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Bonificati dall’amianto
i due capanni abusivi di Paterno

ANCONA – Battaglia vinta per la coppia con una bambina che da tempo avevano denunciato il pericolo al Comune. Dopo un lungo rimpallo di responsabilità, le tettoie sono state sostituite da una ditta incaricata da Palazzo del Popolo
martedì 20 Marzo 2018 - Ore 11:02
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I capanni dopo la bonifica

 

di Giampaolo Milzi

Rassicurante effetto candore, spariti l’amianto e il rischio per la salute, e finalmente concluso felicemente il caso dei due capannoni che dal lontano 2016 hanno rappresentato un incubo per una famigliari di Paterno. Sono bastate poche ore di lavoro, lunedì 12 marzo, agli addetti di un’azienda di Osimo specializzata in piani di caratterizzazione e bonifica ambientale, per sostituire le tettoie dei due capannoni abusivi che sorgono lungo la strada retrostante il civico 29 della frazione anconetana, a due passi cioè dall’abitazione di residenza della signora Claudia Pesarini, del suo compagno e della loro figlioletta di 3 anni. Via le vecchie coperture in eternit, in più punti fratturate e quindi capaci di rilasciare nell’aria polveri di asbesto cancerogeno, al loro posto quelle nuove, in onduline di laminati bianchi e di moderna concezione. Costo dell’operazione, appena 1.800 euro. Operazione resa possibile dalla determina emessa all’inizio di febbraio dall’ufficio dell’architetto Claudio Centanni, capo della Direzione Pianificazione urbanistica-edilizia pubblica del Comune, dopo l’esito dei controlli e delle analisi effettuate sulle componenti in amianto dal chimico Paolo Angeloni, su incarico della stessa Direzione di Centanni.

Uno dei due capanni con copertura in eternit, prima della bonifica 

Tutto è bene ciò che finisce bene. Ed è proprio il caso di scomodare questo motto, visto che l’attesa per la soluzione è stata davvero lunghissima. Basta pensare che era il 2 maggio 2016 quando la signora Pesarini segnalò per la prima volta all’Asur l’ingombrante e inquietante presenza delle due strutture con copertura in eternit (cemento con fibre di amianto) proprio sul retro dell’abitazione di famiglia. A seguire vari sopralluoghi, anche della polizia municipale, oltre ad una serie interminabile di lettere, telefonate di sollecito e con richieste di chiarimenti al sindaco e a funzionari e dirigenti di vari settori dell’Amministrazione comunale. Una vera odissea burocratica, sbloccatasi dopo che nell’autunno 2017 Cronache Ancona aveva sollevato la questione. E grazie ad una tardiva ma fattiva operatività delle istituzioni competenti, per primo il Comune. Dopo che la signora Pesarini – stanca di ricevere risposte evasive o di non riceverne affatto da Palazzo del Popolo – si era decisa, il 16 novembre scorso, a presentare un dettagliato esposto-denuncia alla stazione carabinieri di Collemarino. I quali hanno ricostruito a mo’ di replay l’intricata vicenda, caratterizzata forse da incomprensioni e deficit di comunicazione tra enti diversi, e probabilmente tra settori e uffici del Comune, e in ogni caso presenteranno una informativa alla procura della Repubblica. Che, a questo punto, sparito il rischio di contaminazione, potrebbe limitarsi a sollecitare il Comune alla completa rimozione dei capannoni. Visto che la stessa Amministrazione municipale li ha qualificati come abusivi – senza peraltro riuscire ad individuare chi, probabilmente moltissimi anni fa, li ha realizzati in maniera piratesca – e visto che restringono la percorribilità della strada comunale dove si affacciano, comunque chiusa per il pericolo crolli della chiesa di Santa Maria Assunta, danneggiata dal sisma. Superata l’emergenza, la decisione di abbattere eventualmente le due strutture spetta al settore Gestione edilizia municipale diretto dall’architetto Giacomo Circelli.

Amianto a cielo aperto, la famiglia di Paterno ottiene la bonifica dal Comune

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