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«Era il Marioworld,
se ne uscivi venivi demonizzato»

INCHIESTA SUL MACROBIOTICO - Una delle persone che per anni è stata nel movimento di Pianesi racconta di come chi decideva di allontanarsi venisse isolato e di dipendenti sottopagati che non avevano giorni di riposo. In un convegno di un anno fa diceva: «Io vi ho dato la salute»
giovedì 15 Marzo 2018 - Ore 13:44
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Una lezione di Mario Pianesi

 

Lo chiama il «Marioworld», il macrobiotico pianesiano che ora viene chiamato psicosetta e dal quale chi ne usciva «o cercavano di riportarlo dentro, di convincerlo, oppure veniva demonizzato. A chi restava si diceva: “E’ pazzo”, oppure “E’ un ingrato”» racconta un uomo che preferisce restare anonimo ma che aveva fatto parte del movimento di cui Pianesi, ora indagato, tra l’altro, per evasione fiscale e associazione a delinquere finalizzata all’induzione in schiavitù. «Io vi ho dato la salute, e voi mi ripagate così?» diceva già più di un anno fa nel tentativo di riprendere le redini del suo movimento in un momento delicato nel corso di una assemblea ristretta. Uno di quei corsi da frequentare per chi lavorava nei punti macrobiotici. Chi entrava a far parte del movimento «non aveva nemmeno in mente di uscire. Così, se alla fine riuscivi a uscire da quello che magari per anni era stato il tuo mondo eri convinto di non avere più niente e nessuno – dice ancora l’uomo –. Gli amici, gli affetti, coltivati dentro il movimento, sparivano di colpo. Improvvisamente, per loro, non esistevi più».

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Dietro i banconi dei punti vendita il mondo verrebbe diviso in «noi e fuori. La realtà è molto diversa da quella che viene fatta vedere ai clienti. Anche la dieta è diversa. Ma qui il problema non è l’alimentazione in sé. Il problema è il meccanismo con cui le persone, spesso fragili o malate, venivano imbrigliate nel movimento. All’inizio ti fanno sentire speciale. Poi, piano piano che entri nel loro mondo, vedi sempre più il marcio che c’è dietro. Ma a quel punto ci sei dentro». Esserci dentro significa anche, sempre stando alla testimonianza, che «bisogna mangiare esclusivamente i prodotti venduti nei punti vendita. E i punti vendita devono comprare da quelle ditte che, pur non avendo come titolare Pianesi, fanno capo a lui a tutti gli effetti. Altrimenti arrivano le critiche, il pressing, le iniezioni continue di senso di colpa. In alcuni punti macrobiotici, se un cliente esprimeva commenti negativi su Pianesi, veniva annotato e riferito in segreteria.

Diversi dipendenti erano sottopagati, senza giorni liberi. Alle obiezioni veniva risposto: “Tu stai salvando le persone, devi essere grato”». Anche le vacanze erano organizzate. O meglio, vacanze studio, che venivano organizzate per i dipendenti, sempre a pagamento. Anche qui, nessun obbligo formale. Ma alla fine, per chi lavorava nei punti macrobiotici, tra quanto guadagnato e quanto reinvestito tra cibo, libri di Pianesi, corsi e addirittura in alcuni casi mobili e vestiti approvati dal movimento, restava ben poco».

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