Torna a brillare sulla Cittadella
lo stemma papalino crollato
quattro anni fa

ANCONA - Il caso era costato una denuncia a due funzionari della Regione per l'abbandono del fregio di Gregorio XVI, rimasto intatto nonostante il volo dal bastione

I tecnici della “Gamma srl” ingaggiata dalla Regione mentre terminano l’opera di ricollocazione dello stemma papalino sulle mura del Bastione Gregoriano della Cittadella (foto Giampaolo Milzi)

 

di Giampaolo Milzi

Dopo quasi 4 anni torna a splendere candido lo stemma papalino che fregia il Bastione Gregoriano della Cittadella di Ancona, la grande struttura militare realizzata su progetto dell’architetto Antonio da Sangallo il Giovane a partire dal 1532 per volere di papa Clemente VII. Stamattina ultimi ritocchi da parte dei due tecnici della “Gamma srl” di Fano, specializzata nella conservazione e restauro di beni artistici. Restauro eseguito da una specialista ingaggiata dall’assessorato regionale al Patrimonio, Fabrizio Cesetti, sulla base di un progetto mirato nell’ambito di un piano generale in atto – finanziato per 200mila euro – per ristrutturare anche una fascia di parete che si era sgretolata nell’agosto 2016 nel cortile interno della Rocca che ospita la sede del Segretariato permanente dell’Iniziativa Adriatico Ionica.
Lo stemma si era staccato dalle mura del campo trincerato nell’estate 2014 e si era conficcato nell’erba sottostante, restando miracolosamente illeso. Il fatto aveva attirato l’attenzione di alcuni cittadini, i quali avevano lanciato un sos, raccolto da Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri (Ntpc) e Soprintendenza. Quest’ultima aveva ordinato alla Regione – proprietaria di Rocca, bastoni e mura del campo trincerato – un suo preciso obbligo: ricollocare al più presto la preziosa opera in pietra d’Istria sulle pareti, quelle del bastione riedificato nel 1841 su ordine di papa Gregorio XVI (da qui il nome di Bastione Gregoriano), in sostituzione del precedente, più piccolo e danneggiato fin dal 1815, denominato “Cavaliere a Basso”.
Ma la Regione si era limitata a recuperare il reperto artistico e a custodirlo in una sala al piano terra della sua sede a Palazzo Raffaello. Poi anni d’oblio. Nonostante il pregio del grande scudo araldico bipartito, del peso di 150 chili: con a sinistra il simbolo della congregazione camaldolese, e a destra quello della famiglia del pontefice Gregorio, al secolo Bartolomeo Alberto Cappellari. Subito sotto campeggia ancora intatta sulla murata la targa che in latino commemora, appunto, il diffuso restauro della rocca anconetana, con il ripristino di cunicoli e terrapieni e la ricostruzione del bastione, cui sovraintese nel XIX secolo il cardinale Aloisio Lambruschini.


Il simbolo araldico in pietra d’Istria caduto nell’estate 2014 (foto associazione “I Sedici Forti di Ancona)

Nel giugno 2016 l’assessore Cesetti aveva promesso la ricollocazione dello stemma ottocentesco sul Bastione Gregoriano, ma i tempi di era dilatati in buona parte a causa di altre priorità d’intervento legate alla vastissima attività di ricostruzione necessaria dopo il terremoto che poi aveva duramente martoriato le Marche e l’Italia centrale, e per l’esigenza di riorganizzazione interna di alcuni uffici della Regione. A contribuire alla svolta operativa, una denuncia alla procura della Repubblica presentata nel novembre di due anni fa dal Ntpc, per violazione da parte della Regione di ben due ordinanze emesse dalla Soprintendenza regionale alle Belle arti e paesaggio, una subito dopo la caduta dello scudo, l’altra nell’estate 2016. Il reato indicato nell’atto di denuncia? La reiterata violazione dell’art. 180 del decreto legislativo n° 42 del 2004, che punisce chi, in quanto appunto proprietario del bene culturale vincolato, non provvede a tutelarlo e, in questo caso, a riposizionarlo nella sua collocazione originale.
Nella primavera 2017, finalmente, l’ok operativo da parte dell’assessorato regionale al Patrimonio. E la settimana scorsa il montaggio dell’impalcatura e la risistemazione dello stemma, lavori che la “Gamma srl” concluderà domani, al massimo dopodomani. Probabilissima, a questo punto, l’archiviazione del fascicolo d’inchiesta aperto a suo tempo dalla Magistratura.

Cittadella a pezzi, denunciata la Regione

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