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Amianto a Paterno,
il Comune: “Ci stiamo attivando”

ANCONA – Il dirigente dell'urbanistica rompe il silenzio di Palazzo del Popolo sul caso dei due capannoni fatiscenti realizzati su proprietà comunale e ricoperti in eternit a cielo aperto, proprio sotto casa di una famiglia con una bimba di 3 anni. Claudia Pesarini scrive al segretario generale: “Chiedo trasparenza”
martedì 12 dicembre 2017 - Ore 11:00
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Uno dei due capanni con copertura in eternit realizzati su proprietà comunale, direttamente sotto al balcone della famiglia che da tempo ne chiede inutilmente la bonifica

 

di Giampaolo Milzi

Mancano pochi tasselli ai carabinieri per comporre in modo chiaro il quadro a tinte fosche in cui campeggiano i due fabbricati ricoperti di amianto che da un anno e mezzo rappresentano un incubo per due genitori di una bimba di 3 anni che vivono al civico 29 di Paterno. Alcuni giorni fa il comandante della stazione dell’Arma di Collemarino, Giuseppe Colasanto, esperto in materia ambientale, ha scritto all’Amministrazione comunale e all’Asur per ottenere risposte finalizzate a ricostruire una vicenda che si trascina a passo di lumaca, tra scaricabarile, mancanza di comunicazioni e possibili conflitti di competenze soprattutto all’interno dell’intricatissima macchina municipale, a partire dal 2 maggio 2016. Giorno in cui la signora Claudia Pesarini e il suo compagno di vita, residenti con la figlioletta nella frazione anconetana, inconsapevoli di rimaner poi vittime di un’odissea burocratica, hanno segnalato all’Asur l’ingombrante e inquietante presenza delle due strutture con copertura in eternit che sorgono proprio sul retro dell’abitazione di famiglia. A seguire una serie interminabile di lettere, telefonate di sollecito e con richieste di chiarimenti al sindaco e a funzionari e dirigenti di vari settori dell’Amministrazione comunale dai quali o non sono seguite risposte, o sono seguite risposte confuse e dilatorie. Da qui, il 16 novembre scorso, la decisione della signora Pesarini, di presentare un dettagliato e documentato esposto ai carabinieri. I quali presenteranno una relazione alla procura della Repubblica in cui, salvo colpi di scena, potrebbero profilarsi ipotesi di responsabilità illecite per eventuali atti omissivi di Asur e/o Comune.
Intanto, finalmente, c’è chi in Comune rompe il muro del silenzio pubblico fin qui eretto su un caso tinto di giallo-nero. E’ l’architetto Claudio Centanni, capo della Direzione Pianificazione urbanistica-edilizia pubblica. “Dei due capannoni a rischio per la presenza di amianto possibilmente nocivo non vi è traccia nel registro degli immobili di proprietà comunale – ha confermato ieri mattina a margine della seduta del Consiglio comunale. – Dunque, esperito un nostro ulteriore accertamento, provvederemo ad iscriverli in uno speciale elenco e ad attivare le procedure per verificare lo stato delle coperture in eternit e l’effettivo rischio di dispersione di asbesto cancerogeno nell’aria”. Una sorta di necessaria “prova del nove”, visto che già il 12 dicembre di un anno fa, dopo un sopralluogo sul posto (seguito al primo effettuato dall’Asur) la sezione Edilizia-Ambiente – in una missiva inviata al Sui-Sportello unico integrato Suap e Suep (Gestione edilizia residenziale privata, produttività e commercio) diretto dall’architetto Giacomo Circelli – aveva scritto che “i due manufatti in muratura con copertura in travi di legno e in onduline di eternit (costituite da fibre di amianto, ndr.), insistono su proprietà comunale, sono in pessime condizioni, apparentemente inutilizzati (…)”. Strutture fatiscenti, quindi. Su proprietà comunale, ovvero su strada comunale e – pur essendo opere realizzate abusivamente da ignoti – sotto diretta responsabilità del Comune. Un dato di fatto emerso un anno fa, perché allora tutto questo ritardo da parte del Comune? Centanni: “Perché il nostro ufficio ha preso in carico la questione solo dopo il 3 ottobre scorso, ereditando le pratiche di competenza dell’ingegnere capo del Comune e dirigente del Patrimonio Luciano Luchetti”. Quanto al giallo burocratico, Centanni – strano ma vero – ha smentito di avere avuto notizia di richieste di chiarimenti dai carabinieri. I quali, pare, le attendono in particolare, oltre che dall’Asur, dal già citato Sui Sportello unico integrato diretto dall’architetto Circelli, da cui dipende anche l’eventuale procedura per sancire l’abuso edilizio. Deficitarie comunicazioni tra diversi comparti amministrativi del Comune? Fate voi. La bella notizia è che qualcosa si muove concretamente tra chi di competenza. Come confermato dall’architetto Centanni, il secondo “step” sarà quello di incaricare una ditta privata specializzata per stabilire, una volta per tutte, se quell’amianto è pericoloso o no. Quello che in termini tecnico-ambientali si chiama piano di caratterizzazione, funzionale ad una eventuale bonifica. Già, un altro punto poco chiaro. Non si capisce infatti, e lo vorrebbero capire anche i carabinieri, come mai il 19 maggio di un anno fa, il responsabile del Servizio Igiene e Sanità Asur, dott. Guerrini, dopo aver compiuto due giorni prima un sopralluogo, pare si sia limitato ad inviare una nota alla Direzione Politiche sociali del Comune, senza poi coordinarsi più fattivamente con altre Direzioni municipali e senza poi chiedere all’Agenzia di protezione ambientale regionale Arpam di intervenire al più presto per la perizia tecnica di caratterizzazione.
La signora Pesarini, frattanto, tiene duro nella sua “schermaglia” con Palazzo del Popolo: “Due giorni fa ho scritto alla dott.ssa Giuseppina Cruso (segretario generale del Comune, ndr), responsabile della trasparenza degli atti amministrativi, e per conoscenza alla sindaca Mancinelli, per sapere quanto durerà ancora il procedimento che mi riguarda e soprattutto chi è o quali ne sono i responsabili”.

Amianto a Paterno, indagano i carabinieri

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