facebook rss

Amianto a cielo aperto,
la famiglia di Paterno ottiene
la bonifica dal Comune

ANCONA – Dopo gli esposti ai carabinieri e due anni di tira e molla, Palazzo del Popolo ha affidato l'incarico per la rimozione delle tettoie in eternit di due capanni realizzati su proprietà comunale, sotto al balcone di una coppia con una figlia di tre anni
domenica 11 febbraio 2018 - Ore 16:42
Print Friendly, PDF & Email

Uno dei due capanni sotto accusa, fotografati dalla casa di Claudia Pesarini

 

di Giampaolo Milzi

Settimane contate per l’amianto che dal 2016 rappresenta un incubo per una famiglia di Paterno. L’amministrazione comunale ha infatti finalmente deciso di dare l’ok per lo smantellamento delle coperture in onduline di eternit – contenenti fibre di asbesto – dei due capannoni, già dichiarati abusivi, che sorgono lungo la stradina retrostante il civico 29 della frazione anconetana, a due passi cioè dall’abitazione di residenza della signora Claudia Pesarini, del suo compagno e della loro figlioletta di 3 anni. L’ufficio dell’architetto Claudio Centanni, capo della Direzione Pianificazione urbanistica-edilizia pubblica del Comune, ha emesso la necessaria determina che inserisce i due manufatti in una speciale lista di strutture da monitorare in quanto potenzialmente capaci di mettere a rischio la salute pubblica. Ciò dopo l’esito dei controlli e delle analisi effettuate sulle componenti in amianto dal chimico Paolo Angeloni, su incarico della stessa Direzione di Centanni. L’esito rileva che parti delle tettoie sono fratturate e quindi capaci di rilasciare polveri di asbesto cancerogeno.
Nel contempo, la relazione del tecnico privato, suggeriva di ripetere i controlli ancora un paio di volte, di sei mesi in sei mesi, per avere un quadro completo della situazione. Da qui, in prima battuta, l’ipotesi di procedere comunque in tempi brevi ad un rivestimento protettivo delle coperture (incapsulamento), in modo da “congelare” la situazione di possibile rischio. Ha prevalso tuttavia, secondo buon senso, un’altra soluzione, quella appunto per la rimozione dei laminati. Alla quale provvederà una ditta di Osimo specializzata in piani di caratterizzazione e bonifica ambientale, per una spesa di 1.800 euro, ditta che si è aggiudicata la specifica gara bandita dal Comune. Comunicata come prescritto dalle norme all’Asur la relazione di intervento, la ditta dovrà comunque attendere i 30 giorni di silenzio-assenso Asur (anche questo un passaggio di legge) per poter avviare i lavori.

Uno dei due capanni con copertura in eternit realizzati su proprietà comunale, direttamente sotto al balcone della famiglia che da tempo ne chiede inutilmente la bonifica

A giocare a favore della “soluzione rimozione”, anche la verificazione scritta, risalente al 12 dicembre 2016, della sezione Edilizia-Ambiente, inviata al Sui-Sportello unico integrato Suap e Suep (Gestione edilizia residenziale privata, produttività e commercio) diretto dall’architetto Giacomo Circelli. La missiva attestava che “i due manufatti in muratura con copertura in travi di legno e in onduline di eternit (costituite da fibre di amianto, ndr.), insistono su proprietà comunale, sono in pessime condizioni, apparentemente inutilizzati (…). Pessime condizioni, su strada comunale e quindi, accertata la loro realizzazione piratesca da ignoti, sotto la responsabilità dell’Amministrazione municipale.
Vien da chiedersi come mai, trattandosi di opere abusive, l’amministrazione non abbia deciso di smantellare non solo le tettoie ma gli interi capannoni. Visto anche che restringono la percorribilità della strada comunale, comunque chiusa per il pericolo crolli della chiesa di Santa Maria Assunta, danneggiata dal sisma. Una questione di priorità, e comunque burocratica, in quanto la procedura di abbattimento totale di strutture abusive compete al settore Gestione edilizia diretto dall’architetto Circelli, un iter diverso e separato quindi.
In ogni caso, fine dell’incubo vicinissima, per i due genitori e la bimba di Paterno. Ma l’attesa è stata davvero lunghissima, troppo lunga. Basta pensare che era il 2 maggio 2016 quando la signora Pesarini segnalò per la prima volta all’Asur l’ingombrante e inquietante presenza delle due strutture con copertura proprio sul retro dell’abitazione di famiglia. A seguire vari sopralluoghi, anche della polizia municipale, oltre ad una serie interminabile di lettere, telefonate di sollecito e con richieste di chiarimenti al sindaco e a funzionari e dirigenti di vari settori dell’Amministrazione comunale. Una vera odissea burocratica, sbloccatasi dopo che nell’autunno 2017 Cronache Ancona aveva sollevato il caso. E con una fattiva operatività delle istituzioni competenti, per primo il Comune, dopo che la signora Pesarini – stanca di ricevere risposte evasive o di non riceverne affatto da Palazzo del Popolo – si era decisa, il 16 novembre scorso, a presentare un dettagliato esposto-denuncia alla stazione carabinieri di Collemarino. I quali hanno ricostruito a mo’ di replay l’intricata vicenda – caratterizzata forse da incomprensioni e deficit di comunicazione tra enti diversi, e probabilmente tra settori e uffici del Comune – e stanno per presentare una informativa alla procura della Repubblica.

Amianto a Paterno, il Comune: “Ci stiamo attivando”

Amianto a Paterno, indagano i carabinieri

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X