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Sentiero della Scalaccia libero:
demolite le costruzioni
che minacciavano la privatizzazione

ANCONA – Il proprietario della villa in zona Pietralacroce, intenzionato a chiudere con un cancello il percorso perdonale, si è adeguato alla sentenza del Consiglio di Stato dopo una battaglia legale iniziata nel 2009. In 500 avevano sfilato lungo il sentiero per affermare che il sentiero, in area del parco del Cònero, doveva rimanere fruibile al pubblico
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Un’immagine della manifestazione del 12 maggio 2013, quando oltre 500 persone percorsero lo stradello per protestare contro il rischio privatizzazione”

 

di Giampaolo Milzi

Non ha atteso neanche che il Comune di Ancona emettesse l’ordine di demolizione, e qualche settimana fa ha provveduto a sue spese a demolire le due colonnine e a disinstallare il congegno elettrico funzionali al montaggio di un cancello e quindi allo sbarramento del sentiero n°13 “Della Scalaccia”, lungo le rupi di Pietralacroce ad Ancona. Dopo 9 anni si è arreso, il prof. Francesco Balsano, proprietario della villa lambita da quel viottolo. Che era fermamente intenzionato, tramite il cancello che avrebbe voluto posizionare, ad aprire e chiudere quando gli faceva comodo. Perché considerava quello stradello, percorso “da sempre” da passeggiatori ed escursionisti, lesivo della sua privacy e dei suoi interessi, visto che un tratto passa proprio nel suo terreno, dove aveva ristrutturato un vecchio casolare rurale, trasformandolo in moderna abitazione per le vacanze. Il medico residente a Roma si è dovuto arrendere il medico, dopo una lunghissima schermaglia giuridica e giudiziaria che lo ha visto contrapporsi al Comune di Ancona e all’ente Parco del Conero. Una battaglia legale iniziata dopo il 2009, l’anno in cui Balsano aveva fatto realizzare le due “famigerate” colonnine con l’elettro-cabina, un gazebo-pergolato, un impianto luci, oltre a un marciapiede e ad altre piccole opere difformi dal progetto originario di rifacimento e risistemazione di casa colonica e immediati dintorni. Interventi considerati abusivi dal Comune e dal Parco, tanto che si era visto bocciare dal primo ente una richiesta di sanatoria e negare dal secondo i nulla osta paesaggistici. Già, paesaggistici, in quanto lo stradello della Scalaccia è uno degli più suggestivi della zona “Tre Valli”, labirinto di percorsi verdi che si tuffano nel mare della Riviera del Conero nell’area sud del comune ricompresa, appunto, nella zona tutelata del Parco.
Abusi edilizi, come il pergolato in legno e l’impianto di illuminazione esterna che avrebbero dovuto impreziosire ancor di più la sua dimora quasi a picco sull’Adriatico. Il professore ha rimosso anche il pergolato. Quanto al marciapiede, all’impianto di illuminazione e alle altre piccole opere “off limits”, Balsano ha chiesto una sanatoria che è ora oggetto di valutazione da parte dello Sportello unico integrato gestione edilizia municipale diretto dall’architetto Giacomo Circelli.
Si è arreso alla eco-giustizia, il professore romano. A fronte dei “no” al colpo di spugna incassati dal Comune e dall’ente Parco, aveva presentato corpose perizie, ricorrendo al Tribunale amministrativo delle Marche (Tar), che però l’8 maggio del 2015 gli aveva dato torto. Non restava che ricorrere al secondo grado della giustizia amministrativa.

Le colonnine presenti fino al mese scorso ai bordi del sentiero

E a distanza di un anno, nel maggio 2016, ecco la sentenza di rigetto del Consiglio di Stato, le cui motivazioni ricalcano quelle del Tar. Vero, infatti, che Balsano nel 2004 aveva ottenuto dall’Amministrazione municipale il permesso di costruire (con due successive varianti) la sua elegante dimora estiva. Ma le colonnine incombenti ai bordi del sentiero, il gazebo, l’impianto luci e il resto, secondo il Comune, erano stati realizzati in difformità di quegli atti autorizzativi. Anche secondo i magistrati del Consiglio di Sato il Comune aveva argomentato in modo “adeguato” la decisione di rispondere picche alla richiesta di sanatoria. Di più. Il Consiglio di Stato aveva chiarito una volta per tutte vari aspetti contestati da Balsano: non c’è dubbio che il sentiero n° 13 “Della Scalaccia” è proprio quello che fa da rilevantissimo sfondo alla controversia; incontestabile che sia incluso tra quelli riportati nel Piano e nel Regolamento del Parco del Conero; certo che il suo tracciato esiste da tempo immemorabile, ben prima della trasformazione del fabbricato rurale in villa; ergo, lo stradello è sottoposto alle disposizioni del Parco volte a salvaguardare paesaggio e ambiente, oltre alla piena fruibilità pubblica dell’intera area tutelata. In definitiva, per il Consiglio di Stato, l’interesse della collettività deve prevalere su quello di un privato: essendo “dimostrata la fruibilità pubblica del sentiero”, la stessa è ostacolata dalle “opere di sistemazione esterna (…), il pergolato in legno e le due colonne risultano idonee allo sbarramento del sentiero o a renderne assai difficoltosa la percorribilità pubblica”.
Una grande, sofferta vittoria, per il Comune e per l’ente Parco, tutelati rispettivamente dagli avvocati Gianni Fraticelli e Giovanni Ranci. Ora concreta e rassicurante per chi ama la natura come bene pubblico, dato che il proprietario della villa ha preferito tirar giù due le colonnine e quindi fugare l’incubo cancello. Ciò anche per evitare prima la sanzione prevista dalle norme, qualora non l’avesse fatto. E poi il risarcimento spese al Comune, se stante il suo non adeguarsi al disposto del giudizio definitivo del Consiglio di Stato avesse dovuto provvedere il Comune a far piazza pulita.
Una grande vittoria anche e soprattutto per le oltre 500 persone protagoniste della straordinaria manifestazione, indetta da 12 associazioni e svoltasi nell’ormai lontano 12 maggio 2013. I partecipanti, ritrovatisi al Forte Altavilla, avevano dato vita ad una pacifica marcia-passeggiata lungo la falesia, giungendo col pollice verde alzato, scandendo slogan e mostrando cartelli, fino al sentiero n° 13 “Della Scalaccia”. Per poi dar vita a un sit in-dibattito nel prato vicino alla villa del prof. Balsano e alle due colonnine “pirata”.

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