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“194 senza obiezione”,
nasce il coordinamento regionale
in difesa della legge sull’aborto

DIRITTI - Ripristinare nelle Marche le condizioni necessarie alla corretta applicazione della legge 194/78, l'obiettivo della nuova associazione che chiede la regolamentazione da parte della Regione del ricorso all'obiezione di coscienza di medici, infermieri, ostetrici, barellieri che in alcuni casi provoca l'interruzione del servizio
venerdì 13 aprile 2018 - Ore 18:14
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Loredana Galano, una delle componenti del coordinamento regionale “194 senza obiezione

 

Interruzione volontaria di gravidanza, nasce il coordinamento regionale marchigiano in difesa della legge sull’aborto “194 senza obiezione”. I dati Istat registrano, anche per le Marche, un costante aumento di medici, ma anche operatori sanitari (infermieri, ostetrici, barellieri) obiettori  che ostacola la regolare applicazione della legge del ’78. Su una media del 70,1% (dati Istat 2016, + 3 punti percentuali sul 2013) dei medici che si appellano all’obiezione di coscienza, in alcune strutture ospedaliere della regione si evidenziano casi in cui il 90% o la la totalità dei ginecologi sceglie di non praticare l’Ivg.

Emblematico il caso di Jesi – citato dalla sentenza del Comitato per i diritti umani del Consiglio d’Europa, a cui aveva avanzato ricorso la Cgil proprio sul tema dell’applicazione della 194 – dove il servizio si era interrotto a causa della mancanza di personale, ed è stato ripristinato poche settimane fa, facendo ricorso ad un medico in trasferta da Senigallia per due volte al mese, con una media di 4/5 interventi al giorno. «La soluzione adottata a Jesi è inadeguata e limitativa nel garantire il diritto di scelta delle donne garantito dalla legge − commenta Loredana Galano del neo costituito coordinamento − e non cambia la situazione delle Marche dove, oltre ad un’alta percentuale di medici obiettori, si trovano realtà ospedaliere nelle quali di fatto vi è un’interruzione di pubblico servizio e non si ottempera alla 194. Inoltre sappiamo che le donne possono ricorrere alla legge entro i 90 giorni di gestazione, è chiaro, dunque, che anche soluzioni come quella di Jesi non sono adeguate. Non è un caso che le Marche hanno tra le percentuali più alte di donne che migrano in altre regioni per accedere al servizio. E non c’è solo Jesi, ma anche Fermo ed Ascoli Piceno. Le cose così non possono più andare avanti».

Ecco il perché della nascita del coordinamento. «Vogliamo informare e sensibilizzare rispetto a questo tema, essere punto di riferimento per le donne, sia per coloro che hanno bisogno di supporto sia per coloro che vogliono formalizzare delle segnalazioni, nonché svolgere un’azione politica nei confronti delle istituzioni, in primo luogo della Regione Marche, affinché vengano garantiti i diritti delle donne − riprende Galano −. In particolare alla Regione chiediamo l’apertura di un tavolo di confronto permanente che impegni l’ente regionale anche ad effettuare dei controlli sulla diffusione dell’obiezione di coscienza perché non si verifichino interruzioni del servizio. Alla Regione − prosegue − chiediamo anche un’immediata verifica del corso di specializzazione in Ostetricia e Ginecologia di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche, nel quale, secondo molteplici segnalazioni che ci sono arrivate, non verrebbero più insegnate le tecniche di intervento di interruzione di gravidanza».

Ed il coordinamento rimette sul tavolo la mozione Busilacchi che proponeva, tra le altre cose, l’indizione di concorsi di funzione per la selezione di medici non obiettori per le strutture pubbliche, come stabilito, ad esempio, dalla Regione Lazio, andando anche oltre: «chiediamo che le dirigenze mediche non vengano affidate a medici obiettori, perché abbiamo riscontrato un aumento di obiezione di coscienza nei casi in cui il dirigente è obiettore». Tra le richieste del coordinamento anche il ripristino della funzione deo consultori. «La 194 non regolamenta solo l’interruzione di gravidanza, ma comprende anche una serie di misure preventive che prima erano svolte dai consultori − spiega Galano − ora svuotati di personale e dunque praticamente azzerati nel loro ruolo».

Ancora: la formalizzazione dello stato dell’arte della sperimentazione dell’utilizzo della pillola Ru486. «Sperimentazione, avviata nel 2016 all’ospedale di Senigallia, in day hospital, che dovrebbe concludersi il 30 settembre di quest’anno e della quale non si è a conoscenza degli attuali esiti».

 

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