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«La nostra memoria è affidata a voi»,
Marika Venezia e Paola Vinay
raccontano la Shoah

GENOCIDIO - In occasione della Giornata della Memoria, la vedova di Shlomo Venezia, sopravvissuto ad Auschwitz, e la figlia del pastore valdese Tullio Vinay, che salvò centinaia di ebrei dalla deportazione, hanno parlato ai ragazzi delle scuole delle Marche durante il Consiglio regionale aperto sugli ottant'anni dalle leggi razziali di cui si macchiò l'Italia. Gli studenti hanno poi presentato i loro lavori per il concorso del Miur "I giovani e la Shoah"
mercoledì 24 Gennaio 2018 - Ore 18:29
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L’aula del Consiglio regionale piena per la seduta aperta “Memoria e Diritti umani: 80 anni dalle leggi razziali, 70 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, tema per la Giornata della Memoria 2018

 

Da sinistra Paola Vinay, figlia del pastore valdese, Tullio, Gadi Luzzatto Voghera, Direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, Antonio Mastrovincenzo, presidente Consiglio regionale, Marika Venezia, vedova di Shlomo Venezia, sopravvissuto di Auschwitz, il vice presidente dell’Assemblea, Claudio Minardi

 

Per non dimenticare l’infamia delle leggi razziali, di cui l’Italia si macchiò ottant’anni fa, e gli orrori della Shoah. Il Consiglio regionale apre le porte ad oltre cento studenti provenienti da tutte le Marche per ascoltare le testimonianze di Marika Venezia, moglie di Shlomo, sopravvissuto ad Auschwitz, e Paola Vinay, figlia di Tullio Vinay,Giusto tra le Nazioni, pastore valdese che mise in salvo molte famiglie ebree, nascondendole nella sua chiesa. Sono state le due donne, insieme a Gadi Luzzatto Voghera, direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, a parlare ai ragazzi nella seduta “Memoria e Diritti umani: 80 anni dalle leggi razziali, 70 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, tema che l’Assemblea delle Marche ha scelto quest’anno per la Giornata della Memoria, celebrata oggi in aula.

È stato un silenzio lungo 47 anni quello di Shlomo Venezia, sopravvissuto ad Auschwitz e scomparso nel 2012, racconta la vedova Marika. «’Sono un sopravvissuto, 182727 il mio numero di detenzione’, queste le sole parole riferite agli anni di prigionia nel campo» parla con voce flebile e pacata la signora Venezia. Commossa ma non piange «Shlomo non lo ha mai fatto, anche quando prese a raccontare di Auschwitz, ed io ho promesso che non lo farò. Fino ad oggi ci sono riuscita». Alcune svastiche disegnate sui muri del quartiere Africano di Roma dove Venezia viveva con la famiglia spingono Shlomo a rompere il silenzio. «Si è spaventato, ha avuto timore che potesse succedere nuovamente − racconta la signora Venezia −. Mio marito perse ad Auschwitz la mamma e le sorelle e 25 membri della sua famiglia. Mai detta una parola contro i tedeschi − tiene a specificare –. Sempre sereno, senza piangere». E conclude ricordando il suo legame speciale con le Marche, grazie al concorso artistico-letterario di Osimo “Una perla per Shlomo”. Paola Vinay ripercorre la vita del padre Tullio, pastore valdese, senatore della Repubblica, scomparso nel 1996. Riconosciuto Giusto tra le Nazioni nel 1981 per aver salvato dalla deportazione centinaia di ebrei a Firenze, accogliendoli nella sede della chiesa valdese, Vinay fondò il centro ecumenico Agàpe in Piemonte e il Servizio Cristiano di Riesi in Sicilia. «Ero una bambina ma ricordo bene tutti coloro che passarono da casa. L’ingegnere Neumann che faceva fatica a camminare e avevamo paura quando doveva nascondersi. L’intercapedine tra la nostra abitazione e la chiesa dove mio padre fece costruire il rifugio segreto − ricorda Paola Vinay −. Mio padre salvò tante famiglie, ma gli rimase sempre il cruccio di non essere riuscito a salvare l’ingegnere Einstein, cugino del famoso fisico Albert». È l’episodio conosciuto come strage di Rignano o del Focarno. Einstein viveva fuori Firenze in una villa, insieme alla moglie, le due figlie e due nipoti adolescenti. Il 3 agosto del ’44 i tedeschi entrarono nella villa e non trovandolo uccisero la moglie e le figlie, lasciando in vita le nipoti, salvate dal loro cognome, Mazzetti. Tornato dai boschi dove era nascosto Robert Einstein non sopportò la perdita e si uccise il 13 luglio del ’45. «La mia generazione affida a voi la nostra memoria» conclude Paola Vinay, rivolgendosi ai ragazzi.

«Abbiamo scelto un tema certamente complesso – le parole del presidente dell’Assemblea, Antonio Mastrovincenzo – che ci spinge a non dimenticare l’orrore e l’infamia delle leggi razziali, di cui il nostro Paese si macchiò ottanta anni fa, ma anche a ricordare che dieci anni dopo l’ONU, memore della barbarie dell’Olocausto e della persecuzione razziale, approvò la Dichiarazione universale dei diritti umani».

Tra gli studenti presenti in aula, quelli degli istituti scolastici che si sono contraddistinti nel concorso del Miur “I giovani e la Shoah” che hanno presentato video, elaborati e poesie sul tema. Per le scuole primarie erano presenti l’Istituto comprensivo “E.Medi” di Porto Recanati e l’Istituto comprensivo Monteprandone, per le scuole medie l’Istituto comprensivo “Pian del Bruscolo” di Tavullia e l’Istituto comprensivo “Fagnani” di Senigallia, per le scuole superiori l’Istituto “Podesti Calzecchi Onesti”, sezione di Chiaravalle, e l‘Istituto “E.Mattei” di Recanati.

A ringraziare gli studenti e gli insegnanti per il lavoro svolto, l’assessore all’Istruzione, Loretta Bravi, che ha voluto lasciare all’aula la sua testimonianza di figlia di soldato italiano prigioniero in Germania. «Mio padre aveva un nome, Matteo, ed un numero di prigioniero 50916, dettava la sua storia e io la scrivevo. Dalla vita che ha condotto dopo la guerra, dalla sua operosità e dall’amore che ha messo in tutto ciò che ha fatto ho capito che per me la memoria è questo: il bene che la sofferenza ha generato e a voi ragazzi chiedo, dunque, di non ricostruire nulla, ma di avvertire questo bene». A rivolgersi ai ragazzi anche il presidente, Luca Ceriscioli, che ha ricordato la scelta del presidente della Repubblica Mattarella di nominare Liliana Segre a senatrice a vita, «una grande dimostrazione di sensibilità da parte del presidente, un bel messaggio, perché Liliana Segre, nostra concittadina onoraria, con la sua testimonianza è in grado in instillare nel cuore di ognuno valori positivi e la capacità di essere fino in fondo esseri umani».

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