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Salva un uomo in mare ma
la promozione viene bloccata:
agente ricorre al Tar e vince

ANCONA - Lo scatto di carriera da assistente capo a sovrintendente della Penitenziaria doveva diventare effettivo dal 9 ottobre 2015, ovvero pochi giorni dopo che Giuseppe Somma aveva tratto in salvo un anziano caduto nelle acque del Passetto. L'agente, però, non ha mai ottenuto i benefici della promozione, compreso l'adeguamento economico legato al nuovo incarico. Pochi giorni fa, la sentenza favorevole del tribunale
martedì 20 Marzo 2018 - Ore 17:25
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Soccorsi al Passetto in una foto d’archivio

 

Era stato promosso per meriti eccezionali dopo aver salvato dall’annegamento un uomo finito in mare. Giuseppe Somma sarebbe dovute diventare sovrintendente, lasciando la carica di assistente capo della Polizia Penitenziaria. Nei fatti, però, lo scatto di carriera non è mai stato formalizzato. Per questo, l’agente che opera a Montacuto da cinque anni è ricorso al Tar per ottenere quanto promesso ed ha vinto. Pochi giorni fa, il tribunale ha condannato sia il Ministero della Giustizia che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a rendere effettivo il provvedimento di promozione ottenuto il 9 ottobre 2015, ovvero pochi giorni dopo il salvataggio miracoloso avvenuto nelle acque del Passetto. In mare, c’era finito un 73enne dopo essere scivolato dalla palafitta che stava cercando di aggiustare. L’agente si era gettato senza pensarci, da un’altezza di circa quattro metri. In acqua, aveva immobilizzato l’anziano, portandolo in salvo e affidandolo agli operatori sanitari. Per l’atto di coraggio, la Penitenziaria stessa aveva proposto un avanzamento di carriera, entrato in vigore il 9 ottobre di quasi tre anni fa. Nonostante la civica benemerenza ottenuta nel 2016 dal Comune di Ancona e la promozione ricevuta personalmente dal Presidente della Repubblica durante una cerimonia apposita, svoltasi alla Scuola di Polizia Penitenziaria “Giovanni Falcone” di Roma, Somma non ha ottenuto alcun beneficio legato a quanto promesso. Anzitutto, il suo nome è ancora registrato negli atti d’ufficio nel ruolo degli assistenti e l’attribuzione del superiore trattamento stipendiale non è mai pervenuta. La scorsa estate, dunque, la decisione di rivolgersi ai giudici amministrativi che, pochi giorni fa, gli hanno dato ragione, riconoscendo le ragioni dell’agente e condannando gli enti proposti ad eseguire quanto siglato nell’ottobre 2015.

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