prima di entrare in tribunale

 

di Federica Serfilippi

«Era il vice direttore generale che presentava le pratiche per le richieste di finanziamento al comitato esecutivo. Io, assieme al presidente, firmavo solamente per “ammessa” una volta presa la decisione degli organi bancari». Rompe il silenzio e si difende in aula l’ex dg di Banca Marche Massimo Bianconi nell’ambito del processo che lo vede imputato con gli imprenditori Vittorio Casale e Davide Degennaro per il reato di corruzione tra privati per una presunta serie di scambi di favori avvenuti tra il 2010 e il 2012. Una difesa che chiama in causa direttamente l’ex vice dg dell’epoca Stefano Vallesi. Dal banco dei testimoni, Bianconi – difeso dall’avvocato Renato Borzone – ha risposto oggi alle domande dei pm Bizzari, Pucilli e Laurino, risalendo tutti gli step della filiera per la concessione dei finanziamenti e approfondendo anche i rapporti con l’ex moglie in merito all’operazione della famosa compravendita dell’immobile di via Archimede, a Roma, sequestrato dalla Guardia di finanza nel 2015 per volere della procura. Ascoltato dal collegio penale anche Degennaro. «Bianconi? Prima di questo processo non l’avevo neanche mai visto» ha detto l’imprenditore. Assente in aula, invece, Casale. «La banca è un’organizzazione complessa – ha detto Bianconi interrogato dai pm sul ruolo che assumeva il direttore di fronte alle richieste di erogazione del credito – dove è la filiale del territorio la prima a procedere con la proposta di finanziamento». Poi, ci sono vari step e passaggi attraverso figure come il capo area crediti e il vice dg, all’epoca Stefano Vallesi. «Era lui, come da regolamento, il proponente delle pratiche e io, per quelle in questione, non ho mai espresso giudizi o pareri. Mi appoggiavo al complesso di uffici sotto di me, tanto che dopo la riunione del comitato e del cda io apponevo solamente una firma ai documenti per “ammessa”», ovvero la sigla sull’avvenuta approvazione da parte degli organi bancari. Insomma,  nessun ruolo da dominus per gli affari intrapresi, secondo la procura, con i due imprenditori.

Da destra, Massimo Bianconi, Renato Borzone e Davide Degennaro

L’ex dg ha poi parlato del suo arrivo in Banca Marche, un istituto di credito che aveva oltre 500 mila clienti e 40 filiali nel Lazio: «Era la primavera del 2004. Venivo dalla Sanpaolo di Torino, dove ero  direttore commerciale pianificazione e controllo marketing. Il mio stipendio? Un milione di euro all’anno più bonus che sono cambiati nel tempo e che potevano oscillare tra i 200mila e i 400mila euro annui». Nel 2008, i primi rapporti con Casale a cui Bianconi, secondo l’accusa, avrebbe aperto linee in mancanza di alcune condizioni fondamentali. «Si è presentato personalmente per iniziare una relazione di clientela. Non sapevo avesse avuto dei guai giudiziari e quando è stato arrestato (per un altro procedimento, ndr) lo abbiamo saputo immediatamente attivando tutte quelle procedure che in questi casi sono doverosi per una banca». L’ex dg ha affrontato anche il capitolo di via Archimede, dove – per i pm – Degennaro avrebbe trasferito fondi a una società intestate ai familiari di Bianconi (la Archimede 96 srl) e riconducibile all’ex dg in cambio di finanziamenti. «Mia moglie faceva attività imprenditoriale da tempo e sono del tutto estraneo all’operazione per l’acquisto di quella palazzina. Del resto, in quel periodo io vivevo separato da mia moglie e da mia figlia. Entrambe si erano trasferite a Roma nel 2008». Durante le fasi della stipula del pre-contratto di vendita, Degennaro ha riferito di non aver mai avuto contatti con Bianconi. «Prima di questo processo non lo conoscevo e non sapevo neanche che fosse il direttore di Banca Marche. L’operazione per ottenere l’immobile dei Parioli l’aveva gestita mia fratello, ma dopo il pre-contratto è saltato tutto perché era venuta meno la “rendibilità”. Dopo l’intervento della procura e l’inizio del procedimento non ho proseguito più alcuna trattativa».

Banca Marche, Bianconi in aula Al via il processo per corruzione

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